Lettera ai vescovi / “Pastori, tornate ai vostri doveri!”

“Chi salverà la Chiesa? Non pensate ai sacerdoti. Non pensate ai vescovi. Sta a voi, laici. Sta a voi ricordare ai sacerdoti di essere sacerdoti e ai vescovi di essere vescovi”.

Questo pensiero dell’arcivescovo Fulton Sheen (1875-1979) è posto all’inizio di una bella Lettera ai nostri vescovi che John Vrdolayk, autore cattolico statunitense, padre di cinque figli, propone nel sito catholicstand.com, un documento che mi ha colpito per la passione con cui è stato scritto e per la lucidità dell’analisi.

La lettera si apre così: “Caro vescovo, ti scrivo in spirito di carità e incoraggiamento, animato da sincero senso di urgenza per la grave crisi della fede che i cattolici stanno affrontando. Sono incoraggiato dal mio dovere, ai sensi del canone 212 § 3 del Codice di diritto canonico, di esprimere le mie preoccupazioni non solo a te, ma al resto dei fedeli, per il bene della Chiesa. Sono anche incoraggiato dall’esempio di grandi santi, laici e religiosi, che hanno espresso le loro opinioni e offerto i loro consigli a vescovi, cardinali e persino al papa dopo aver visto l’ignoranza e l’errore nella Chiesa”.

Il canone citato da Vrdolayk, lo ricordo, afferma: “In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi [i fedeli] hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l’integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l’utilità comune e la dignità della persona”.

Nella lettera Vrdolayk afferma di non poter più tacere, visto che centinaia di migliaia di anime perdute non partecipano più alla Messa, non sono più in uno stato di grazia e non credono più che l’Eucaristia sia Gesù. La Fede, tramandata per generazioni in ogni angolo del mondo e sopravvissuta a prove di ogni genere, si sta oggi estinguendo, per motivi esterni ma anche a causa della Chiesa e di un vero e proprio fallimento nell’insegnare, nel santificare e nel governare.

Poiché “è compito del vescovo insegnare e guidare”, la lettera ricorda ai pastori che il loro primo dovere, come sottolinea il Catechismo della Chiesa cattolica (n. 888) è anzitutto “di annunziare a tutti il Vangelo di Dio” secondo il comando del Signore”. I vescovi, i presbiteri e i loro collaboratori sono infatti “gli araldi della fede, che portano a Cristo nuovi discepoli”, e “sono i dottori autentici della fede apostolica, rivestiti dell’autorità di Cristo”.

Per dare un’idea della situazione, Vrdolayk paragona il vescovo al direttore locale di una grande multinazionale, la più antica del mondo, che fino a poco tempo fa godeva di una quota di mercato dell’80% e i cui direttori locali visitavano i clienti ogni settimana. Poi, a causa di una serie di problemi interni e cambiamenti esterni, questa istituzione ha subito progressivamente una perdita del 75% della sua quota di mercato, e solo il 20% circa dei direttori locali visita una delle sue sedi ogni settimana.

Le ragioni di questo catastrofico declino sono molte e, scrive Vrdolayk, di certo un ruolo l’hanno avuto gli scandali tra i dirigenti e la riluttanza ad affrontarli efficacemente. Per troppo tempo i colpevoli non sono stati punti e non c’è stata la capacità di comportarsi in modo trasparente, mostrando sincera contrizione. Ma un altro motivo che ha condotto al declino sta nel fatto che i dirigenti hanno incominciato a occuparsi di questioni che non competono loro. Soprattutto, i gestori sono diventati via via sempre meno capaci di spiegare ai clienti quale grande tesoro offre la multinazionale, quali benefici derivano dall’accogliere tale tesoro e a quali conseguenze terribili va incontro chi invece lo rifiuta.

Proseguendo nel paragone con la multinazionale, Vrdolayk osserva che i dirigenti centrali hanno permesso in modo inconcepibile ai dirigenti locali di non insegnare più ai clienti le verità fondamentali, di diluire il messaggio e perfino di cambiare le formule, così che in ognuna delle sedi i prodotti e i servizi sono diventati diversi, senza alcun controllo di qualità e contro ogni aspettativa di uniformità.

“Piuttosto che affrontare gli abusi e insegnare la verità sul prodotto della loro azienda, i manager regionali si sono impegnati in questioni del tutto accessorie o addirittura antitetiche rispetto alla loro responsabilità primaria e hanno incominciato a occuparsi di questioni sociali e politiche fonte di divisione”. Ora, è evidente che se i dirigenti centrali e locali avessero fatto il loro dovere, svolgendo l’unico lavoro assegnato loro dall’Amministratore delegato, e non avessero preso altre strade, l’azienda non sarebbe andata incontro alla crisi che abbiamo sotto gli occhi, una situazione che assomiglia molto a un fallimento.

I manager regionali hanno dimenticato che occupano quella posizione per volontà dell’Amministratore delegato ed è lui che devono servire, non le proprie idee e i propri interessi.

“Per fortuna – continua la lettera – tu sei un vescovo, non un manager. Non sei stato incaricato di guidare una diocesi per il tuo acume negli affari o per le tue capacità manageriali”. Soprattutto, “poiché stai guidando un’istituzione che è allo stesso tempo divina e umana e non è una corporation, diversamente da qualsiasi dirigente che opera nella sfera secolare, con la tua ordinazione all’ufficio che occupi sei stato dotato di doni soprannaturali necessari per insegnare, santificare e governare le centinaia di migliaia di fedeli affidati alle tue cure”.

Dunque, caro vescovo, che cosa dirai a Gesù quando ti chiederà che cosa hai fatto del grande tesoro che ti ha affidato? “Ti imploro, per il tuo bene e per il bene di tutti quelli della tua diocesi: sii un vescovo, non un dirigente. Nella guerra spirituale per la conquista delle anime usa i doni e le armi soprannaturali e fai il tuo dovere di origine divina, affidato a te da Cristo stesso attraverso gli apostoli e i loro successori, insegnando qual è la fonte e il vertice della nostra fede e la fonte del potere nella Chiesa”.

Ricorda che “la liturgia è il momento privilegiato per catechizzare il Popolo di Dio e dunque la catechesi è intrinsecamente connessa all’attività liturgica e sacramentale, poiché è nei sacramenti, specialmente nell’Eucaristia, che Cristo Gesù opera in pienezza per la trasformazione degli uomini”.

“La catechesi liturgica mira a introdurre le persone nel mistero di Cristo (mistagogia) procedendo dal visibile all’invisibile, dal segno alla cosa significata, dai sacramenti ai misteri. Tale catechesi è presentato da catechismi locali e regionali. Il catechismo, che mira a servire l’intera Chiesa in tutta la diversità dei suoi riti e delle culture, presenterà dunque ciò che è fondamentale e comune a tutta la Chiesa nella liturgia come mistero e come celebrazione, e poi i sette sacramenti e i sacramentali”.

“Ogni rinnovamento basato su programmi e strategie umane, o sulla saggezza degli uomini, fallirà, poiché qualsiasi rinnovamento autentico ed efficace della Chiesa è eucaristico”.

Dunque, in che modo tu, vescovo, stai risvegliando la fede nella tua diocesi, in particolare per quanto riguarda la partecipazione alla Messa e la fede nella presenza reale di Gesù Cristo nel pane e nel vino? In che modo ti dai da fare perché le pecore smarrite tornino alla Messa e all’Eucaristia?

La leadership nella Chiesa non è assicurata da un titolo, ma si guadagna, perché viene da un modello di preghiera, virtù e santità. Nella Chiesa la leadership ha come modello il sacrificio e il servizio di Gesù. Allineare la propria volontà a quella di Dio è il solo modo di ottenere i risultati miracolosi di cui abbiamo bisogno. “Come vescovo non devi essere un dirigente, ma il nostro padre spirituale, una vocazione che scarseggia tra i vescovi, i sacerdoti e i laici”.

L’appello finale è pressante. Le persone muoiono di fame per la mancanza di pane eucaristico e nessuno è alla ricerca di un semplice manager. “Per favore, sii quel leader di cui tutti abbiamo bisogno usando le armi spirituali che hai ricevuto alla tua ordinazione. Prendi coraggio e usale, per il nostro bene, prima che sia troppo tardi”.

A.M.V.

Fonte: catholicstand.com

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