E O’Malley non andrà a Dublino

E così il cardinale Sean O’Malley non andrà all’Incontro mondiale delle famiglie di Dublino, in programma dal 21 al 26 agosto. La notizia è di quelle che fotografano meglio di ogni commento una grave situazione di crisi. O’Malley, arcivescovo di Boston e presidente della Pontificia commissione per la tutela dei minori (istituita da papa Francesco nel marzo 2014) avrebbe dovuto moderare un confronto su “Salvaguardia dei bambini e degli adulti vulnerabili”, ma con un comunicato ha fatto sapere che non potrà essere presente: troppo importanti, dice la nota ufficiale, le questioni delle quali il porporato si deve occupare a Boston, in particolare per quanto riguarda i seminaristi iscritti al programma di formazione del seminario San Giovanni, istituzione che, in base ad alcune testimonianze raccolte, sarebbe un altro luogo infettato dal virus degli abusi.
Le testimonianze e le accuse sono così circostanziate da aver spinto O’Malley ad annunciare un’inchiesta “completa e indipendente”. Nello stesso tempo il cardinale, attraverso la formula del distacco per un anno sabbatico, ha esautorato il rettore, monsignor James P. Moroney, e insediato un rettore ad interim.
L’inchiesta, spiega l’arcidiocesi di Boston, si propone di far luce sulle questioni relative alle molestie sessuali e ai comportamenti intimidatori, ma anche di esaminare a fondo i criteri in base ai quali nel seminario si ammettevano i candidati.
Le accuse, ha dichiarato O’Malley, “sono fonte di grave preoccupazione per me come arcivescovo di Boston”.
La notizia della rinuncia di O’Malley all’incontro di Dublino (dove il papa sarà presente sabato 25 e domenica 26 agosto) arriva mentre la Chiesa cattolica degli Stati Uniti è travolta da un nuovo scandalo riguardante gli abusi, con epicentro questa volta nella Pennsylvania (ne ho scritto ieri: https://www.aldomariavalli.it/2018/08/16/la-ragnatela-di-zio-ted-e-quelle-connessioni-inquietanti/) e risvolti che dimostrano come l’ex cardinale Theodore McCarrick non fosse una mela marcia in un cesto di mele sane, ma il fulcro di una rete estesa, fatta anche di connivenze e coperture.
Quanto al seminario San Giovanni di Boston, l’ex seminarista John Monaco, che ha lasciato nella primavera del 2016, ha parlato chiaramente di abuso di alcolici e molestie omosessuali: “Alcuni sacerdoti della facoltà si ubriacavano con un gruppo scelto di seminaristi e li invitavano nelle loro camere a tarda notte”. Il St. John, ha detto, era un “focolaio di sesso gay”.
Un altro ex seminarista, Andrew Solkshinitz, ha confermato i racconti di Monaco e ha detto di aver conosciuto “molte storie simili”. Quando Solkshinitz ricevette da un compagno la proposta di unirsi al gruppo omosessuale, informò le autorità del seminario, che però non intervennero. Purtroppo, ha scritto commentando quei fatti, “pare che la Chiesa non abbia ancora imparato la lezione, ma forse, se le storie saranno rese nuovamente pubbliche, le cose finalmente cambieranno”.
“Quando ho scritto la mia testimonianza su One Peter Five (e più tardi su Church Militant) – ha detto Monaco – non l’ho fatto per vendetta o amarezza, ma come antidoto al veleno dell’abuso e della cattiva condotta del clero, tristemente nota a causa delle perversioni di ‘Zio Ted’ McCarrick. Da allora – ha aggiunto – la mia testimonianza ha permesso ad altri di uscire allo scoperto e di condividere le loro storie”.
Sulle vicende riguardanti gli abusi in Pennsylvania ieri il direttore della sala stampa della Santa Sede, Greg Burke, ha diffuso un comunicato nel quale si legge: “Davanti al rapporto reso pubblico in Pennsylvania questa settimana, due sono le parole che possono esprimere quanto si prova di fronte a questi orribili crimini: vergogna e dolore. La Santa Sede considera con grande serietà il lavoro compiuto dall’Investigating Grand Jury della Pennsylvania e il lungo Interim Report da esso prodotto. La Santa Sede condanna inequivocabilmente l’abuso sessuale su minori. Gli abusi descritti nel rapporto sono penalmente e moralmente riprovevoli. Questi atti hanno tradito la fiducia e hanno rubato alle vittime la loro dignità e la loro fede. La Chiesa deve imparare dure lezioni dal passato e che dovrebbe esserci un’assunzione di responsabilità da parte sia di coloro che hanno abusato, sia di quelli che hanno permesso che ciò accadesse. La gran parte di ciò che si legge nel rapporto riguarda gli abusi anteriori ai primi anni del 2000. Non avendo quasi trovato casi dopo il 2002, le conclusioni del Grand Jury sono coerenti con precedenti studi che hanno mostrato come le riforme fatte dalla Chiesa cattolica negli Stati Uniti hanno ridotto drasticamente l’incidenza degli abusi commessi dal clero. La Santa Sede incoraggia costanti riforme e vigilanza a tutti i livelli della Chiesa cattolica per garantire la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili. Sottolinea, inoltre, la necessità di obbedire alla legislazione civile, compreso l’obbligo di denunciare i casi di abusi su minori. Il Santo Padre comprende bene quanto questi crimini possano scuotere la fede e lo spirito dei credenti e ribadisce l’appello a fare ogni sforzo per creare un ambiente sicuro per i minori e gli adulti vulnerabili nella Chiesa e in tutta la società. Le vittime devono sapere che il Papa è dalla loro parte. Coloro che hanno sofferto sono la sua priorità, e la Chiesa vuole ascoltarli per sradicare questo tragico orrore che distrugge la vita degli innocenti”.
Se a Dublino mancherà il cardinale O’Malley, confermata è invece la presenza del gesuita James Martin, noto per le sue posizioni favorevoli alla comunità Lgbt. Secondo il programma (https://www.worldmeeting2018.ie/en/Programme/Congress/Thursday-Programme), Martin parlerà il 23 agosto e il titolo della sua relazione sarà (https://www.worldmeeting2018.ie/en/Programme/Congress/Thursday-Programme/Session-2-Presentation-3) “Showing Welcome and Respect in our Parishes for LGBT People and their Families”.
Aldo Maria Valli

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