Parlare? Tacere? La riflessione di Francesco e quella di san Gregorio Magno

Oggi papa Francesco ha ripreso a celebrare le messe del mattino nella cappella della Casa Santa Marta in Vaticano.

Di seguito alcuni stralci tratti da agenzie di stampa dedicate all’omelia tenuta dal pontefice.

Ansa: «”La verità è mite, la verità è silenziosa”; “con le persone che cercano soltanto lo scandalo, che cercano soltanto la divisione”, l’unica strada da percorrere è quella del “silenzio” e della “preghiera”. Lo ha sottolineato stamane papa Francesco, riprendendo la celebrazione della messa nella cappella della Casa Santa Marta dopo la pausa estiva. Le parole del papa arrivano mentre imperversano ancora le discussioni sulla testimonianza dell’ex nunzio negli Stati Uniti, monsignor Carlo Maria Viganò».

AGI: «Papa Francesco è tornato indirettamente a riferirsi alle accuse dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò nella prima messa celebrata a Santa Marta dopo la pausa estiva. Lo spunto glielo ha offerto il Vangelo in cui Gesù, tornato a Nazareth, viene accolto con sospetto e Francesco vi ha letto un invito a “riflettere sul modo di agire nella vita quotidiana, quando ci sono dei malintesi” e di comprendere “come il padre della menzogna, l’accusatore, il diavolo, agisce per distruggere l’unità di una famiglia, di un popolo”».

«Non erano persone – ha ricordato – erano una muta di cani selvaggi che lo cacciarono fuori dalla città. Non ragionavano, gridavano. Gesù taceva. Lo portarono sul ciglio del monte per buttarlo giù. Questo passo del Vangelo finisce così: “’Ma Egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino”. La dignità’ di Gesù: con il suo silenzio vince quella muta selvaggia e se ne va».

Adnkronos: «La voglia di ”scandalo” e ”divisione” può essere contrastata solo con il silenzio e la preghiera. Così, riferisce il Sir, Papa Francesco, nell’omelia della prima Messa mattutina celebrata nella cappella della Casa Santa Marta dopo la pausa estiva. ”La verità è mite, la verità è silenziosa”, ha detto il Pontefice, secondo Vatican News, commentando il Vangelo di Luca nel quale Gesù, tornato a Nazareth, viene accolto con sospetto».

Ed ecco l’Osservatore romano: «Silenzio e preghiera “con le persone che non hanno buona volontà, con le persone che cercano soltanto lo scandalo, che cercano soltanto la divisione, che cercano soltanto la distruzione, anche nelle famiglie”. È il suggerimento proposto da Papa Francesco nella messa celebrata lunedì mattina, 3 settembre, a Santa Marta — la prima dopo la pausa estiva — commentando l’episodio evangelico di Gesù cacciato dalla sinagoga di Nazareth. Il Pontefice ha invitato a chiedere al Signore “la grazia di discernere quando dobbiamo parlare e quando dobbiamo tacere. E questo in tutta la vita: nel lavoro, a casa, nella società, in tutta la vita. Così saremo più imitatori di Gesù”».

«”Con le persone — ha rilanciato il Papa — che non hanno buona volontà, con le persone che cercano soltanto lo scandalo, che cercano soltanto la divisione, che cercano soltanto la distruzione, anche nelle famiglie: silenzio. E preghiera». E «sarà il Signore, dopo, a vincere, sia, come in questo caso, con la dignità di Gesù che rafforza e torna libero da quella volontà di buttarlo giù, sia con la dignità della vittoria della risurrezione, dopo la croce”».

Il papa avrà pronunciato quelle parole pensando davvero a monsignor Viganò, come sostengono molti commentatori? Non lo possiamo sapere.

Comunque sia, oggi, 3 settembre, la Chiesa ricorda San Gregorio Magno (nato nel 540 circa, morto nel 604), il grande papa che, pur vivendo in uno dei periodi più bui della storia europea, e pur essendo gracile e malato, difese il cristianesimo come un indomito combattente.

Sembra quindi utile ricordare alcuni brani che il grande santo e dottore della Chiesa, patrono di tutti i pontefici, ci ha lasciato proprio a proposito del tacere e del parlare.

Eccoli.

«Il pastore sia accorto nel tacere e tempestivo nel parlare, per non dire ciò ch’è doveroso tacere e non passare sotto silenzio ciò che deve essere svelato. Un discorso imprudente trascina nell’errore, così un silenzio inopportuno lascia in una condizione falsa coloro che potevano evitarla. Spesso i pastori malaccorti, per paura di perdere il favore degli uomini, non osano dire liberamente ciò ch’è giusto e, al dire di Cristo che è la verità, non attendono più alla custodia del gregge con amore di pastori, ma come mercenari»… «Cos’è infatti per un pastore la paura di dire la verità, se non un voltar le spalle al nemico con il suo silenzio?».

(Regola pastorale, Lib. 2, 4 PL 77, 30-31).

«È pure necessario che la guida delle anime esplichi una vigile cura perché non la spinga la bramosia di piacere agli uomini, e quando si dedica assiduamente ad approfondire le realtà interiori o distribuisce provvidamente i beni esteriori, non cerchi di più l’amore dei sudditi che la verità».

(Regola pastorale, II, 8, pp. 95-98).

Aldo Maria Valli

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