Un incontro rinfrancante. E la lezione di santa Teresa d’Avila

Sono reduce da un incontro con alcuni amici che vivono nella Chiesa cattolica con tanto amore per la liturgia e con tanto rispetto per le norme che la tradizione ha custodito nei secoli e ci sono arrivate grazie alla fede di generazioni e generazioni di fedeli.
Questi incontri fanno bene all’anima perché, vedendoci e guadandoci negli occhi, ci sentiamo meno soli e scopriamo di non essere come naufraghi appesi a una zattera senza meta: siamo in realtà figli di Dio che, pur nel bel mezzo di una tempesta, tenendosi per mano e senza mai distogliere lo sguardo da Dio, avvertono di essere parte di un progetto buono, che il Padre sta disegnando per noi, per il nostro bene, per farci crescere nella santità. Allora non dobbiamo fare altro che ringraziare e assecondare il Padre.
La Chiesa cattolica sta vivendo un periodo difficile, forse uno dei più difficili della sua storia. La confusione è tanta, lo sconcerto è crescente e le divisioni interne profonde. In queste condizioni è facile lasciarsi prendere sia dallo sconforto sia dal risentimento. Si è inoltre facilmente presi dal dubbio: la nostra Madre Chiesa riuscirà a sopravvivere a questi scossoni? E, se sì, come sarà ridotta? Poi però succede, com’è successo al sottoscritto in questi giorni, di incontrare fedeli che combattono la buona battaglia stando al loro posto, rimanendo saldi nella fede, senza alimentare polemiche, e allora ci si accorge che la Chiesa si sta già rigenerando. Un processo di purificazione è già in corso. E anche, direi, di chiarimento. Perché la prova porta con sé l’esigenza di andare a ciò che è davvero fondamentale e decisivo, lasciando perdere tutto il resto, tutto il contorno che è fatto solo di vane parole umane.
La liturgia ha, in tutto ciò, un’importanza decisiva. Non ho competenze in proposito e non so fare un discorso approfondito. Dico solo che dopo una bella liturgia onesta, pulita, dignitosa, attenta al rispetto del sacro, una liturgia che mette al primo posto il rendere gloria a Dio e non l’umano protagonismo, ci si sente rinfrancati, incoraggiati. È come ricevere vitamine spirituali.
Oggi la Chiesa ricorda santa Teresa d’Avila, proclamata dottore della Chiesa da Paolo VI nel 1970. Di lei Benedetto XVI ricordò (udienza generale del 2 febbraio 2011) la fuga da bambina, perché voleva «vedere Dio», e poi la poesia famosa: «Nulla ti turbi / nulla ti spaventi; / tutto passa. Dio non cambia; / la pazienza ottiene tutto; / chi possiede Dio / non manca di nulla / Solo Dio basta!».
«La Santa – disse ancora il papa Benedetto XVI – sottolinea poi quanto è essenziale la preghiera; pregare, dice, “significa frequentare con amicizia, poiché frequentiamo a tu per tu Colui che sappiamo che ci ama” (Vita 8, 5) . L’idea di santa Teresa coincide con la definizione che san Tommaso d’Aquino dà della carità teologale, come “amicitia quaedam hominis ad Deum”, un tipo di amicizia dell’uomo con Dio, che per primo ha offerto la sua amicizia all’uomo; l’iniziativa viene da Dio (cfr Summa Theologiae II-ΙI, 23, 1)».
È una lezione proprio per noi, oggi.
Concludo con un’annotazione curiosa. Quando, per ricordare che oggi si festeggia santa Teresa d’Avila, ho cercato di mandare un messaggio con il cellulare (operazione di per sé complicata per chi, come il sottoscritto, vede poco), il correttore automatico ha trasformato «santa Teresa d’Avila» in «santa Teresa diavola»! Ecco, mi sono detto, il mondo non accetta che si parli dei santi e della santità. Il mondo, se ci affidiamo soltanto ai nostri mezzi, può trasformare ogni cosa nel suo contrario, stravolgendo anche le intenzioni più buone. Se anche per un solo istante distogliamo lo sguardo dal Padre, se dimentichiamo di mettere Lui al centro e mettiamo noi stessi, il Nemico ci mette lo zampino e stravolge tutto. Ecco perché santa Teresa ebbe tanto amore per la Chiesa e, in un’epoca segnata a sua volta da divisioni e conflitti, manifestò un profondo sensus Ecclesiae. Perché non voleva servire una propria idea, ma il Signore. Il quale, se gli restiamo vicini e lo mettiamo sempre al primo posto, «volge tutto in nostro bene».

Aldo Maria Valli

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