A proposito di burkini e dintorni

Non appena arrivò sulla spiaggia la donna si guardò attorno e avvertì un forte disagio. Da che cosa era causato?

Vide che tutti gli sguardi erano puntati su di lei. La sabbia era calda, come il vento che la accarezzava. Il mare era lì, poco distante, ma alla donna sembrò quasi irraggiungibile.

Uomini, donne e bambini la guardavano, incuriositi. Ma presto la curiosità si trasformò in disapprovazione, sempre più manifesta.

Lei era così diversa rispetto a loro. Certo, aveva due gambe e due braccia, eppure quegli sguardi la facevano sentire un’aliena, un essere piovuto da un altro mondo: a tal punto possono arrivare le conseguenze delle diversità culturali?

Mosse alcuni passi. Tutti si mantenevano a distanza, eppure ebbe l’impressione di dover superare un muro. Respirò profondamente e decise: doveva arrivare al mare. Quegli sguardi crudeli non l’avrebbero fermata. In fondo, che cosa stava facendo di male? Era diversa solo perché il suo costume era diverso: ma un costume può cambiare la natura umana?

La donna affrettò il passo. Con la coda dell’occhio vide che una bambina smise di giocare con la sabbia, la indicò con il dito e si rivolse alla mamma. Quest’ultima la prese in braccio e le impedì di continuare a osservare l’aliena. Possibile, si chiese, che anche i piccoli siano già così condizionati dai pregiudizi? Possibile che una donna come me, solo perché indossa un costume diverso dal loro, debba essere giudicata con tanta durezza?

Ormai, per lei, era diventata quasi una sfida. Quindi decise di proseguire e di raggiungere il mare. Sarebbe entrata in acqua, alla faccia di tutta quella gente e di tutti quegli sguardi. Ma, certamente, non era facile. Se gli occhi delle donne esprimevano un misto di curiosità, sorpresa e condanna, erano gli sguardi maschili quelli che la turbavano di più. Gli uomini infatti la guardavano con disapprovazione e nello stesso tempo con malcelato desiderio. Il fascino della diversità.

Per proseguire verso il mare, la donna decise di non pensare più al costume che indossava e che stava provocando reazioni così nette. Mettendo un passo dietro l’altro, si concentrò sul baluginio della luce solare sopra la superficie increspata dell’acqua verde smeraldo. Faceva caldo, e un bel bagno l’avrebbe ristorata: soltanto quello contava. Una volta immersa nell’acqua, tutti si sarebbero dimenticati del suo costume. O, almeno, così sperava.

Un bagno al mare, in estate. Che cosa c’è di più semplice e scontato? Eppure i preconcetti, radicati nell’animo umano, riescono a volte a rendere complicato anche ciò che è semplice. Peggio ancora: riescono a trasformare in motivo di clamore, di offesa e, alla fine, di conflitto anche ciò che, di per sé, è soltanto un banale pezzo di stoffa, come un abito o un costume da spiaggia.

La donna, presa da questi pensieri, si trovò dunque sulla battigia. Eccolo lì, il mare. Un altro passo, e si sarebbe finalmente immersa in quelle acque che promettevano di darle ristoro. Schermandosi gli occhi con la mano, guardò l’orizzonte e restò affascinata da quell’immensità liquida. Con un riflesso di cui non ebbe coscienza, prima di entrare in acqua si sistemò il costume. Sentì che gli altri bagnanti la stavano ancora osservando ed erano curiosi di vedere come si sarebbe mossa una volta entrata in acqua, ma continuò a guardare dritto davanti a sé.

Improvvisamente, il buio. Il sole sparì, le voci della gente si fecero più lontane e ovattate, e anche la carezza del vento venne meno. Quasi soffocata, la donna capì che qualcuno le aveva gettato addosso una coperta. Si sentì sollevata per le braccia da due mani forti. Udì anche alcune parole. Lei, arrivata da lontano, non conosceva bene la lingua locale, ma capì l’essenziale: i due uomini che l’avevano afferrata erano guardie, e dicevano che lei, con quel suo costume strano, aveva offeso gli usi, i costumi e anche la religione del paese in cui si trovava. Per questo meritava di essere portata in carcere e poi davanti a un tribunale, dove sarebbe stata giudicata per quel suo comportamento scorretto e provocatorio.

L’arabo, quando è parlato con tale concitazione, mette paura, e la donna dovette ammettere di essere terrorizzata. E tutto per un costume. Un comunissimo bikini.

 

Aldo Maria Valli

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