Le DAT, un errore fatale e le sole parole che contano

– Benvenuto!

– Grazie…

– Che c’è? La vedo un po’ triste. Non è contento d’essere arrivato qui da Noi?

– Beh, ecco, senza offesa… non sono contento.

– E perché?

– Perché io in realtà non dovevo, non volevo morire.

– Oh bella! Mi faccia controllare. Dunque… Ha ragione! Lei è il signor Rossi?

– Sì.

– Il signor Rossi Giovanni?

– Sì.

– È vero: lei non dovrebbe essere quassù. Dovrebbe starsene ancora laggiù. Vediamo… Il suo arrivo qui da noi era previsto per il… ecco qua… per fine dicembre 2023! È in anticipo di sei anni abbondanti!

– Già…

– Ma scusi, signor Rossi, com’è stato possibile? Quassù Noi non sbagliamo mai.

– Eh, che le devo dire… Tutta colpa delle DAT…

– Le DAT? E che roba è?

– Ma come? Non avete saputo? In Italia adesso ci sono le DAT, le disposizioni anticipate di trattamento.

– Mi deve scusare signor Rossi, ma quassù non abbiamo sempre il tempo di occuparci delle cose di laggiù. Le confessiamo poi che quando si tratta dell’Italia le seguiamo ancora meno, perché spesso non riusciamo a capirle. Comunque che c’entrano queste DAT con il suo arrivo qui?

– C’entrano, c’entrano, ahimè!

– Si spieghi…

– Con queste DAT, nel testamento biologico, noi, laggiù sulla terra, in Italia,  diciamo a quali esami, scelte terapeutiche o trattamenti sanitari, comprese la nutrizione e l’idratazione artificiali, diamo o non diamo il nostro consenso. Con le DAT, insomma, abbiamo la possibilità di scegliere in anticipo l’assistenza sanitaria a cui acconsentire o no se ci dovessimo trovare nell’incapacità di decidere o comunicare ciò che vogliamo. E la legge considera trattamenti sanitari anche la nutrizione e l’idratazione artificiali.

– Ma guarda… guarda… Interessante. Non capiamo però che cosa c’entri tutto questo  con lei, signor Rossi.

– Vede, il fatto è che io nel mio testamento biologico avevo scritto che non volevo  che mi venissero sospese la nutrizione e l’idratazione artificiali.

– E dunque?

– E dunque ci si è messo di mezzo un refuso, anzi un pesce…

– Aspetti, ora non la seguo.

– Nel gergo dei correttori di bozze si chiama «pesce» una parola omessa, e nel mio caso il «pesce» è stato un «non».

– Dunque?

– E dunque mentre io nel testamento biologico volevo dire che non davo il permesso che mi togliessero l’alimentazione e l’idratazione, per sbadataggine ho scritto che davo il permesso. Insomma, è saltato il «non».

– Ma guarda!

– Eh già. E la cosa buffa è che è successo proprio a me, che per una vita intera ho fatto il correttore di bozze e ho rivisto migliaia e migliaia di testi, scoprendo refusi e «pesci» di ogni genere.

– Così… ci faccia capire: lei non voleva morire di fame e di sete, e invece è morto proprio di quello!

– Esatto. Quando mi sono ammalato e son finito all’ospedale, ero in condizioni molto critiche. I medici sono quindi andati a leggere le mie DAT e, avendo letto che davo il consenso alla sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione, hanno sospeso tutto. Ed eccomi qua. Per sbaglio. Tanto è vero che lei mi ha appena confermato che io qui non dovrei esserci.

– Certo, certo, è così. Qui c’è scritto 2023, e i nostri registri non sbagliano mai.

– Già, tutta colpa del «pesce». E proprio a me doveva capitare, un correttore di bozze, uno attentissimo ai dettagli, perfino alle virgole.

– Le virgole?

– Certo! Una virgola può cambiare tutto, non lo sa? C’è una storiella famosa, me la raccontò la mia maestra. In una domanda di grazia per un condannato a morte, il ministro rispose con sole tre parole: «Grazia impossibile, fucilarlo!», ma il re, che volle essere clemente, spostò la virgola e ottenne «Grazia, impossibile fucilarlo!».

– Ah! Ah! Divertente! Lei Ci fa sorridere!

– E poi c’è quell’altra frase: «Se l’uomo sapesse realmente il valore che ha la donna, andrebbe a quattro zampe alla sua ricerca». Spostiamo la virgola ed ecco: «Se l’uomo sapesse realmente il valore che ha, la donna andrebbe a quattro zampe alla sua ricerca».

– Signor Rossi, lei è un fenomeno!

– Sì, però mi son distratto proprio nel testo più importante della mia vita, e così eccomi quassù, in anticipo, e tutto per una parolina saltata, un semplice «non»…

– Uhm. Senta. Ora Noi non possiamo rimandarla laggiù, questo lo capisce anche lei. Però possiamo farle passare il tempo senza pensare troppo a quell’errore fatale.

– Sarebbe?…

– Ecco, vede, laggiù da voi si sta facendo un po’ di confusione, diciamo così, con le preghiere e le traduzioni dalla Bibbia.

– Cioè?

– Il caso più eclatante è il «Padre nostro», nel quale adesso non bisognerebbe più dire «e non indurci in tentazione, ma liberaci dal Male», bensì «e non abbandonarci alla tentazione», il che è sbagliato. E poi, altro esempio, c’è il caso della nuova traduzione di 2 Cor 5,21: «Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore», mentre la traduzione giusta è la vecchia: «Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore»; una differenza non da poco, come può vedere.

– E io che c’entro?

– Beh, ecco, visto che lei ha fatto il correttore di bozze, le andrebbe di correggere tutti gli errori e gli strafalcioni che stanno facendo laggiù, così da permetterci di pregare e di leggere la Parola nel modo giusto, almeno quassù?

– Sì, mi andrebbe, sarebbe un onore.

– Noi le daremmo una mano, ovviamente. Sa, quassù ne sappiamo qualcosa…

– Certo, certo…

– Bene, allora affare fatto. Le trovo subito un angolino tranquillo, dove potrà dedicarsi alla correzione. E, mi creda, di roba da correggere ce n’è tanta! Guardi, potrebbe incominciare con l’«Ave Maria». Ci dicono che laggiù molti non dicono più «Ave Maria, piena di Grazia, il Signore è con te», ma «Rallegrati piena di Grazia, il Signore è con te», che è sbagliato. Si vede che laggiù il greco non lo sanno più.

– D’accordo, mi metto al lavoro.

– Grazie, signor Rossi! E di nuovo benvenuto! Come vede, Noi sappiamo trarre un bene anche dal male!

– Vedo… vedo. Ma le posso chiedere una cosa?

– Dica, dica…

– Ecco, ora che noi, laggiù, possiamo, per dire così, scegliere il momento, insomma, voglio dire, decidere quando andarcene all’altro mondo, ovvero venire qui… ecco… voi non vi sentite un po’… un po’… defraudati?… In fondo era compito vostro decidere il come e il quando.

– Guardi, signor Rossi, che laggiù abbiate la tendenza a fare sempre di più di testa vostra è abbastanza chiaro. Ma quanto potrà durare? Mille anni? Duemila, tremila? Un soffio. Noi vi conosciamo: presto vi stancherete e tutto tornerà come prima. Nell’attesa, lei Ci aiuti a correggere. A differenza di quelle degli uomini, le parole che Noi le affidiamo, mi creda, sono le uniche che contano!

– Bene, mi metto all’opera. Grazie.

– Non c’è di che.

 

Aldo Maria Valli

 

 

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