I cattolici al tempo del coronavirus / 3

Cari amici di Duc in altum, prosegue la serie di testimonianze che ho intitolato I cattolici al tempo del coronavirus. Inviate le vostre storie alla mia pagina Facebook.

A.M.V.

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Qui Genova

Caro dottor Valli, mi associo alle testimonianze lette sul suo blog Duc in altum. Io sono di Genova e anche qui viene applicata la sospensione delle celebrazioni religiose giornaliere, con grande solerzia, senza colpo ferire. In linea, peraltro, con la chiusura delle chiese nel mese di agosto. Le chiese sono ormai diventate come gli uffici postali.

Sono riuscita a trovare una chiesa dove ieri sono andata. La Messa è stata celebrata, l’Eucarestia distribuita, le ceneri imposte. Poiché esiste un divieto di celebrare le Messe in pubblico, non scrivo il nome della chiesa perché non voglio dare problemi a nessuno. Ho come la brutta sensazione che anche la libertà religiosa stia venendo meno. Grazie per l’ascolto.

Clara Mel

Genova

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Qui Cremona

Caro Valli, aderisco alla sua proposta di condividere le nostre esperienze di cattolici durante il coronavirus. Vorrei, da semplice parroco campagnolo, per di più al limite delle zone focolaio, sottolineare come molti sacerdoti non si sono certamente ritirati in casa dopo l’annuncio della soppressione delle Messe pubbliche. Io stesso, e come me tantissimi altri confratelli, mi sono subito attivato per lasciare aperta la chiesa per la preghiera personale. D’altra parte, celebrare la Messa privatamente non significa del tutto senza popolo.  Abbiamo fatto ricorso a tutti gli strumenti telematici possibili e diamo benedizioni eucaristiche al suono delle campane, e mi sembra che ci sia più partecipazione ora che in tempo di normalità. Si tratta di aguzzare un po’ l’ingegno e pensare a tutto quello che il patrimonio della tradizione della chiesa, unitamente alle tecnologie moderne, ci mette a disposizione.

Per fare qualche esempio, oltre a quello ben noto del parroco di Castiglione d’Adda, io personalmente a mezzogiorno impartisco la benedizione eucaristica sulla porta della chiesa e ci sono parecchie persone che vengono in piazza appositamente (cosa che in precedenza mai si sarebbero sognate di fare: lasciare un piatto di pastasciutta per il Santissimo Sacramento!).  Ieri mattina in chiesa ho celebrato “privatamente” alla presenza di alcune persone e ho messo un contenitore con le ceneri, avvisando i parrocchiani (con Whatsapp e Facebook, oltre che con il passaparola) che potevano prenderle e portarle a casa per una celebrazione familiare (per la quale il vescovo ha predisposto un sussidio in tempi record).

Ieri sera, sulla porta della chiesa, in modo semplice, ho imposto le ceneri a chi si è presentato. Tutto questo per dire che usando la retta fantasia pastorale qualcosa si ottiene.

Un parroco

Provincia di Cremona

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Qui Tokyo

Caro Valli, ai tempi del coronavirus i cattolici di Tokyo si sono sentiti annunciare, alla Messa del Mercoledì delle ceneri, che la diocesi sospende Messe e confessioni fino al 16 marzo almeno. Questo senza che ci sia un obbligo: il governo si è infatti limitato a sconsigliare grandi assembramenti di persone, come eventi sportivi e concerti. Sulla via del ritorno, sono passato dalla cattedrale russo-ortodossa di San Nicola, dove con stupore, quasi non capissero la mia domanda, mi hanno assicurato che la loro funzione domenicale si terrà. Lascio a lei le considerazioni del caso. Io so già che cosa farò domenica. Un saluto dal Giappone.

Fulvio Guía

Tokyo

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Qui Milano

Carissimo dottor Valli, rispondo al suo invito di condividere qualche spunto di riflessione su come stiamo vivendo questo momento.

Il decreto della regione Lombardia dice: “Per quanto specificamente concerne le riunioni con presenza fisica di più partecipanti si devono adottare i seguenti accorgimenti organizzativi: limitarne lo svolgimento esclusivamente a quelle necessarie ad assicurare la regolare funzionalità dell’ente e comunque non differibili”.

Quindi, dato che le Messe con la presenza di pubblico sono state cancellate, significa che le Messe non sono considerate né necessarie né “non differibili”. E se invece per qualcuno fossero necessarie? Potremmo legittimamente andare?

Inoltre, faccio notare che a Milano viaggiano regolarmente i mezzi pubblici. È vero che sono piuttosto vuoti e che – dice il sito dell’Atm – sono sanificati (che ironia: il correttore automatico del telefonino modifica “sanificati” in “santificati”… magari!), ma il fatto che siano vuoti è a causa dei timori dei cittadini, non per ordinanze varie. E comunque a Milano è molto più affollato un autobus che una chiesa!

Vedere questa grave mancanza di fede certamente non mi sorprende, ma mi addolora.

Un cordiale saluto e il mio grazie per quanto fa.

Silvia D’Amico

Milano

 

 

 

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