Che fine hanno fatto i soldati di Cristo?

Da quando il politicamente corretto vi ha fatto irruzione, la Chiesa cattolica non usa più le espressioni che si ispirano alla guerra e al combattimento. Non si parla più, per esempio, di anime di “conquistare” ed è stata abbandonata anche la definizione di “soldati di Cristo”. Eppure, Scritture alla mano, è difficile  non vedere che la vita di fede è combattimento. Sant’Agostino, nel trattato De agone christiano, spiega bene che per il cristiano sulla terra non ci può essere pace perfetta.

Il Catechismo della Chiesa cattolica quando si occupa del sacramento della Confermazione utilizza espressioni molto belle: parla di crescita e approfondimento della grazia  battesimale, di unione più salda con Cristo e la Chiesa, però non dice più che con la Cresima si diventa “soldati di Cristo”, come invece dice il Catechismo di san Pio X.

Su questi aspetti, un’interessante riflessione è condotta da don Louis Sentagne, della  Fraternità sacerdotale San Pio X, nell’editoriale del numero 108 della rivista La tradizione cattolica. Ne propongo qui una parte.

A.M.V.

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Conviene ricordare una verità dottrinale e storica. Noi non apparteniamo ancora alla Chiesa trionfante. Speriamo, con la virtù soprannaturale della speranza, di raggiungerla un giorno, magari passando dalla Chiesa sofferente nel Purgatorio. Di fatto per il momento apparteniamo alla Chiesa militante. Che cosa vuol dire “militante”? Il Catechismo del Concilio di Trento ci risponde così: “Si chiama militante, perché i suoi membri  devono sempre combattere con quei terribili nemici che sono il mondo, la carne e il demonio”.

Se guardiamo alla storia, quando mai la Chiesa è stata in pace? Durante i tre secoli di persecuzioni romane? E finite le persecuzioni, dopo appena dieci anni nasceva la peggiore delle eresie, l’eresia ariana, che si può paragonare per ampiezza e danno solamente all’eresia protestante (senza parlare di quella attuale). È stata la Chiesa in pace durante l’irruzione dei pagani al nord e dei musulmani al sud? O durante gli eterni tentativi di usurpazione della potenza laica, che prenda il nome di Federico Barbarossa, Filippo il Bello, Giuseppe II o Napoleone? Durante l’XI secolo con lo scisma greco, o il XVI con l’eresia protestante, quella giansenista o la Rivoluzione detta francese con tutti i suoi seguaci europei?

No, la Chiesa militante non è fatta per vivere in pace con il mondo. Allora i cristiani sarebbero dei vili seminatori di guerra?

Il cristiano deve essere artefice di pace, sì, ma di pace con Dio e quindi di guerra contro “il mondo, la carne e il demonio”. D’altronde che cosa significa il sacramento della Cresima che abbiamo ricevuto?

Ricorriamo sempre al nostro catechismo, si intende ovviamente il Catechismo di san Pio X. La domanda numero 304 recita: “Che cos’è la Cresima o Confermazione? La Cresima o Confermazione è il sacramento che ci fa perfetti cristiani e soldati di Gesù Cristo, e ce ne imprime il carattere”. Quindi siamo diventati “perfetti cristiani” nello stesso momento in cui siamo stati scelti come “soldati di Gesù Cristo”.

Il ruolo del soldato è di combattere finché ci saranno nemici. E i nemici ci saranno finché alla fine del mondo e al trionfo definitivo del Cristo Re.

Il regno del Cristo Re è principalmente spirituale. Di conseguenza il nostro campo di battaglia sarà principalmente per le anime. Ed innanzitutto la nostra! Eh sì, il combattimento è innanzitutto nella nostra anima.

Essere “perfetti cristiani e soldati di Gesù Cristo” è tutto il contrario che scendere a patti con il mondo e le sue mode, che vivere sempre al limite tra peccato mortale e stato di grazia o in altalena tra l’uno e l’altro. “Siate perfetti come vostro Padre celeste è perfetto”. Ecco il nostro ideale! Ma è veramente il nostro ideale? Quello della nostra Prima Comunione e magari della nostra Cresima, o l’abbiamo già dimenticato? “Poiché tu sei tiepido, cioè né caldo né freddo, io sono al punto di vomitarti dalla mia bocca (Ap III, 16). Se non vogliamo sentire questo rimprovero come l’angelo della chiesa di Laodicea, dobbiamo impegnarci in una vera vita cristiana fondata sulle verità della fede sempre più approfondite, ma soprattutto in una fede vivificata dalla carità, da una vera fede di preghiera.

Questa fede viva accenderà immancabilmente in noi un fuoco di apostoli. Se capiamo, se viviamo la differenza tra il Paradiso e l’Inferno, tra la vita in stato di grazia e la vita in peccato mortale, come potremmo rimanere indifferenti di fronte alle tante anime che scendono all’Inferno come fiocchi di neve, secondo l’espressione della Madonna di Fatima?

Veramente abbiamo ricevuto il tesoro della Tradizione e lo possiamo considerare come nostro. Ma dice il Vangelo: “Voi siete la luce del mondo; una città posta su un monte non può essere nascosta. Nemmeno si accende una lucerna per metterla sotto il moggio; la si pone invece sul candelabro affinché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa” (Mt 5, 14-15).

Don Louis Sentagne

Da La tradizione cattolica, n. 3 (108), 2018

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