I cattolici al tempo del coronavirus / 6

Cari amici di Duc in altum, ecco una nuova puntata della serie I cattolici al tempo del coronavirus. Come leggerete, ci sono testimonianze dagli accenti alquanto accorati nel denunciare le scelte di alcuni vescovi. Ma si segnalano anche belle iniziative, come quella di un cappellano d’ospedale. Continuate a scrivermi. Potete utilizzare la mia pagina Facebook

A.M.V.

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Qui Cortina d’Ampezzo

Abito a Cortina d’Ampezzo, nel Veneto. È risaputo che nella nostra regione è stato riscontrato un focolaio di virus corona come in Lombardia. Un decreto-ordinanza del presidente Zaia ha disposto regole di comportamento per evitare contagi. Il patriarca di Venezia ha accettato la sospensione delle Sante Messe in pubblico e di tutte le funzioni. Siamo privati quindi anche della distribuzione dell’Eucarestia e già si parla di prorogare l’ordinanza ancora per una settimana, fino all’8 marzo. Quindi niente Messe, compresa la Messa delle sette del mattino, dove ci si trova in poche persone e quindi non comporta alcun rischio, tanto più che qui non siamo in “zona rossa”. Vietate le funzioni, le suppliche e le preghiere che invece sarebbero tanto più necessarie in una situazione come questa. Va detto inoltre che bar, ristoranti, alberghi, corriere, treni sono in piena attività. Dunque, che pericolo ci dà la Messa, specie quella del mattino presto? Nel passato, più c’erano problemi, come guerre, malattie e pandemie varie (spagnola, asiatica) e più ci si riuniva a pregare e a confidare in Dio. Oggi i nostri vescovi e preti hanno accettato senza riserve, senza alcun’altra proposta od obiezione, questa proibizione che priva il popolo di Dio del nutrimento spirituale e, quel che è peggio, dimostra una chiara mancanza di fede nel potere dell’intervento di Dio nella nostra vita. Mi viene in mente la domanda di Gesù: quando tornerò, ritroverò la fede? Tutto ciò mi scandalizza. Pur soffrendo, ha detto il mio parroco, dobbiamo obbedire perché è una cosa necessaria; rimaniamo insieme, uniti nella preghiera silenziosa. Ecco il messaggio errato: infatti, se non c’è Eucarestia non c’è unione in Gesù e non c’è salvezza. Noi uomini, senza la verticalità, senza la presenza e l’intervento di Gesù, restiamo nella nostra finitezza, limitati e incapaci di elevarci! Ma di questo non si parla più.

Gesù ci ha anche insegnato a capire i segni dei tempi. E a questo proposito i segnali sono chiari ed evidenti: abbiamo una Chiesa in confusione, priva dell’Amore primario per Gesù, nostro Dio. In questa Chiesa le cose terrene sono ritenute più importanti di quelle del Cielo, ma Gesù ci ha raccomandato di essere sale della terra e luce per il mondo. Di questa saggezza i preti parlano nelle prediche, ma poi non la praticano. Si riempiono la bocca della Parola di Dio ma, quando viene la prova, se la dimenticano. Ho sentito della raccolta firme promossa in Lombardia contro la drastica privazione della Messa, ma in Veneto so soltanto di singole richieste di noi fedeli. Ricordiamoci che la vera fede è rimanere in Gesù, Dio nostro, vivendo con il suo Corpo, e bevendo il suo Sangue per avere la vita eterna.

Rosanna Raffaelli Ghedina

Cortina d’Ampezzo (Belluno)

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Qui Milano

Carissimo Valli, ho letto i comunicati dei vescovi lombardi. Ma si rendono conto di quello che scrivono?

Mi ha scandalizzato il fatto che i vescovi lombardi siano così rispettosi verso le scelte (opinabilissime) dei politici di turno, e per niente verso i diritti di Dio. Il fatto che implorino la grazia dalla Regione (hanno inventato la Dea Regione, tristi epigoni di Robespierre e soci) solo perché alle Messe feriali ci sono poche persone. Il fatto che definiscano le Messe festive “una forma di assembramento”, come qualsiasi evento profano, mentre dovrebbe essere l’amore della loro vita, lo scopo per cui tutti loro si sono fatti preti!

Mi pare che il Signore avesse detto a San Pietro “Pasci le mie pecore”, non “Disperdi il gregge e chiudi le chiese”.

I nostri vescovi citano i salmi 119 e 120 dicendo che il nostro aiuto viene dal Signore, ma scrivono anche: “Oggi, però, non è la persecuzione che proibisce l’eucarestia, ma la sollecitudine per la salute di tutti gli abitanti della Regione quella che invita tutti noi ad astenerci dalle assemblee eucaristiche.”

La salute di che cosa? La domenica non è forse per la salute dell’anima? I successori degli Apostoli, i successori di san Carlo, in una settimana non hanno trovato altra soluzione che una trasmissione televisiva. Mentre chiunque può accedere a luoghi affollati quali bar, ristoranti, palestre e uffici, i fedeli non possono andare a Messa. Ma non si lamentavano che le chiese sono sempre vuote?

Perché i miei vescovi non ammoniscono l’autorità pubblica e avvertono che senza timor di Dio la situazione non potrà migliorare? Perché il mio vescovo non mi richiama alla confessione, alla Comunione e al digiuno e alla penitenza? Perché il mio vescovo non si veste di sacco e non scende in strada per richiamarci a Cristo?

“Aprite, spalancate le porte a Cristo!” sono parole buone solo per inciderle sui braccialetti di plastica o è ancora una via possibile? Fermare le Messe vuol dire chiudere le porte dell’anima oltre che della chiesa, vuol dire non credere che Cristo sia la salvezza, che si sia incarnato per noi uomini di ogni tempo, anche del nostro tempo. Fermare le Messe è un segnale tremendo da dare a noi fedeli.

Vi prego, cari pastori, ridateci la Messa!

Ho scritto all’ufficio liturgico ma non mi aspetto risposte. Poi ho ricevuto la petizione che anche lei ha pubblicato in Duc in altum. Sono scettica, ma confido che il buon Dio volgerà al meglio anche questo disastro, perché solo Lui può trasformare il male in bene, anche se non secondo i nostri tempi.

Lettera firmata

Milano

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Qui Sapri (Salerno)

Il nostro cappellano all’ospedale di Sapri, don Pasquale, giovedì scorso, 27 febbraio, dopo l’adorazione e la celebrazione eucaristica ha deciso di uscire con il Santissimo Sacramento per compiere un giro attorno all’ospedale. Ha chiesto così al Signore la protezione dei malati ricoverati e del personale sanitario in questo momento difficile.

Interpellato da qualche curioso, don Pasquale ha detto che ha “voluto creare attorno alla struttura del nostro nosocomio una sorta di muro di cinta potente, costruito da Gesù Sacramentato” per benedire tutti coloro che vi sono ricoverati e vi lavorano e chiedere al Signore che debelli la malattia e ci preservi da questo nuovo e temuto virus.

Bravo don Pasquale! Ha fatto quello che dovrebbero fare tutti i sacerdoti. Altro che chiudere le chiese!

Lettera firmata

Sapri (Salerno)

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Qui Bergamo

Le chiese chiuse dovrebbero essere aperte con la forza dai fedeli! Io però ammetto di non averne il coraggio e mi vergogno per questo. Ho anche due genitori anziani che starebbero male per una tale rivolta. Però mi sento un verme. Dio mi perdoni. Sia Lodato Gesù Cristo.

Lettera firmata

Bergamo

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Qui Reggio Emilia

Caro Valli, condivido il comunicato inviato a tutti i sacerdoti e ai fedeli della diocesi dal vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, monsignor Massimo Camisasca.

Carissimi sacerdoti, carissimi fedeli, a una settimana dalla lettera che vi ho inviato in merito all’emergenza coronavirus, in accordo con il Consiglio episcopale e confortato dalla preghiera con la quale in questi giorni ho sempre accompagnato la vostra vita e la nostra diocesi, sento in cuore il dovere di concedere la facoltà di celebrare le Sante Messe a partire da domenica 1° marzo attenendosi alle disposizioni già date: le acquasantiere rimangano vuote; si eviti lo scambio della pace; la comunione, devotamente ricevuta, sia data sulla mano; soprattutto negli spazi piccoli, si mantenga, nel limite del possibile, una prudente distanza.

In qualsiasi caso, coloro che per motivi di salute non si sentissero di partecipare alla celebrazione, preghino nelle loro case. Vi benedico di cuore. 

Lettera firmata

Reggio Emilia

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