Una Messa per i martiri dello Sri Lanka. Perché no?

Ho ricevuto da un sacerdote il seguente messaggio: «Caro dottore, che tristezza questo silenzio davanti alla carneficina dei cristiani in Sri Lanka! Ricorda la mobilitazione mondiale per precedenti attentati e i vari “je suis…”? Non potrebbero le comunità cristiane programmare una Santa Messa da celebrare uniti ai martiri e ai sopravvissuti? Non sarebbe un bel segno di cristiana e reale vicinanza? Non vogliamo certo costruire muri, ma perché non costruire un “ponte” di preghiera con questi nostri fratelli, cosi presto dimenticati? Io non ho possibilità di muovere nessuno a vasto raggio. Le affido questo mio desiderio e lei forse potrà trovare delle vie percorribili. Centinaia di fratelli non meritano forse la vicinanza della loro Chiesa? Grazie di cuore per la sua attenzione. Sia lodato Gesù Cristo».

Il gentile sacerdote evidentemente mi sopravvaluta, perché il sottoscritto non è in grado di trovare alcuna «via percorribile». Tutto quello che posso fare è pubblicare la breve lettera e dire che condivido totalmente l’idea di una Santa Messa da celebrare in unione di preghiera con i martiri dello Sri Lanka e i sopravvissuti.

Sicuramente ogni giorno nelle celebrazioni eucaristiche che si sono tenute dopo gli attentati, rivendicati dall’Isis,  i morti dello Sri Lanka sono stati ricordati più volte, ma una Messa specificamente dedicata a loro costituirebbe un’iniziativa molto opportuna.

Ricordo qui le parole che Bergoglio ha dedicato alla vicenda.

«Ho appreso con tristezza e dolore la notizia dei gravi attentati che, proprio oggi, giorno di Pasqua, hanno portato lutto e dolore in alcune chiese e altri luoghi di ritrovo dello Sri Lanka. Desidero manifestare la mia affettuosa vicinanza alla comunità cristiana, colpita mentre era raccolta in preghiera, e a tutte le vittime di così crudele violenza. Affido al Signore quanti sono tragicamente scomparsi e prego per i feriti e tutti coloro che soffrono a causa di questo drammatico evento» (messaggio Urbi et Orbi nel giorno di Pasqua, domenica 21 aprile).

«Vorrei esprimere nuovamente la mia vicinanza spirituale e paterna al popolo dello Sri Lanka. Sono molto vicino al mio caro fratello, il cardinale Malcolm Ranjith Patabendige Don, e a tutta la Chiesa arcidiocesana di Colombo. Prego per le numerosissime vittime e feriti, e chiedo a tutti di non esitare a offrire a questa cara nazione tutto l’aiuto necessario. Auspico, altrettanto, che tutti condannino questi atti terroristici, atti disumani, mai giustificabili. Preghiamo la Madonna» (Regina Coeli, 22 aprile).

Inoltre Bergoglio ha accennato agli attentati in due tweet: «I martiri di ogni tempo, con la loro fedeltà a Cristo, raccontano che l’ingiustizia non ha l’ultima parola: nel Signore risorto possiamo continuare a sperare» (24 aprile); «Uniamoci anche oggi in preghiera con la comunità cristiana dello Sri Lanka colpita da una violenza cieca nel giorno di Pasqua. Affidiamo al Signore risorto le vittime, i feriti e la sofferenza di tutti» (22 aprile).

Dalle indagini intanto si apprende che la polizia dello Sri Lanka avrebbe identificato otto dei nove attentatori che hanno partecipato agli attacchi di Pasqua. Si tratta di sette uomini e una donna.

Anche se i nomi non sono ancora stati diffusi, si apprende che almeno uno dei kamikaze aveva due lauree prese in università straniere e che la maggior parte apparteneva a famiglie della classe medio-alta: «Erano economicamente molto indipendenti e le finanze delle loro famiglie erano stabili. Questo è preoccupante» ha detto il ministro della Difesa srilankese, Ruwan Wijewardene.

Due degli attentatori, rivelano alcune fonti, erano figli di Mohammad Yusuf Ibrahim, ricco imprenditore srilankese del settore delle spezie, in passato premiato dall’ex presidente del paese per i suoi «notevoli servizi alla nazione». Uno dei due figli dell’imprenditore era a sua volta proprietario di una fabbrica di rame.

Secondo l’antiterrorismo britannico un terzo attentatore sarebbe stato Abdul Lathief Jameel Mohamed, già studente di ingegneria aerospaziale alla Kingston University di Londra tra il 2006 e il 2007, prima di proseguire gli studi in Australia.

Almeno nel caso di questi tre attentatori, se la loro identità venisse confermata, cade dunque la tesi, sostenuta anche da Bergoglio, secondo cui i terroristi  vengono reclutati fra i più poveri e disperati. «La violenza, il conflitto e il terrorismo si alimentano con la paura, la sfiducia e la disperazione, che nascono dalla povertà e dalla frustrazione» aveva detto Bergoglio, per esempio, durante la visita a Nairobi.

In realtà il fatto che i terroristi appartengano spesso alle classi sociali medio-alte e siano in possesso di titoli di studio elevati è già stato messo in evidenza con ampia documentazione da svariate ricerche, come nel caso di What Makes a Terrorist: Economics and the Roots of Terrorism, di Alan B. Krueger (traduzione italiana: Terroristi, perché. Le cause economiche e politiche, edito da Laterza).

Aldo Maria Valli

 

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