Ma la Lettera ai romani parla chiaro!

Ricevo questo intervento, che pubblico volentieri.

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Caro Aldo Maria, leggo su Repubblica.it, nella pagina di Torino, a proposito di omosessualità, il titolo Don Gian Luca Carrega: “Citano la Bibbia fuori dal contesto”.

Nell’intervista don Gian Luca Carrega, che viene presentato come “il biblista delegato della Curia per la pastorale degli omosessuali” afferma che “nelle città pagane Paolo si trova di fronte a un fenomeno che non ha gli strumenti per comprendere. Lo considera una devianza. Ma non ha mai conosciuto una coppia omoaffettiva: non possiamo giudicare con categorie moderne quello che allora non esisteva”. E ancora: “Paolo e Gesù vivono in un’epoca precisa, non si possono estrapolare testi e non contestualizzarli”.

Mi sconcerta che chi fa simili affermazioni possa essere definito biblista.

Se alcuni, a mio parere sbagliando, tentano di relativizzare, contestualizzandoli, gli insegnamenti morali dell’Apostolo, non c’è dubbio che riguardo ai rapporti omosessuali il capitolo 1 della Lettera ai Romani non lascia adito a interpretazioni omoeretiche.

Nei versetti dal 18 al 32 Paolo, infatti, non tratta di morale, ma di teologia!

Leggiamo: “1,18 In realtà l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia, 19 poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. 20 Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità; 21 essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. 22 Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti 23 e hanno cambiato la gloria dell’incorruttibile Dio con l’immagine e la figura dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. 24 Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, 25 poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. 26 Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. 27 Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento. 28 E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, 29 colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, 30 maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, 31 insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. 32 E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa”.

Mi sembra che non ci sia spazio per contestualizzazioni, visto la modernità e l’attualità della descrizione sociologica.

L’unica attualizzazione necessaria riguarda gli idoli. L’empio positivista, illuminista e modernista non si fa più immagini umane o animali, ma non per questo ha rinunciato a farsi idoli da adorare, mentre i biblisti omoeretici dovrebbero essere seriamente preoccupati dell’ultimo versetto: “E, pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa.

Claudio Miselli

 

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