Storia di Emidio. Il santo che protegge dai terremoti

Il terribile sisma che ha colpito il Centro Italia mi ha fatto nascere una domanda: a  quale santo si sono votati gli italiani, lungo i secoli, contro i terremoti? Se pensate a santi importanti e popolari come Giuseppe, Francesco, Antonio, Rita o Chiara, siete fuori strada. In realtà il santo che protegge dai terremoti non è fra i più noti ed ha un nome strano: è sant’Emidio, patrono della città e della diocesi di Ascoli Piceno.

La storia di Emidio è singolare sotto diversi aspetti. Il futuro santo nasce nella Gallia Belgica, oggi Germania, a Treviri, come il più famoso Ambrogio. L’anno è il 273, quindi circa settant’anni prima di colui che diventerà vescovo di Milano. A differenza di Ambrogio, appartenente a una famiglia cristiana, Emidio nasce pagano e si converte al cristianesimo da giovane, grazie alla predicazione di Nazario e Celso, evangelizzatori delle Gallie e futuri santi: gli stessi Nazario e Celso dei quali Ambrogio troverà i corpi, nel 395, a Milano.

Nonostante l’opposizione della famiglia, Emidio si converte, è battezzato e deve vedersela con alcuni pagani che lo catturano e lo portano al tempio dedicato a Giove. Qui il giovane, anziché abiurare, tiene una solenne professione di fede alla quale segue un improvviso terremoto. I suoi persecutori fuggono ed Emidio decide di lasciare la sua patria. Parte per l’Italia e va, come farà Ambrogio, a Milano, la città che insieme a Treviri, Sirmio (nell’attuale Serbia)  e Nicomedia (nell’attuale Turchia) fa parte della Tetrarchia, il sistema di governo imperiale a quattro capitali voluto da Diocleziano. A Milano Emidio riceve la consacrazione sacerdotale e si distingue per la sua predicazione. A causa delle persecuzioni scatenate dall’imperatore Diocleziano deve però fuggire e va a Roma, dove si rende protagonista di numerose guarigioni miracolose. Per questo il popolo lo porta sull’Isola Tiberina, dove sorge il tempio dedicato a Esculapio, il dio della medicina, e anche lì Emidio opera guarigioni miracolose. I romani, sorpresi e conquistati dai suoi prodigi, considerano quindi Emidio la reincarnazione di Esculapio e forse proprio per questa sua fama il papa lo nomina vescovo di Ascoli, in un periodo storico in cui la città e la sua regione sono ancora da evangelizzare. Prima di raggiungere la sua meta, Emidio si ferma all’Aquila, a Teramo e in altri centri che ricevono il Vangelo proprio da lui. Arrivato ad Ascoli, deve fare i conti con il prefetto romano, Polimio, che gli vieta di predicare il Vangelo, ma lui ignora l’ordine e anzi, come a Roma, non solo predica, ma guarisce numerosi malati. Anche il prefetto lo ritiene la reincarnazione di Esculapio, così gli ordina di offrire sacrifici agli dei e gli promette in sposa la figlia, ma il futuro santo rifiuta e anzi converte e battezza la giovane donna nelle acque del fiume Tronto (il padre ordinerà alla ragazza di rinunciare alla fede e lei preferirà uccidersi lanciandosi in un burrone). Per Emidio, inevitabile, arriva la condanna a morte per decapitazione. Questa viene eseguita nell’anno 303, o 309, ed è a sua volta singolare perché la leggenda narra che Emidio, dopo essere stato decapitato, non muore subito ma, raccolta la sua testa, cammina per circa trecento passi fino a raggiungere il monte sul quale aveva fatto costruire un luogo di preghiera.

Questi santi che, dopo la decapitazione, trasportano la loro testa sono detti cefalofori (dal greco: trasportatori di testa) e, a quanto risulta, non sono rari. Lo stesso Giovanni Battista, secondo alcuni, lo sarebbe stato, così come san Miniato, il nobile armeno decapitato a Firenze, santa Caterina di Alessandria e san Dionigi (Denis), primo vescovo di Parigi.

La decapitazione era riservata a coloro che avevano meritato la morte per speciali qualità intellettuali, per la predicazione, per l’intelligenza. Era un modo per annientare del tutto quelle virtù, ma i cefalofori, trasportando la propria testa fino al luogo scelto per la sepoltura, mettevano in atto un’estrema forma di resistenza e avevano, di fatto, l’ultima parola.

Torniamo comunque a Emidio. Come e perché diventa il santo protettore contro i terremoti?

Stando a quanto hanno ricostruito gli studiosi, questa qualità gli viene riconosciuta molti secoli dopo la sua morte, nel 1703. Quell’anno, nei mesi di gennaio e febbraio, l’Italia centrale è funestata da una serie di terremoti devastanti, che colpiscono in particolare Norcia, Amatrice e l’Aquila, ma Ascoli ne viene preservata: gli edifici infatti, nonostante la violenza delle scosse, subiscono danni piuttosto lievi. Inoltre gli ascolani che, per diverse ragioni, si trovano nei luoghi più colpiti, si salvano. Il merito di un  fatto tanto sensazionale è subito attribuito al patrono della città e così nasce un culto che sarà sempre più diffuso e prenderà il posto di altri. Pare infatti che in precedenza,  contro i terremoti e i loro effetti, gli italiani invocassero soprattutto san Filippo Neri e due spagnoli: il gesuita Francesco Borgia e il missionario Francesco Solano (che predisse un terremoto mentre si trovava in Sudamerica)

Nel 1703 nasce quindi una devozione che rapidamente si diffonde in Italia ma anche all’estero, tanto che oggi si trovano tracce del culto di sant’Emidio in varie parti d’Europa, nelle Americhe, in Asia e anche in Oceania. L’associazione Sant’Emidio nel mondo, con sede ad Ascoli, tiene una mappa aggiornata, dalla quale risulta che la devozione nei confronti del santo è diffusa in tutte le regioni italiane. In cima alla classifica, per numero di luoghi di culto, si trovano le Marche, l’Abruzzo, il Molise, l’Umbria, il Lazio, la Campania, la Puglia, ma Emidio è ricordato e venerato anche là dove meno ce lo aspetteremmo, come in Piemonte, Lombardia e Veneto. Quanto all’estero, tracce del santo si trovano un po’ ovunque, da Cracovia a Malta, dalla Spagna (con ben trentasei località) al Portogallo, ma arrivano fino agli Stati Uniti (in particolare a San Francisco, altra area segnata dal rischio terremoti), al Salvador, al Venezuela, e poi ecco le Filippine e perfino il Kenya e la Nuova Zelanda.

I membri dell’associazione, come detective, chiedono a tutti di segnalare la presenza del culto di sant’Emidio, così da allargare un quadro già sorprendente. Intanto ricordano che la bella preghiera da rivolgere al santo, le cui spoglie riposano ad Ascoli nella cripta del duomo a lui dedicato, è la seguente: «Sant’Emidio, apostolo e martire della fede, accogli benigno la preghiera che fiduciosi ti rivolgiamo.  Intercedi per noi presso il Signore affinché, a tua imitazione, la nostra fede, vivificata dalle opere, sia testimonianza di filiale amore a Dio e di fraterna carità per il prossimo. Spronàti dal tuo esempio, promettiamo di vivere col cuore staccato dai beni della terra e disposti a sacrificare tutto pur di restare fedeli a Dio e alla Chiesa. Estendi su di noi, sulle nostre famiglie e sulla nostra città e diocesi la tua protezione affinché, preservati dal terremoto e da ogni altro flagello, possiamo trascorrere una vita quieta e tranquilla, tutta intesa a dare gloria a Dio e a rendere più sicura la salvezza delle nostre anime».

 

Aldo Maria Valli

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