Come la corona (di Maria) può aiutarci a sconfiggere il coronavirus

Cari amici di Duc in altum, il professor Mark Miravalle, mariologo americano della Franciscan University di Steubenville, mi ha mandato un contributo che volentieri vi propongo.

A.M.V.

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La grande pestilenza del 1348, chiamata anche peste nera, portò alla morte almeno il trenta per cento della popolazione dell’Europa medievale: quasi un abitante su tre del vecchio continente perse la vita per quella che gli storici ancora oggi ricordano come una delle epidemie più devastanti mai avvenute.

Nel 1918 la grande influenza, nota più comunemente (e impropriamente) come spagnola, uccise circa cinquanta milioni di persone, oltre il doppio del numero totale di soldati che morirono durante tutta la Prima guerra mondiale, che in quel periodo si avviava alla conclusione. Il suo rapporto mortalità-infezione fu stimato tra i dieci e i venti decessi ogni cento persone.

Il coronavirus si sta attualmente manifestando con un tasso di mortalità del 3,4 %, con quasi 120 mila infetti e oltre quattromila decessi segnalati fino a oggi. Questo rapporto di mortalità, unito all’estrema contagiosità e all’assenza di qualsiasi precedente immunità, sta portando i governi del mondo a reagire al nuovo virus con molta più urgenza rispetto alle più comuni influenze, che in genere hanno un tasso di mortalità dello 0,1% rispetto al tasso di infezione (un decesso ogni mille infetti). Ciò rende il coronavirus più di trenta volte più fatale di un’influenza ordinaria.

La chiusura delle città e di vaste aree della Cina, di scuole, uffici pubblici e aziende in sempre più numerosi Paesi, la limitazione degli spostamenti, la soppressione dei voli, le cancellazioni dei principali eventi pubblici, fino alla dolorosa sospensione delle Messe in Italia, unite alle dichiarazioni sullo stato di emergenza, di fatto sono tutti segni distintivi di una pandemia in atto. Gli italiani (come i coreani, gli iraniani, ma anche francesi, spagnoli e tanti altri) sono solo all’inizio di un grande sforzo sanitario che si preannuncia senza precedenti; gli esperti sanitari hanno ammesso che il virus non ha un controllo tracciabile, mentre il Centro americano per il controllo delle malattie sta preparando gli americani ad affrontare un’epidemia di coronavirus oramai certa.

Il virus detto Corona, che prende il nome dalla serie di punte simili a corone sulla sua superficie, ha il potenziale di creare recessioni economiche in tutto il mondo, interruzioni della mobilità globale delle persone, un affievolimento delle forniture internazionali e, soprattutto, una enorme sofferenza e tante perdite di vite umane. Anche se nessuno può sapere con certezza il massimo impatto medico del coronavirus, i suoi effetti a livello mondiale, basati sulla realtà o sulla percezione, sono già davanti a noi.

Il coronavirus sta inoltre causando un’escalation mondiale di ansie e di paure: paure personali, paure familiari, paure comuni, paure globali.

Ciò ci pone dinnanzi a una domanda fondamentale: come possiamo mantenere la nostra pace interiore di fronte a una potenziale pandemia?

Mentre il destino del coronavirus è incerto, la risposta cristiana non può non essere certa e concreta.

Insieme a tutti gli sforzi attivi necessari e appropriati per prevenirne la diffusione e sfuggire al suo contagio, il cristiano deve vedere questo scoppio virale nel contesto della fede e della divina provvidenza. Una possibile ragione per cui Dio permette epidemie globali come queste è di riportarci alle nostre vere priorità, ossia di ripotarci verso il Dio che ci ama e verso le famiglie e gli affetti più cari che lui stesso ci ha donato.

Ecco, pertanto, tre suggerimenti che vogliono essere altrettanti pilastri fondamentali della vita cristiana, per aiutarci a mantenere la nostra pace spirituale e interiore con l’avvicinarsi della sfida del coronavirus.

  1. Prega di più. Ironia della sorte, a volte rispondiamo ai momenti difficili diventando ancora più occupati, ancora più attivi, in parte a causa della nostra maggiore ansia. I cristiani dovrebbero piuttosto tornare a una maggiore generosità nella preghiera, che rimane il rimedio cristiano perenne davanti alle maggiori paure.

Anche in questi giorni difficili in cui non ci è possibile accostarci al nostro Gesù eucaristico, né attraverso la Messa né tramite l’adorazione eucaristica, possiamo vivere spiritualmente in grazia questo momento, invocando Gesù presente nei nostri cuori. La Trinità dimora nelle anime dei giusti e possiamo adottare le due pratiche spirituali più classiche e potenti: adorare Gesù presente spiritualmente nei nostri cuori e fare la comunione spirituale. Facciamo la comunione spirituale quando esprimiamo la nostra fede nella presenza reale di Gesù nell’eucaristia e poi gli chiediamo di entrare spiritualmente nei nostri cuori. I santi hanno paragonato la grande efficacia delle comunioni spirituali alla ricezione di Gesù da un “calice d’argento” quando non possiamo ricevere fisicamente Gesù eucaristia dal “calice d’oro”.

Possiamo anche leggere quotidianamente le letture delle Sacre Scritture e il Vangelo dalla Messa del giorno, se possibile davanti ad una statua di Nostro Signore o della Madonna, unendo i nostri cuori al sacrificio delle messe celebrate dai sacerdoti in tutto il mondo.

  1. Ricorda il valore soprannaturale della sofferenza. La sofferenza, sebbene non sia mai vista dalla Chiesa come un bene in sé, può tuttavia portare a una qualità trasformativa sotto il profilo soprannaturale, che non può essere sostituita da nessun’altra esperienza umana. San Giovanni Paolo II ne parlava così: “È la sofferenza, più di ogni altra cosa, a fare strada alla Grazia che trasforma le anime umane” (Salvifici doloris, 27).

Bisogna anche ricordare ai noi cristiani che siamo stati salvati attraverso la sofferenza e anche noi dobbiamo salvare attraverso la sofferenza. La lettera ai Colossesi (1:24) enuncia la sublime chiamata di san Paolo a “compensare ciò che manca alle sofferenze di Cristo per amore del suo corpo, che è la Chiesa”. Attraverso l’unione delle nostre attuali sofferenze, comprese quelle legate al coronavirus, alle sofferenze di Gesù sulla croce, possiamo far in modo che il rilascio di grazie soprannaturali per merito di Nostro Signore Gesù sul Calvario possa oggi contribuire alla salvezza dei nostri fratelli e delle nostre sorelle con tutte le difficoltà e le implicazioni che in questo periodo stanno vivendo.

Il grande Giovanni Paolo II spiega inoltre: “Ognuno è anche chiamato a partecipare a quella sofferenza, mediante la quale si è compiuta la redenzione. È chiamato a partecipare a quella sofferenza, per mezzo della quale ogni umana sofferenza è stata anche redenta. Operando la redenzione mediante la sofferenza, Cristo ha elevato insieme la sofferenza umana a livello di redenzione. Quindi anche ogni uomo, nella sua sofferenza, può diventare partecipe della sofferenza redentiva di Cristo” (Salvifici doloris, 19). Ciò comprende la chiamata cristiana universale a essere, secondo le parole di papa Giovanni Paolo II, “corredentori in Cristo”.

Il tradizionale ruolo di Maria, Madre di Gesù, come corredentrice, fornisce l’esempio più eloquente del valore soprannaturale di unire le nostre sofferenze umane a quelle del Redentore per la salvezza degli altri. Ancora una volta, san Giovanni Paolo II spiega: “Fu sul Calvario che la sofferenza di Maria Santissima, accanto a quella di Gesù, raggiunse un vertice già difficilmente immaginabile nella sua altezza da un punto di vista umano, ma certo misterioso e soprannaturalmente fecondo ai fini dell’universale salvezza” (Salvifici doloris, 25).

Maria è la corredentrice. Consentendo di dare alla luce il nostro divino Redentore (Lc 1:38) e soffrendo con lui ai piedi della Croce (Gv 19:26), Maria, in quanto essere immacolato, partecipò in modo univoco con e sotto Gesù all’opera storica della redenzione, come hanno insegnato papi, santi, martiri e mistici. Più la Chiesa riconosce il suo ruolo unico nella redenzione, meglio incarneremo i nostri ruoli cristiani come redentori con Gesù nel processo in corso di salvezza umana e nel trasformare le nuove sofferenze causate attraverso il coronavirus in una vittoria soprannaturale.

  1. Rivolgiti alla Madre di tutti i popoli. I primi cristiani conoscevano bene la potenza dell’invocazione a Maria, la Madre di Dio e la Madre spirituale di tutti i popoli durante i periodi di disastro. Con l’antica preghiera mariana, Sub tuum praesidium (“Sotto la tua protezione”, risalente al 250 d.C.) si invocava la Madre di Dio, in modo particolare durante i periodi di persecuzione della Chiesa primitiva, per ricevere la sua ineguagliabile intercessione materna nelle necessità più gravi. La storia, di volta in volta, testimonia che invocare la Madre di tutti i popoli in momenti di potenziale disastro porta sia a una pace spirituale personale sia alla pace e al sollievo per tutti.

Insieme alla grande e potente preghiera del rosario, raccomanderei anche la preghiera quotidiana alla Signora di tutti i popoli. Questa potente preghiera è stata rivelata direttamente dalla Madonna durante le sue apparizioni di Amsterdam (1945-1959), approvate dalla Chiesa, per rispondere ai pericoli globali di “degenerazione, catastrofi e guerra”. E sicuramente l’attuale epidemia di coronavirus si sta manifestando come una “preannunciata” e globale catastrofe a tutti gli effetti.

La preghiera alla Signora di tutti i popoli, con i suoi oltre cinquanta imprimatur da parte di cardinali e vescovi in tutto il mondo, è stata rivelata direttamente dalla Madonna, con la promessa che questa preghiera “ha un grande potere davanti al trono di Dio”:

Signore Gesù Cristo Figlio del Padre,

Manda ora il tuo Spirito sulla Terra.

Fa’ abitare lo Spirito Santo nei cuori di tutti i popoli,

affinché siano preservati dalla corruzione,

dalle calamità e dalla guerra.

Che la Signora di tutti i popoli,

la Beata Vergine Maria, corredentrice e mediatrice,

sia la nostra avvocata.

Amen

Questa preghiera è stata donata dalla Madonna anche per preparare il mondo a una definizione solenne, come dogma, del suo ruolo di Madre spirituale di tutti i popoli. La Beata Vergine, nelle sue apparizioni di Amsterdam, ha ripetutamente promesso che una solenne proclamazione da parte del papa dei suoi ruoli materni avrebbe permesso una immensa concessione di grazie, di redenzione e di pace per tutta l’umanità, attraverso la potente intercessione di Maria.

Dato che il coronavirus, come altre sfide contemporanee, sta mettendo a dura prova l’umanità, forse sarebbe il momento ottimale per incoronare Maria con questo dogma e consentire così la piena liberazione della sua più potente intercessione materna per il mondo e per la Chiesa. È tempo di invocare solennemente la Madre di tutti i popoli e l’aiuto divino per combattere un virus che sta raggiungendo e minacciando tutti i popoli.

Manteniamo pertanto la nostra pace cristiana durante la vicenda del coronavirus.

Preghiamo più generosamente, specialmente con il nostro Gesù eucaristico.

Offriamo le nostre sofferenze con Gesù come corredentori in Cristo.

E riconosciamo la potente intercessione della Nostra Madre e accogliamo e manteniamo il dono della pace di Cristo in questo tempo di prova, per il tramite della Madre spirituale di tutti i popoli.

Mark Miravalle

Cattedra di Mariologia “St. John Paul II”

Franciscan University of Steubenville

Ohio, USA

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Per approfondimenti, www. motherofallpeoples.com

 

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