Per rompere il muro di silenzio

Cento laici di tutto il mondo in piedi, in preghiera silenziosa, nel cuore di Roma, vicino alla chiesa nella quale è custodita una reliquia di San Giovanni, che non ebbe paura di perdere la sua vita per la verità. In silenzio per abbattere il muro del silenzio è stato il titolo della manifestazione che si è svolta il 19 febbraio in piazza San Silvestro. Il silenzio denunciato è quello dei pastori che tacciono di fronte alla confusione, all’ambiguità, all’apostasia.

Dopo la manifestazione, nella sede della Stampa estera si è svolta una conferenza stampa a cui hanno partecipato John Smeaton (Gran Bretagna), presidente della Society for the Protection of the Unborn Child; Michael Matt (USA), direttore della rivista Remnant; Scott Schittl (Canada), rappresentante del portale Life Site News; Julio Loredo (Perù), socio fondatore di Tradicion y Accion por un Perù Mayor; Jean-Pierre Maugendre (Francia), presidente di Renaissance Catholique; Arkadiusz Stelmach (Polonia), vice-presidente dell’Istituto Piotr Skarga; Roberto de Mattei (Italia), presidente della Fondazione Lepanto.

In riferimento al summit in corso in Vaticano sugli abusi sessuali, il professor De Mattei ha detto: “Se il vertice dei presidenti delle conferenze episcopali del mondo riuniti da papa Francesco si limiterà a trattare gli abusi sui minori, come annuncia il titolo del summit, senza affrontare, ad esempio, la questione dell’omosessualità nella Chiesa, sarà un incontro destinato al fallimento, perché non risalirà alle vere cause del problema. Sarebbe ipocrisia limitare gli scandali alla pedofilia, ignorando la piaga dell’omosessualità che non è solo un vizio contro natura, ma anche una struttura di potere all’interno della Chiesa”.

Il dibattito è stato moderato dal giornalista Giuseppe Rusconi, che ne riferisce nel suo sito Rossoporpora.

E proprio al collega Rusconi ho posto alcune domande.

Qual è stato l’intento dell’iniziativa?

Gli organizzatori – gruppi di cattolici provenienti da sette Paesi diversi – si riproponevano di far sentire la propria voce alla vigilia del summit  vaticano  sulla “protezione dei minori nella Chiesa”. Un titolo, questo, che è stato modificato nelle ultime settimane rispetto a quello iniziale che parlava di “tutela dei minori e degli adulti vulnerabili”. E la modifica non è irrilevante, poiché nella versione odierna il titolo intende escludere che durante i lavori ci si possa occupare anche degli abusi su ultra-diciottenni, come nel caso di numerosi seminaristi. Far sentire la propria voce, dicevo, perché normalmente nei media generalisti o nei grandi media appare poco. Allora gli organizzatori hanno pensato di attirare l’attenzione mediatica dapprima con una manifestazione di silenzio eloquente (tipo Sentinelle in piedi) a piazza San Silvestro, poi con una conferenza stampa internazionale presso la Stampa estera di Roma. L’obiettivo di rompere il silenzio penso sia stato raggiunto, soprattutto tra i corrispondenti esteri.

Tu hai moderato il dibattito: che cosa ti ha colpito di più?

È stata una conferenza stampa in cui inizialmente ogni relatore si è presentato rispondendo a una domanda (a ognuno ne è stata posta una diversa) su aspetti importanti della problematica ecclesiale riguardante gli abusi sessuali. Poi c’è stato ampio spazio per le domande dei colleghi. Il tutto è durato un’ora e mezzo. Da evidenziare che la conferenza stampa è stata un’occasione insolita per molti colleghi di ascoltare le ragioni avanzate da gruppi cattolici conservatori su un tema tanto drammatico per l’intera società e ancora più drammatico – se possibile – all’interno della Chiesa. Ecco… si è potuto ascoltare. E ciò non è oggi un fatto così banale.

Qual è il contenuto più forte uscito dall’incontro?

Preoccupazione comune dei relatori è stata quella di evidenziare come il vertice convocato in Vaticano – con uno sforzo organizzativo imponente – rischi di trasformarsi in un fiasco. Il timore è che l’assemblea si riduca a discutere riduttivamente di qualche norma comune in materia di abusi sessuali, senza però affrontare il problema alla radice. È fuorviante insomma attribuire la causa di quanto è successo a un peraltro vago “clericalismo”, senza invece considerare un quadro molto più vasto caratterizzato da una crisi morale dirompente che devasta l’odierna società e ha riflessi pesantissimi su una Chiesa in cui la confusione in materia di valori regna sovrana, avviata com’è a ‘sdoganare’ comportamenti che ancora oggi catechismo e dottrina sociale considerano inaccettabili.

In silenzio per abbattere il muro di silenzio è stato il titolo. Pensi che qualche pastore, oltre ai pochi soliti, si alzerà in piedi?

Difficile dirlo. A porte chiuse può succedere di tutto. Anche se le voci più critiche non potranno essere presenti, è presumibile che non tutti saranno sulla linea riduttiva preconizzata da chi ha convocato il summit, pensato di certo come una tappa ulteriore verso una Chiesa cosiddetta “aperta”, in continuo “processo” di cambiamento – de facto se non de iure –  e adattamento ai voleri dell’agenda libertaria imposta da chi governa il mondo.

Aldo Maria Valli

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