Prezzolini e la Chiesa. Ovvero le profezie di un ateo che aveva capito tutto

In questi giorni ho riletto Ideario del grande Giuseppe Prezzolini (1882 – 1982), uno dei miti della mia gioventù. Ideario è una raccolta di aforismi nella quale Prezzolini si esprime con tutta la sua verve di toscano perennemente controcorrente, ma nell’autore senese non c’è solo il bastian contrario e il pessimista cosmico. C’è anche l’uomo che sa guardare con una certa pietas ai suoi simili (specie agli italiani) e alla fine non dico che li giustifica ma, pur dipingendoli per quello che sono, evita di fare la morale a chicchessia.

Ogni aforisma andrebbe citato. Eccone solo una manciata, come assaggio.

Camorra. “Non è vero che l’Italia sia un Paese disorganizzato. Bisogna intendersi: in Italia la forma naturale di organizzazione è la camorra. Il partito come la religione, la vita comunale come la parlamentare prendono inevitabilmente questo aspetto”.

Chiarezza. “Chiarire la propria espressione è innalzarsi eticamente”.

Donna. “Le femmine non sono uguali ai maschi, come i maschi non sono uguali alle femmine, e tutti gli uomini sono disuguali”.

Elezioni. “Tutto il sistema elettorale induce alla menzogna, e la menzogna è così comune che la corruzione non turba nessuno”.

Fascismo. “Le stigmate del Fascismo sono rimaste impresse in Italia. Il giogo lascia sempre una traccia sul collo dei bovi”.

Furbi. “I cittadini italiani si dividono in due categorie: furbi e fessi”.

Imbecille. “Toglie la gioia della solitudine e quella della compagnia”.

Italiani. “Gli italiani sono uno dei popoli meno liberali del mondo; nel senso che ognuno di essi vuole la propria libertà, ma non è pronto a darla agli altri. Se mai, la libertà che dimostrano nella pratica è fondata sul disprezzo delle credenze altrui e non sul rispetto delle medesime. Il liberalismo è un ideale straniero”.

Piazza. “Il popolo italiano non crede nel voto politico con il quale elegge deputati e senatori. Ha fiducia soltanto nella forza. Non crede nelle leggi. Crede nella piazza”.

Politica. “La politica è una statua di fango; può anche esser bellissima, ma chi la fa deve sporcarsi le mani”.

Proprietà. “La roba di tutti (uffici, mobili dei medesimi, vagoni, biblioteche, giardini, musei, tempo pagato per lavorare eccetera) per gl’italiani è roba di nessuno”.

Provvisorio. “In Italia nulla è stabile, fuorché il provvisorio”.

Risorgimento. “Col Risorgimento è finita l’Italia grande e universale, ed è cominciata l’Italia piccola e provinciale; e invece d’essere il centro artistico dell’Europa è diventata un distretto turistico dell’Europa”.

Sciocchezze. “Tutti i grandi uomini hanno detto sciocchezze. Ma prima di tutto anche nelle loro sciocchezze tu senti l’impronta del grande. Non sono sciocchezze da tutti”.

Mi fermo. E mi concentro sui temi religiosi.

Prezzolini si diceva non credente, ma, essendo un uomo libero e non un ideologo, aveva un gran rispetto per la fede, la religione, la Chiesa cattolica. E aveva capito tante cose.

Nel 1966, in totale controtendenza rispetto all’andazzo generale, circa la Chiesa cattolica e il suo futuro scriveva che “la Chiesa, se vuole sopravvivere, dovrebbe mantenere intatti i suoi misteri venerabili” e sosteneva che “la funzione della Chiesa è di consolare e di assolvere i pentiti, non di animare i rivoltosi e di sognare la pace universale in terra”.

Sempre del 1966 è questo aforisma sul Concilio Vaticano II (1962-1965): “Sotto la spinta del Concilio Vaticano II si sta procedendo alla liquidazione della religione”.

E del 1964 (quindi verso la fine del Concilio) è quest’altro: “I padri del Concilio ecumenico, certamente in buona fede, vogliono gettare un ponte sulla riva per fare un’alleanza col nemico; io ritengo invece che incoraggino un’invasione”.

Prezzolini profeta? No, uomo libero, appunto. E chissà che cosa avrebbe detto oggi, di fronte alla “Chiesa in uscita”, tutta ponti e non muri, a questa Chiesa che parla come l’Onu e si compiace di piacere al mondo.

Buon per lui, gli è stato risparmiato lo spettacolo che noi contemporanei abbiamo sotto gli occhi ogni giorno. Ma sentite, a proposito, che cosa pensava dell’Onu: “L’Onu è la dimora di tagliagarretti, di imbroglioni, di patteggiatori, di intriganti, di rivali, di cabaloni eccitati dalla pubblicità internazionale e gonfiati dalle retoriche nazionali, tenuti in briglia dai rispettivi governi con la minaccia di perder le opime spoglie che, a prezzo di lunghe manovre e di noie infinite, si ottengono nelle organizzazioni internazionali”.

Non male, vero?

Ed ecco il suo giudizio (anno 1950) su quella che lui chiamava “interfede” e che noi oggi chiamiamo dialogo ecumenico: “L’interfede è l’apologia della tiepidezza religiosa, cioè la contraddizione della religione. Le religioni assumono di dare all’uomo il senso della  verità assoluta. In scienza si può dubitare. In filosofia si deve discutere. Ma in religione, no; se no, la religione stessa se ne va”.

Eh sì, caro il mio Prezzolini. “Se no, la religione stessa se ne va”. E infatti se n’è andata.

Aldo Maria Valli

 

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