Tagle, Zuppi e gli altri. Tempo di totopapa

Avremo un papa Tagle? O un papa Zuppi? Recenti rumors sembrano dire così, ma che cosa c’è di reale?

Tagle è sulla cresta dell’onda. Appena nominato da Francesco a capo di Propaganda Fide, la congregazione che in base alla riforma bergogliana della curia diventerà un super-dicastero, sembra essere il candidato ideale. Ma forse lo è troppo. Oltretutto, con i suoi sessantadue anni è molto giovane, e nessuno sembra aver voglia di imbarcarsi in lungo pontificato, con tutti i problemi che un lungo pontificato porta con sé.

Quanto a Zuppi, è vero che può contare sulla potenza di Sant’Egidio, ma Sant’Egidio, proprio perché potente, non è che sia simpatica a tutti, anzi. Per Zuppi sembra in vista, piuttosto, la nomina a capo della Conferenza episcopale italiana, al posto di un Bassetti caduto in disgrazia perché fa orecchie da mercante alla richiesta di Bergoglio di convocare un sinodo nazionale.

Nelle sacre stanze, in vista del prossimo conclave, non sono soltanto le questioni di dottrina a fare problema. Ci sono anche i nodi relativi alla gestione della macchina vaticana, il cui motore è ormai ingrippato. Serve dunque un buon meccanico.

Potrebbe essere Parolin? Alcuni lo pensano. Conosce la macchina, ha la tempra del diplomatico. Potrebbe contribuire, si dice, a una svolta di buon senso dopo l’ubriacatura bergogliesca. Punti dolenti, il fatto di essere stato compartecipe, come segretarioo di Stato, della fallimentare gestione Francesco e poi la Cina. Il modo in cui Parolin ha condotto l’intera vicenda cinese, con la Santa Sede al guinzaglio di Pechino, per molti è imperdonabile.

E il “fronte conservatore”. Si dice che in un futuro conclave potrebbe giocare la carta Sarah. Ma ci sono molte incognite. Intanto, esiste davvero un fronte conservatore in un collegio cardinalizio che ha ormai assunto chiare fattezze bergogliane? E, ammesso che esista, sarebbe in grado di coagulare i due terzi dei voti attorno a un suo candidato? Sembra molto improbabile. E poi Sarah ultimamente ha perso punti tra gli stessi conservatori, che lo accusano di scarso coraggio e di predicare bene ma di non trarre le conseguenze da ciò che lui stesso predica.

Dunque? Dal cilindro del conclave i cardinali potrebbero estrarre il classico papa a sorpresa. Con la speranza che sia effettivamente un papa e non un  pachapapa.

A.M.V.

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