Carlo Caffarra. Ovvero la teologia come testimonianza di fede e di amore a Cristo

«È un dovere di giustizia e nello stesso tempo un bisogno del cuore fare memoria del cardinale Caffarra». Monsignor Livio Melina scrive così all’inizio del suo ricordo del cardinale che ci ha lasciati improvvisamente, la mattina del 6 settembre 2017, all’età di settantanove anni.

Per rendere omaggio al cardinale Caffarra le edizioni Cantagalli hanno pubblicato, a cura di Livio Melina e Alberto Frigerio, il libro Scritti su etica, vita e famiglia, che è stato presentato a Roma, il 3 dicembre scorso, presso l’auditorium del Pontificio istituto teologico Giovanni Paolo II, del quale Caffarra, su mandato di papa Wojtyła, fu fondatore e primo presidente, dal 1981 al 1995.

Alla presentazione del libro, oltre a monsignor Pierangelo Sequeri, preside del Pontificio istituto, e al cardinale Angelo Scola, arcivescovo emerito di Milano, è intervenuto lo stesso monsignor Livio Melina, ordinario di Teologia morale fondamentale, del quale proponiamo qui l’intervento.

In occasione dell’incontro l’auditorium dell’Istituto è stato dedicato proprio al cardinale Carlo Caffarra.

A.M.V.

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«Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunciato la parola di Dio. Considerando attentamente l’esito finale della loro vita, imitatene la fede. Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e per sempre» (Ebr. 13, 7-8). È un dovere di giustizia e nello stesso tempo un bisogno del cuore fare memoria del cardinale Caffarra. La pubblicazione del volume di questi scritti postumi e il gesto di presentarli all’Istituto ha questo significato.

Il cardinale Carlo Caffarra è stato per noi un padre e un maestro, in una forma unica e impareggiabile, come può essere unico il padre. Egli è stato il primo preside del nostro  Istituto, colui a cui san Giovanni Paolo II, per la grande stima e per la personale speciale amicizia che aveva con lui, affidò il compito di iniziare e avviare quel centro teologico di studi, che sentiva così decisivo per la missione della Chiesa verso il matrimonio e la famiglia nei nostri tempi.

È anche significativo e misterioso che il cardinale Caffarra sia morto proprio due giorni prima del motu proprio Summa familiae cura, con cui il Papa Francesco decretava la cessazione di quell’Istituto, che era simbolicamente iniziato il 13 maggio 1981 e dedicato alla Madonna di Fatima, e l’erezione di un nuovo Istituto teologico, che ne prendesse il posto e iniziasse un nuovo cammino.

Per noi c’è un mistero in tutto questo. È consolante pensare che il Buon Dio abbia concesso al suo Servo fedele di vedere questi avvenimenti dall’altra parte della scena, o dell’arazzo – come amava dire Lui –, contemplando quindi in pienezza quel Disegno che trama e ordito dei giorni e degli avvenimenti storici a poco a poco compongono, e che talvolta rimangono ancora in gran parte oscuri per chi come noi è ancora in pellegrinaggio, nodi rozzi e difficili da collegare ad un disegno buono.

Dedicare quest’aula magna del nuovo Istituto teologico al primo preside, iniziatore di quello voluto da san Giovanni Paolo II, è indice non di una nostalgia, ma di una continuità desiderata e rassicurante, e però anche stimolante e piena di ispirazione: significa porre la sua persona e il suo insegnamento come pietra fondante anche della seconda tappa appena iniziata e del nostro lavoro di oggi.

Non poteva essere altrimenti per chi è stato suo discepolo e allievo. Per questo ho anche sentito il bisogno, insieme a don Alberto Frigerio e con l’assistenza preziosa di Rosanna Ansani, di raccogliere i suoi ultimi insegnamenti su etica, matrimonio e famiglia in questo volume: essi restano per noi un luminoso punto di riferimento, dotato di quella chiarezza, di quel coraggio e di quella onestà intellettuale che tutti i suoi discepoli hanno apprezzato. Per un maestro, claritas est prima caritas! Ora stiamo preparando, a cura del professor José Noriega, la pubblicazione di un altro volume dei suoi insegnamenti, sull’etica di San Tommaso d’Aquino.

Per il cardinale Carlo Caffarra la teologia non era un’occupazione meramente accademica: si radicava invece intimamente nella sua testimonianza di fede e d’amore a Cristo e all’uomo. Nasceva sempre da un’intima personale contemplazione del Mistero, ed era corroborata dalla lettura della grande mistica cattolica. Per questo era sempre intessuta di vita e immersa nella lotta per la verità, che per lui era sempre anche lotta per la dignità della persona umana. Il tratto agonico della riflessione teologica di Caffarra fa vibrare di passione per l’uomo e per Cristo ogni suo intervento, soprattutto i più recenti, che hanno il pathos dell’urgenza di una battaglia estrema ingaggiata per la salvezza dell’uomo, in un tempo che sentiva segnato da misteriosi segni di escatologia.

Possiamo capire meglio questo fattore qualificante del suo pensiero illuminando tale osservazione con una tesi del grande teologo svizzero, Hans Urs von Balthasar, suo amico e collega per anni alla Commissione teologica internazionale. Nel secondo volume della sua Teo-Drammatica, egli spiega che esistono tre forme di teologia: c’è la teologia “epica” o oggettiva, che parla su Dio, considerandolo come un oggetto di conoscenza tra gli altri; c’è la teologia “lirica”, o soggettiva, che parla a Dio come effusione di sentimenti. E infine c’è la teologia “drammatica”, che essendone la forma propriamente cristiana, non si svolge e non può svolgersi mai fuori del dramma, che anzi è parte del dramma della storia della salvezza. Essa è sempre nello stesso tempo liturgia adorante e combattimento. È risposta alla prassi di Dio ed ha la forma insuperabile di una testimonianza nella fede e di un gesto cristiano della carità, con cui si edifica la Chiesa nella verità.

Siamo lieti di offrire ora questo volume, che attesta l’estrema testimonianza del cardinale Caffarra per la verità dell’uomo, del matrimonio e della famiglia, e ci provoca ad una risposta che sia anch’essa di coraggiosa e libera testimonianza a Cristo, nell’amore alla Chiesa.

Livio Melina

 

 

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