I cattolici al tempo del coronavirus / 4

Cari amici di Duc in altum, proseguo nella pubblicazione di testimonianze su come i cattolici stanno vivendo queste giornate singolari, segnate dagli allarmi per il coronavirus. Chi lo desidera può scrivermi utilizzando la pagina Facebook

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Qui Friuli

A proposito dei cattolici al tempo del coronavirus, visto che anche da noi, nelle diocesi del Friuli Venezia-Giulia, è stato istituito il “coprifuoco liturgico” almeno fino a domenica prossima, le posso dire che sono riuscito a partecipare ad una Messa “clandestina” con un bravo parroco che non se l’è sentita di lasciarci a digiuno della celebrazione. Non saprei commentare adeguatamente; certo è stata un’esperienza singolare.

Un caro saluto e grazie per il suo lavoro.

Lettera firmata

Diocesi di Gorizia

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Qui Firenze

Non si può che rimanere sconcertati davanti a quanto stiamo vivendo. In tre regioni il popolo di Dio non ha partecipato al rito delle ceneri. Credo che non sia mai successo prima.

Bisogna obbedire, ci dicono i nostri pastori, ma bisogna anche parlare, senza indugio e senza perifrasi: i nostri pastori non hanno più fede. Solo pochi decenni fa nessuno dei più ottimisti massoni avrebbe sperato in un così grande successo.

Ho riletto e meditato il noto episodio riguardante don Bosco che dava la Santa Eucarestia ai suoi ragazzi e questi poi, certi della protezione divina, assistevano i malati di colera. E nessuno si infettò del micidiale vibrione!

Oggi assistiamo al trionfo della gnosi, del “senso di responsabilità”; ci parlano con un linguaggio edulcorato di buonsenso clericale, di unità di cuori, di accoglienza. Ci manca il gattino e siamo a posto per il quadretto naïf.

Riuscite a immaginare le nostre guide sfidare i sacerdoti di Baal che pregano l’idolo e i cardinali dei tre capoluoghi di regione, come Elia, invocare Dio Onnipotente per far appiccare il fuoco alla catasta di legna per l’olocausto? Io sinceramente no. Magari, per ricondurci al buon senso, potrebbero far analizzare le particole e farci capire che sono solo carboidrati e polisaccaridi, nient’altro. Ed in effetti, se non credi…

Le Messe andrebbero moltiplicate, ma le nostre cieche guide non credono a Gesù Eucarestia. Un sacerdote di Genova mi diceva che con queste indicazioni hanno tolto tutti gli strumenti per combattere il maligno: via l’acqua benedetta, stop alle benedizioni delle case, esclusione del popolo dal Sacrificio.

Tutto all’insegna del “buon senso, perché “non siamo mica nel medioevo”, e poi, come dice il generale dei gesuiti, padre Sosa, il diavolo è una figura simbolica, quindi che problema c’è?

Perché, si domandava il sacerdote ligure, le nostre guide non ci invitano a una riflessione profonda, approfittando della situazione di estrema caducità che stiamo vivendo, ricordandoci che esiste il peccato mortale, che esiste il sacramento della riconciliazione, che esiste il Giudizio? Perché insomma non compiono un vero atto di misericordia spirituale? I novissimi non sono stati abrogati. Ricordiamo don Bosco! Stato di grazia e Gesù Eucarestia. Gesù non è infettivo, ma guarisce!

Intanto a mercati e supermercati si può accedere tranquillamente. Il mercato, la nuova divinità, con i suoi tempi liturgici che scimmiottano la vera liturgia, detta i tempi, accoglie tutti, di ogni razza, lingua, genere: basta pagare e sei libero di comprare quello che vuoi. Non per nulla nel mercato Nietzsche fece annunziare dal folle la morte di Dio: Dio è morto, Dio è morto!

Lucio Foppiani

Firenze

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Qui Genova

Caro Valli, qui a Genova e in Liguria è stato deciso che fino alla prima domenica di quaresima saranno sospese tutte le celebrazioni eucaristiche con concorso di popolo, sia feriali sia festive. Però le chiese restano aperte. Questo per quanto riguarda la cronaca.

Non mi dilungo sul contagio di panico che sta prendendo tutti, mentre gli esperti cercano di farci capire come qualunque banale epidemia di influenza faccia centinaia di vittime, ogni anno, nell’indifferenza generale.

Senz’altro tutto questo giova a qualcuno e i siti, “complottisti” e non, ne danno una esauriente informazione.

Vorrei invece portare il discorso su un altro piano, quello della fede, anche se so già che sarò travisata e/o derisa da molti. Non importa.

Come consacrata dell’ultima ora so a Chi ho creduto, e so che noi credenti abbiamo la grazia di vedere gli avvenimenti con uno sguardo che buca il tempo, per essere illuminato dalla sapienza divina. Se sappiamo a Chi abbiamo creduto, siamo chiamati anche a essere confessori della fede, nei modi e nelle situazioni che il Signore ci mette di fronte.

Io non penso che i politici abbiano fatto pressioni sulla Chiesa perché fosse sospesa la celebrazione delle Messe (in tante diocesi non è stata presa una misura così restrittiva), visto che i numeri, per chi vuole vedere, sono talmente esigui che il problema non sussiste, mentre restano aperti negozi, supermercati e centri commerciali che continuano a ingoiare talmente tanti clienti che il paragone ci dovrebbe far arrossire.

E poi: che logica c’è nel proibire le celebrazioni eucaristiche, anche feriali, che vedono la presenza di quei soliti cinque o sei fedeli (fedeli in tutti i sensi), quando si lasciano aperte le chiese per le visite (anche turistiche) e la preghiera?

L’altro giorno una persona mi diceva: “Ma anche se ci fosse un reale pericolo, che importanza avrebbe? Io non perdo l’Eucaristia per paura. Per noi cristiani è logico che sia così”. Logica soprannaturale, ma d’altra parte se noi ci vogliamo conformare a Cristo e avere il suo pensiero non c’è argomento contrario che tenga.

“Senza la domenica non possiamo vivere” hanno testimoniato i martiri di Abitene, e non si sorrida ironicamente sul paragone, perché la posta in gioco è sempre la stessa: noi cristiani non possiamo vivere senza l’Eucaristia. Ma quanti di noi, me compresa, ne sono consapevoli e possono far proprie queste parole?

“Per una creatura spirituale conta solo l’eternità. Se questa vita non prepara l’eternità, non ha alcun interesse”, scriveva in una sua lettera il padre Moliniè. E la liturgia è tutta imbevuta di vita eterna, cioè di vita in senso assoluto. Noi non possiamo farne a meno, specialmente in modo così leggero e superficiale.

Allora perché i nostri vescovi non lo testimoniano e non ce lo ricordano con il loro esempio?

Sta accadendo che, senza volerlo, in modo sicuramente inconscio, i pastori hanno accantonato sia la ragione sia la fede soprannaturale. Perché? Quale logica si sta seguendo? E, soprattutto, chi si sta seguendo? Chi ci sta facendo dimenticare le promesse fatte quando abbiamo deciso di seguire Cristo?

Possiamo andare in chiesa e anche fermarci a pregare, e nessuno ha nulla da obiettare, ma la Messa no. Qual è allora il problema? Io penso che sia la celebrazione eucaristica in sé. È questo l’obiettivo vero, non dei vescovi, che sono pedine inconsapevoli, ma di chi da sempre odia Dio e la sua presenza viva in mezzo a noi: si vuole iniziare ad abituare anche i fedeli più “rocciosi” all’idea che l’Eucaristia non sia il centro e il senso della loro vita, perché ci sono “emergenze” che riguardano solo l’uomo e nelle quali il Signore non deve entrare. È l’antica radice di ogni male e di ogni peccato: rifiutare di dipendere da Dio, rifiutare di essere creature e di affidarsi totalmente a un Altro.

Ne parla proprio, guarda caso, la liturgia della prossima prima domenica di quaresima. Si ritorna all’inizio degli inizi.

Gesù ha detto a Pietro: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli (Lc 22,31-32).

Ecco, noi chiediamo ai nostri pastori, con affetto e rispetto, che ci aiutino a non mettere da parte Dio.

Giovanna Riccobaldi

Genova

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Qui Rho (Milano)

Caro Aldo Maria, la situazione qui nella diocesi di Milano è molto triste dal punto di vista religioso. Le Sante Messe sono sospese fino a sabato, giorno in cui verranno prese decisioni sul da farsi.

Le chiese chiudono alle 18. Alcuni fedeli si trovano per la recita del Santo Rosario e la Coroncina della Divina Misericordia, ma tutto è lasciato all’iniziativa delle persone. Generalmente non c’è la guida di un sacerdote che si faccia trovare in chiesa per pregare. Povero nostro Signore, lasciato veramente solo. Entrando in chiesa si avverte una sensazione strana, quasi irreale, di solitudine. Si avverte la mancanza di qualcosa a cui tieni tanto: l’Eucarestia, cibarti di Nostro Signore. Dobbiamo meditare su questa mancanza.

Amici mi hanno riferito di chiese nelle quali, allo scoccare dell’ora di chiusura, il sacerdote si precipita a esortare i fedeli perché escano.

Ho saputo che un’ordinanza regionale concede di tenere aperti gli esercizi commerciali oltre le ore 18, ma allora perché le chiese devono chiudere? E la curia di Milano che dice?

Nemmeno il papa si è fatto sentire su questi aspetti.

Ora ho saputo che in una località qui vicina un gruppetto di fedeli si riunisce davanti alla chiesa per la recita del Santo Rosario, dinnanzi alla statua della Madonna. È stato loro vietato di recitarlo in chiesa.

Carlo Bartoletti

Rho (Milano)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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