I cattolici al tempo del coronavirus / 14

Qui Lecco

Oggi, visto che il potere mi impone il digiuno eucaristico, scelgo di praticare il digiuno dagli altri cibi. Farò così ogni domenica, fin tanto che non si potrà avere ancora la Messa.

Paolo Gulisano

Lecco

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Qui Abbiategrasso (Milano)

Buongiorno caro dottor Valli, è la prima volta che le scrivo anche se la seguo da tempo. Preparando le lezioni a distanza per i miei alunni (sono insegnante) mi sono imbattuto in un passo de I promessi sposi che avevo dimenticato. Nel capitolo XXIX, dove si parla dell’arrivo dei lanzichenecchi, Manzoni descrive il momento in cui don Abbondio lascia il paese per fuggire sotto la protezione dell’Innominato. Al momento di partire, il prete guarda la chiesa chiusa e fa questa riflessione: “Al popolo tocca a custodirla, che serve a lui. Se hanno un po’ di cuore per la loro chiesa ci penseranno; se poi non hanno cuore, tal sia di loro”. Attuale, che ne dice? È il popolo che deve salvare la Chiesa da pastori pavidi. Naturalmente ricordiamo che a fronte di un don Abbondio che scappa davanti al pericolo, c’è un fra Cristoforo che dal suo esilio sicuro torna a Milano per assistere gli appestati e muore. Speriamo che i fra Cristoforo siano tanti!

Alessandro Grittini

Abbiategrasso (Milano)

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Qui Monza

Gentile dottor Valli, la seguo da molto tempo con grande ammirazione e profondo interesse per le sue analisi e per le sue battaglie.

Siccome ho visto che nel suo blog sta raccontando il modo in cui i fedeli italiani stanno tentando di reagire alla situazione di emergenza di queste settimane, alla impossibilità di partecipare alla Santa Messa e di ricevere il Corpo di Cristo nell’Eucaristia, le voglio segnalare l’iniziativa che io e altri miei coetanei abbiamo preso da qualche giorno nel tentativo di riscoprire l’essenziale e affidarci a Dio e a Maria Santissima.

Abbiamo deciso di riunirci “virtualmente”, ogni giorno alle 19, per recitare insieme il Santo Rosario, offrendolo per la grave situazione che la Chiesa, l’Italia e il mondo intero stanno vivendo, affinché questo tempo di Quaresima, che per ognuno di noi sta rappresentando un deserto, si trasformi in un’occasione di bellezza e ricchezza.

Crediamo nella preghiera, soprattutto quella comunitaria, ancor di più se a recitarla sono tanti giovani.

Spero che questa iniziativa possa essere da stimolo e conforto per tutti coloro che, come noi, vivono una condizione di turbamento spirituale per la grande sofferenza di queste settimane e, soprattutto, per la inspiegabile reazione delle gerarchie ecclesiastiche.

Con lei nella preghiera

Salvatore Scaletta

Monza

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Qui Sesto San Giovanni (Milano)

Buongiorno, sono un prete, tuo affezionato lettore. Avendo preso parte a un triste e ridotto momento di esequie, ho visto una lapide, la cui scritta (Vita mutatur, non tollitur, Vita mutata, non tolta), contenuta nel rito della Messa per i defunti, mi ha ricordato il senso del mio ministero sacerdotale. Grazie per i tuoi spunti di riflessione, spesso pungenti, e grazie per il bene che vuoi alla Chiesa.

Uniti nella preghiera

Lettera firmata

Sesto San Giovanni (Milano)

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Qui Roma / 1

Vorrei che qualcuno mi spiegasse come si può stare un po’ in chiesa e pregare in raccoglimento (visto che ora qui a Roma si può andare, certo restando a “debita distanza” e poi non si può fare altro!) e non contravvenire alle disposizioni governative antivirus che vietano spostamenti da casa se non per i noti motivi di necessità e urgenza, pena rischio ammenda e arresto dalle pattuglie di polizia in servizio di vigilanza.

Lettera firmata

Roma

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Qui Roma / 2

Si chiudono le chiese per il coronavirus perché Gesù non è al primo posto. I nostri nonni avranno avuto innumerevoli difetti anche gravi, ma possedevano un unico grande pregio: la speranza. Avevano fede in Dio e lavoravano per garantire un’esistenza migliore ai propri figli. Nel mondo di oggi, tutto ciò non accade perché la grande maggioranza delle persone sta escludendo Cristo. Mi avrebbe fatto piacere se il papa avesse espresso questo concetto. Preghiamo anche per lui.

Lettera firmata

Roma

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Qui Puglia

Dopo esserci visti togliere la Messa, e avvertendo un vuoto incolmabile solo al pensiero di dover stare senza Gesù Eucaristia, lo Spirito mi ha spinta ad agire. L’idea è stata di chiedere se davvero le norme vigenti ci togliessero qualunque accesso a Gesù. Così mi sono rivolta al parroco, il quale ha detto di avrebbe riflettuto. Non era la risposta che desideravo, così sono andata oltre, ho preso il telefono e ho chiamato il nostro arcivescovo. Dopo avergli esposto il doloroso disagio (che io definisco quasi una violenza per l’anima) causato dal poter vivere la comunione con Cristo e avergli sottolineato che tanti di noi non possono essere privati del Cibo spirituale, gli ho chiesto chiaramente di poter ricevere la Santa Eucaristia fuori dalla Messa come si fa con gli ammalati. In fondo, si ci è garantito il cibo materiale per il sostentamento del corpo, perché deve esserci tolto quello spirituale, sostentamento dell’anima?

La risposta positiva dell’arcivescovo mi ha dimostrato che non c’è freno che tenga di fronte alla Provvidenza di Dio e alla sua infinita misericordia: nulla può separare la sposa dallo Sposo!

Cristiani di tutto il mondo, vi dico: non arrendetevi davanti a nulla! Finché lasciano agire Cristo in noi, la sua volontà vincerà sempre! Ricordiamoci le sue parole: “Sarò con voi ogni giorno, fino alla fine del mondo”. Non è certo Gesù che ci abbandona. Viva Gesù! Viva Maria!

Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e Divinissimo Sacramento.

Lettera firmata

Puglia

 

 

 

 

 

 

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