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Non è una Chiesa per uomini?

C’è una crisi di virilità nella Chiesa? Mentre con insistenza si sostiene la necessità di dare più spazio e più responsabilità alle donne, nessuno sembra disposto ad ammettere che se nella Chiesa c’è un grande assente questo è il maschio.

La questione è affrontata su Crisis Magazine da Bob Sullivan, che parte da una sua esperienza. Nel 2017 partecipò a una riunione della Conferenza episcopale degli Stati Uniti a Orlando, in Florida, il cui obiettivo era trovare nuovi modi per diffondere la gioia del Vangelo nel Paese. C’erano sezioni su molti argomenti. Una sulle donne, una sui giovani, una sui migranti, una sui poveri, una sulle vittime di abusi sessuali, ma non c’era nulla sugli uomini. E questa è una costante. La Chiesa cattolica non si occupa più degli uomini. Oppure se ne occupa solo per denunciare il “maschilismo” che deriverebbe dal fatto che il sacerdozio ministeriale è riservato agli uomini.

“I nostri vescovi – scrive Sullivan riferendosi alla situazione americana –  dovrebbero sapere che se un uomo ha fede è più probabile che i suoi figli siano a loro volta uomini di fede. Eppure non si riflette mai   sull’importanza dei modelli di riferimento maschili”.

Nelle comunità parrocchiali spesso la donna ha un ruolo predominante. Il catechismo per i bambini è affidato quasi esclusivamente a donne, e sono sempre le donne a occuparsi di quella che viene definita “animazione liturgica”. Il maschio non c’è, ma sembra che questa assenza sia qualcosa di scontato.

“Poi – scrive Sullivan – c’è il problema del nostro clero sempre più effeminato. Quando i giovani non trovano modelli di riferimento sull’altare, li cercano altrove. Nel frattempo la religione diventa il dominio delle mogli e delle figlie. E una Chiesa del genere non costituisce forse un’attrazione ancora maggiore per gli uomini effeminati?”.

Di recente la rivista dei gesuiti statunitensi, America, ha pubblicato un articolo nel quale si esprime rammarico per il fatto che alle donne laiche non sia consentito predicare durante la Messa. Ma la stessa autrice del testo, paradossalmente, ammette che quando ai laici era permesso predicare si trattava sempre di laiche, mentre il caso di predicatori laici maschi era rarissimo.

Riferendosi agli Stati Uniti Sullivan riflette su alcune circostanze che valgono anche da noi. Tra i ministranti sono sempre più diffuse le ragazze. Tra i ministri straordinari della Santa Comunione le donne sono più numerose degli uomini. Il catechismo, come detto, è praticamente affidato alle donne e, d’altra parte, basta dare un’occhiata ai fedeli presenti alle Messe per verificare che le donne sono la maggioranza. Tutto normale?

Periodicamente, e ora anche in vista del sinodo amazzonico, viene rilanciata la questione del diaconato femminile, ma il fatto che nelle chiese i maschi siano assenti sembra non costituire un problema degno di attenzione. Al contrario, anche nella Chiesa si sta diffondendo sempre di più l’idea, ampiamente dominante nel mondo, secondo cui la “virilità tradizionale” (definizione che di per sé fa pensare) sia dannosa in quanto tale.

Ci sarà prima o poi un pastore disposto ad affrontare la questione maschile?

Aldo Maria Valli

 

 

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