“Riscopriamo il Catechismo, la tradizione e la contrizione”. Parola di “Apota”

Cari amici, in seguito al mio articolo Cronaca di un incontro fra “Apoti” (https://www.aldomariavalli.it/2018/11/27/cronaca-di-un-incontro-fra-apoti/) ho ricevuto numerosi messaggi da parte di persone che hanno deciso di iscriversi idealmente alla Società degli Apoti, ovvero di quelli che non se la bevono. Ne sono contento.

Qui propongo l’intervento che ho ricevuto da un giovane e che mi sembra riassumere bene un sentire diffuso fra tanti lettori del blog.

A.M.V.

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Leggo gli articoli sul suo blog e vorrei riflettere circa il suo incontro con un religioso “apota”. Come introduzione, mi presento: sono franco-italiano, ho studiato in Francia e quindi le chiedo scusa per il mio italiano e gli errori.

Vorrei parlare della mia recente fede in Gesù Cristo e dirle che mi riconosco nella “Società degli Apoti”. Quindi quel giovane religioso che lei ha incontrato non è pazzo e non è solo!

Nato da un padre italiano e una madre francese, sono cresciuto nella Chiesa francese e ho studiato in Francia, in questa repubblica che è laica ma che ormai ha preso una via laicista.

Di recente sono stato convertito: da una fede ricevuta a una fede vissuta nelle mani della Madonna verso Gesù Cristo.

Due anni fa stavo girando per la mia piccola città e volevo confessarmi. Sono capitato per caso (per caso?) dai “tradizionalisti” della Fraternità San Pietro. A causa della reputazione negativa che hanno, ci sono andato con la paura di farmi giudicare brutalmente. Però la volontà di confessarmi all’avvicinarsi del Natale è stata più forte dei miei timori. Che sorpresa! Ho incontrato un prete molto consistente dogmaticamente e così dolce nel parlare della Giustizia divina, così bravo nell’identificare che cosa è bene e che cosa è male, così efficace nel mettermi davanti alla Misericordia di Dio! Mi ha dato l’assoluzione e mi ha esortato a non peccare più. Poi da loro ho scoperto la Santa Messa in latino, il senso coerente del rito romano sotto la forma straordinaria, la dimensione molto più interiore del canto gregoriano (magnifico!) e dell’adorazione in mezzo al popolo di Dio, tutti uniti con un cuore che tende verso il tabernacolo.

Ecco perché ora mi riconosco come “apota”. Ho scoperto chi erano Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino. E penso che ci sia un problema con il catechismo, che non viene più insegnato bene.

Qual è il mio punto di vista sulla situazione attuale della Chiesa? Sinceramente non so nulla del Vaticano e penso non ci siano risposte preconfezionate. So solamente che nella preghiera e nella la meditazione della vita di Gesù, attraverso il santo Rosario quotidiano, si vive la fede in modo più vivo. Se si mette Cristo al centro di tutto (e particolarmente durante l’eucaristia e l’adorazione), tutto diventa virtuoso perché è Lui che agisce. La Chiesa, essendo la sposa di Gesù, è sottomessa alla sua autorità amorosa e non cadrà perché l’ha istituita Lui, e quindi vivrà fino al suo ritorno glorioso. La Chiesa è santa anche se noi che siamo stati chiamati a farne parte siamo grandi peccatori.

Quindi? Che fare? Per me, il primo elemento è la preghiera quotidiana a favore della Chiesa. Chi meglio di Cristo può agire nel cuore dei sacerdoti e dei fedeli? Tutti, anche i “modernisti”, dovrebbero essere sensibili agli effetti della preghiera accompagnata da atti quotidiani offerti a Cristo per il bene nostro e della nostra amata Chiesa.

Il secondo elemento, secondo me, è la catechesi fondata sul Catechismo della Chiesa cattolica e la Tradizione. Leggiamo buoni libri e non le cavolate sullo smartphone!

Vorrei condividere un ultimo pensiero sulla misericordia e l’apertura al mondo, che è un tema ricorrente ultimamente. Per anni ho vissuto come “cattolico comprensivo”, cercando di non offendere la gente attorno a me a causa delle mie convinzioni morali profonde. Ma, poiché non pregavo, ho finito con l’aderire alle idee della gente. È successo pian piano, senza che me ne rendessi conto. Ora le cose sono cambiate. Oggi penso che sia importante ascoltare ciò che la gente dice e non giudicare i nostri fratelli e rimanere misericordiosi, ben sapendo però che la Misericordia (e quindi l’Amore redentore) non può mai essere separata dalla Giustizia. Perché se non ci fosse peccato non ci sarebbe bisogno di esercitare la Giustizia e saremmo già tutti uniti al Padre.

Il Vangelo secondo Luca (13,6) illustra perfettamente, secondo me, il legame tra Giustizia e Amore.

L’assoluzione dei peccati viene data a chi la chiede con il cuore e l’anima contriti. La misericordia è quindi l’amore di Dio che ci perdona e ripara l’affronto contro di Lui e la parte morta della nostra anima. La contrizione non è solamente necessaria, ma essenziale! Occorre riconoscere che abbiamo ferito Cristo peccando e provare dispiacere perché Lui ci ama. Ecco perché è necessario fare un esame di coscienza circa i propri peccati, avere l’umiltà di parlarne con Cristo, andare alla confessione e sottomettersi al Giudizio amoroso di Dio. Quest’esame di coscienza deve essere fatto sulla base di che cosa è bene e che cosa è male. Penso quindi che ci sia un po’ di metafisica da insegnare oggi nella Chiesa, e anche fuori: cioè l’esistenza di realtà  che sorpassano la nostra coscienza ed esistenza, includendo specificamente la definizione e l’esistenza del bene (che è Dio) è del male (il peccato, cioè la rivolta contro Dio iniziata da Lucifero e proseguita dai demoni che ci tentano sistematicamente e dolorosamente) che va combattuto con la forza di Dio.

Sulla terra la giustizia mette la gente in galera con il disprezzo dell’opinione pubblica. Invece, per quanto capisco della Giustizia divina, per chi è profondamente e veramente contrito c’è il perdono di Gesù. Ma viene anche data l’esortazione a non più peccare e a seguire il cammino della Vita eterna, che è uno solo: Cristo Gesù. Quindi è un invito a lasciar morire il vecchio che è in noi e a farlo risorgere con Cristo e in Cristo. Chi non è contrito va invece incontro a qualcosa di brutto: si porta dentro il peccato fin che non chiede veramente perdono. Peggio ancora: se qualcuno non chiede perdono e giustifica il proprio peccato fino al Giudizio, si condanna all’inferno.

Questa convivenza complementare di Amore e Giustizia dovrebbe essere evidente, ma oggi andrebbe di nuovo spiegata, perché la stiamo dimenticando.

Vorrei ringraziarla per i suoi articoli nel blog. Li leggo con attenzione e scopro tante cose che non conosco della Chiesa. Non sono sempre d’accordo con il suo approccio, ma mi è piacevole leggerla. Alla fine, siamo anche noi Tradizione vivente, al seguito dei numerosi apostoli di Dio, ognuno secondo la propria vocazione.

A.M.

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