“Io ho gettato le Pachamama nel Tevere. Ed ecco perché l’ho fatto”

Cari amici di Duc in altum, il fedele cattolico che il 21 ottobre scorso gettò le statuette idolatriche nel Tevere ha un nome. È Alexander Tschugguel, austriaco, e lui stesso è uscito allo scoperto con un video nel quale spiega i motivi del suo gesto. Che dire? Grazie Alexander! Qui sotto il testo della sua testimonianza.

A.M.V.

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Salve, mi chiamo  Alexander Tschugguel e sono la persona che ha gettato l’idolo Pachamama nel Tevere. Perché l’ho fatto?

Dovete sapere che ho seguito molto da vicino quello che stava accadendo a Roma al sinodo sull’Amazzonia, e ho pensato che avrei dovuto avere più informazioni. Per questo mi sono recato a Roma all’inizio del sinodo per partecipare ad alcune conferenze e avere più informazioni, da vicino, su tutte le problematiche relatve all’Amazzonia delle quali si discuteva.

Ho visitato la chiesa di Santa Maria in Traspontina, che si trova proprio tra Castel Sant’Angelo e la basilica di San Pietro. In quella chiesa, in due cappelle preparate per i visitatori del sinodo sull’Amazzonia, c’erano simboli della cultura e dell’area amazzonica. E tra questi vi erano le statue della cosiddetta Pachamama.

I volontari che erano lì mi hanno spiegato che erano simboli della fertilità, della Madre Terra, dell’ecologia integrale, e quando siamo andati avanti nella conversazione mi hanno detto che il sinodo non era soltanto una questione religiosa ma era di più, una questione politica. Ho chiesto loro  se i popoli nell’Amazzonia venissero battezzati dai missionari, e mi hanno risposto di no, che normalmente non è parte della loro cultura e così via.

Alcuni di noi sono rimasti sconvolti. Così io e un mio amico che capiva il portoghese siamo ritornati per avere maggiori informazioni. E dalle informazioni che ho avuto ho capito che il tutto era contro il primo comandamento, che era sbagliato, che quel simbolo era la dea della fertilità,  la Madre Terra, quindi contro il primo comandamento che dice: “Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro dio all’infuori di me”, che non ti prostrerai davanti a un’immagine idolatrica come invece si vede nel video girato durante la cerimonia nei giardini vaticani, in cui i presenti si prostravano davanti a questa immagine.

Una volta ritornato in Austria ho pensato e ripensato a questa cosa, se fosse giusta, così con i mie amici siamo arrivati alla conclusione che avremmo dovuto farlo, che saremmo ritornati a Roma, che avremmo dovuto tirare fuori gli idoli dalla chiesa, che le statue non appartengono alla Chiesa cattolica, che sarebbero dovute stare fuori dalla chiesa.

Per questo siamo partiti e siamo arrivati lì davanti alla Chiesa al mattino presto. Ci siamo alzati, abbiamo bussato alle 6:30, ha risposto una certa Tina, ma apparentemente la chiesa non era aperta. Abbiamo girato un po’.  Seduti su una panchina, vicino alla chiesa, abbiamo pregato un rosario. Poi siamo entrati in chiesa, abbiamo guardato a entrambe le cappelle per vedere dove fossero le Pachamama. Dopo aver visto dove stavano, abbiamo fatto in modo di prenderne quante più possibili. Abbiamo preso cinque statue, ci siamo recati verso Castel Sant’Angelo, sul ponte dell’Angelo, vicino alla statua dell’Angelo, e abbiamo gettato le statue nel Tevere una dopo l’altra. È stato un grande successo.

Per la verità sul momento non ce ne siamo resi conto. È stato qualche ora più tardi che ci siamo accorti del grande impatto che il gesto ha avuto sulla Chiesa cattolica e sul sinodo. Tutti vedevano che cosa stava accadendo al sinodo e hanno incominciato a informarsi su cosa fossero le Pachamama, che cosa sono effettivamente, che cosa rappresentano, a capire che non sono cattoliche. Abbiamo ricevuto tantissimo supporto e fantastiche persone hanno pregato per noi, penso, milioni di rosari, e sono così contento che sia accaduto, perché, lo sapete, senza le preghiere l’un per l’altro nulla funziona.

Per questo ho deciso di rendere la cosa pubblica, perché non voglio che si pensi che sia stata un’azione codarda. Non siamo usciti allo scoperto prima perché volevamo che parlasse l’azione stessa, che la gente parlasse del gesto e non di chi l’aveva compiuto.

Dopo due settimane, e una dalla fine del sinodo, siamo pronti a fronteggiarli. A dimostrare che siamo dei laici, che ci siamo alzati, che non ci piace quello che sta accadendo nella Chiesa cattolica. Ora siamo ritornati a Vienna, nella nostra stupenda città, e siamo pronti per un maggior impegno su questo. Iscrivetevi a questo canale YouTube e avrete nelle prossime ore o giorni un ulteriore video con maggiori informazioni sulle carenze del Sinodo.

Alexander Tschugguel

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