Quel virus letale che si chiama anti-cristianesimo

Cari amici di Duc in altum, vi propongo un’importante testimonianza di Cristian Nani, direttore di Porte Aperte/Open Doors, associazione che da oltre sessant’anni sostiene i cristiani perseguitati là dove subiscono emarginazione e vessazioni di ogni tipo. L’autore fa un quadro molto chiaro della situazione in tanti paesi del mondo. Un dramma troppo spesso dimenticato o del tutto ignorato. In realtà in numerose aree, in tutti i continenti, essere cristiani oggi comporta un’autentica persecuzione.

A.M.V.

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Quando feriscono loro, sanguino io

La ragazza, non più che sedicenne, si sistema il vestito colorato coprendo il più possibile la lunga cicatrice che dal lato sinistro del collo, accanto alla mandibola, scende spietata verso lo sterno. Mi trovo in una località del nord della Nigeria, il cui nome non dirò per ragioni di sicurezza: qui incontro un gruppo di giovani ex musulmani che risiedono in questa casa sicura gestita da Open Doors/Porte Aperte. Perché vi sia bisogno di una casa sicura lo spiega bene proprio la vistosa cicatrice della giovane donna che ho di fronte: la Nigeria è terra di massacri di cristiani, negli ultimi anni conta il record di vittime della persecuzione anticristiana e in queste regioni del nord a maggioranza musulmana, coloro che lasciano l’islam per il cristianesimo ne pagano le conseguenze sulla loro pelle e sono costretti a nascondersi dalle loro stesse famiglie. Secondo i dati dell’annuale rapporto sulla persecuzione dei cristiani “World Watch List” di Open Doors/Porte Aperte (WWL), 1.350 cristiani sono stati assassinati in Nigeria per motivi legati alla loro fede nel 2019 [1], contro un totale di 2.983 nel mondo. Cerco di sorridere alla ragazza nigeriana di fronte a me, mentre ancor oggi sono sconcertato dal crescente odio anticristiano che si sta diffondendo nel mondo. Sono undici anni che giro i paesi di persecuzione e non mi sfugge la realtà spirituale che soggiace alla persecuzione, in fondo il Nuovo Testamento fu scritto per lo più da perseguitati, per perseguitati in un contesto di persecuzione. Nulla di nuovo dunque, eppure l’intensità e l’estensione della persecuzione di oggi deve scuotere le nostre anime, poiché da anni cresce e ormai 1 cristiano ogni 8, ossia almeno 260 milioni nel mondo, sperimenta un alto livello di persecuzione per motivi legati alla propria fede o, per la precisione, per motivi legati alla propria identificazione con Cristo[2]. Dico “almeno” 260 milioni perché quel dato è riferito alle prime cinquanta nazioni dove più si perseguitano i cristiani elencate nella WWL 2020, ma in realtà questo rapporto monitora oltre cento nazioni e quelle in cui i cristiani possono sperimentare un livello alto di persecuzione sono ben 73.

Se in Nigeria sono gli allevatori musulmani Fulani, i gruppi terroristici come Boko Haram e più generalmente l’oppressione islamica le reali fonti di persecuzione, la storia cambia per il paese al mondo dove più si perseguitano i cristiani e cioè la Corea del Nord, dove l’oppressione comunista e la paranoia dittatoriale del regime di Kim Jong-un rendono pressoché impossibile essere veri cristiani in questo paese. Veri cristiani perché il regime offre ai visitatori stranieri della capitale la possibilità di visitare delle chiese farsa, puri e semplici spettacoli teatrali per raccontare al mondo che i diritti umani e le libertà individuali vengono rispettate in Corea del Nord: chissà cosa ne pensano i 50 – 70 mila cristiani che languono negli inumani campi di rieducazione nordcoreani, accusati di minare la sicurezza nazionale in molti casi solo perché in possesso di una Bibbia… C’è una Chiesa costretta alla clandestinità in questo paese, che si incontra di nascosto, in boschi, cantine, di notte, col terrore di essere denunciati. Negli anni, grazie alle numerosissime testimonianze raccolte da coloro che fuggono dal paese, siamo venuti a conoscenza della famigerata “strategia delle tre generazioni” attuata dal regime per estirpare la minaccia cristiana: se si viene scoperti con una Bibbia o in un incontro di preghiera, vengono arrestati e letteralmente spariscono l’interessato, il coniuge, i figli e i genitori. Una folle mistura di culto della personalità e regime socialista sono alla base di questo odio anticristiano. Eppure stimiamo tra 200 e i 400 mila credenti nascosti in questo inferno in terra.

Secondo le nostre ricerche, sono in realtà undici le nazioni che rivelano una persecuzione definibile estrema[3]. È addirittura dal 2002 che la Corea del Nord occupa il primo posto della WWL. Tuttavia anche Afghanistan (2°), Somalia (3°) e Libia (4°) totalizzano un punteggio uguale o superiore ai 90[4], ma con fonti di persecuzione diverse rispetto alla Corea del Nord, connesse a una società islamica tribale radicalizzata e all’instabilità endemica di questi paesi: la fede va vissuta nel segreto e se scoperti (specie se ex-musulmani), si rischia anche la morte. Il Pakistan invece è stabile al 5° posto, nonostante il 2019 venga ricordato come l’anno del rilascio (o forse dovremmo dire fuga) di Asia Bibi; questo paese rimane ai primi posti in tutti gli ambiti della violenza anticristiana, mantenendo elevata anche la pressione nelle altre aree della vita quotidiana dei cristiani (la famigerata legge contro la blasfemia rimane tutt’oggi vigente). Questa dunque la “top five” dei luoghi più ostili per i cristiani o, se volete, al Vangelo, ma a scorrere la classifica e il rapporto della WWL saltano all’occhio alcune dinamiche generali disturbanti come: la diffusione della militanza islamica violenta tanto negli Stati deboli dell’Africa sub-sahariana quanto, forse sorprendentemente per alcuni, nell’Asia meridionale e sudorientale; il pericolo di estinzione del cristianesimo in Siria e in Iraq, dove dati alla mano la presenza cristiana è calata rispettivamente del 66% e del 87%; un aumento dell’influenza della criminalità organizzata in America Latina che colpisce i cristiani (soprattutto i leader) che la sfidano col loro impegno sociale; e infine il rischio che la persecuzione diventi digitale con l’ascesa della cosiddetta sorveglianza di Stato.

A proposito di quest’ultimo punto, il “corona” non è il solo virus cinese che dovrebbe spaventare l’opinione pubblica mondiale: 5.576 chiese ed edifici connessi sono stati distrutti, attaccati o chiusi in Cina nel 2019[5], facendo salire questo enorme paese al 23° posto della WWL 2020. Al di là di ogni accordo politico ed economico, la realtà fattuale ci mostra come il regime di Xi Jinping stia attuando una massiccia stretta alla libertà religiosa, implementando regolamenti nazionali e sfruttando il progresso tecnologico per forse la più massiva sorveglianza di Stato mai applicata nella storia. A pagarne le conseguenze sono soprattutto i cristiani cinesi, numericamente molto cresciuti nelle ultime decadi, che ora si interrogano sul loro futuro, temendo una deriva peggiore di quella dei tempi di Mao. Tale virus anticristiano ha contagiato l’altro più popoloso paese al mondo, l’India, dove il nazionalismo religioso imposto dal primo ministro Modi e dal partito BJP, al grido “l’India agli indù” sta di fatto cancellando la libertà di fede, soffocando le minoranze e prendendo di mira i cristiani in modo particolare: già da 2 anni si registrano livelli di persecuzione estrema (10° posto WWL 2020) e non passa un giorno senza che un cristiano o una chiesa non subiscano un’aggressione.

Spaventose poi le statistiche sulla violenza e gli abusi sessuali contro i cristiani nel mondo: 8.537 casi, a cui si dovrebbero sommare i matrimoni forzati (almeno 630), cifre che rappresentano solo la punta dell’iceberg poiché questo tipo di viscida persecuzione avviene spesso in ambienti domestici, per cui il sommerso è imponente. Vi sono paesi dove la violenza sulle donne è una precisa strategia non solo per devastare una vita, ma anche per fiaccare un’intera comunità cristiana. L’enormità del fenomeno nel mondo islamico, così come nell’Africa Sub-sahariana, deve smuovere le coscienze: le donne cristiane sono doppiamente vulnerabili in molti contesti, proteggiamole!

A proposito di questo, quando mi lascio alle spalle le porte di quella casa sicura in Nigeria del nord, porto con me due frasi udite in quel luogo di cura e amore, frasi che prometto rimarranno incise nel mio cuore per sempre: “Ora sono veramente libera”, pronunciata dalla giovane donna sfregiata, e “Quando feriscono loro, sanguino io”, pronunciata da un nostro collaboratore locale.

Cristian Nani

direttore di Porte Aperte/Open Doors

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[1] Esatto periodo di riferimento della World Watch List 2020: 1 novembre 2018 – 31 ottobre 2019. Maggiori info www.porteaperteitalia.org

[2] I dati della WWL di Porte Aperte partono infatti da una definizione di persecuzione che bypassa le diverse confessioni: “Qualsiasi ostilità subita come conseguenza dell’identificazione dell’individuo o di un intero gruppo con Cristo. Questa può includere atteggiamenti, parole e azioni ostili nei confronti dei cristiani”.

[3] La WWL identifica 3 livelli di persecuzione: Estrema, Molto Alta e Alta.

[4] La WWL utilizza una complessa metodologia di ricerca, certificata da un ente di ricerca esterno, che mescola ricerca sul campo (nei paesi di persecuzione tramite reti locali di partner) con quella in “laboratorio” (usando dati, ricerche, articoli pubblicati da altri). Alla fine i dati convergono in un sistema di punteggio che collocherà la nazione in una specifica posizione nel ranking. Per maggiori info vedasi www.porteaperteitalia.org

[5] Mondialmente la WWL conta 9.488 casi.

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