Civitavecchia, venticinque anni dopo / “Figli miei, piango ma voi non mi ascoltate”

Dal 2 al 6 febbraio 1995, una Madonnina di gesso, proveniente da Medjugorje, per tredici volte piange sangue nel giardino privato della famiglia Gregori, in località Sant’Agostino, nella periferia Nord di Civitavecchia. Il 15 marzo successivo il fenomeno si ripete nelle mani del vescovo della città, Girolamo Grillo. Il 10 aprile, il cardinale polacco Andrzej Maria Deskur, fraterno amico di Giovanni Paolo II, dona ai Gregori a nome del Papa una statuina del tutto identica alla precedente che da allora fino a oggi, in determinate feste liturgiche o in presenza di gente che prega, essuda un’essenza, un olio profumato; e questo fenomeno coinvolge talvolta anche la grotticina della Vergine, le foglie dell’edera e la natura circostante. Dal 2 luglio 1995 al 16 maggio 1996, infine, la famiglia Gregori testimonia un ciclo di oltre novanta apparizioni mariane apportatrici di messaggi per la Chiesa e il mondo intero.

Di tutti questi fatti, in gran parte sconosciuti al grande pubblico, che casomai aveva avuto notizia delle lacrimazioni, offre un’avvincente narrazione Civitavecchia. 25 anni con Maria, scritto da padre Flavio Ubodi per le Edizioni Ares di Milano. Il teologo cappuccino è stato il vicepresidente della Commissione diocesana oltre che il delegato vescovile per i rapporti con la famiglia della Madonnina e, pertanto, ha costruito per l’anniversario un libro dal di dentro dei fatti di cui si parla, riportando i messaggi della Madonna così come sono stati dettati ai Gregori, oltre che tanti documenti sia dell’inchiesta ecclesiale sia di quella giudiziaria. Il risultato è che veniamo a conoscenza di una mariofania articolata e sorprendente che si rivolge al mondo di oggi, così inquieto dentro e fuori la Chiesa. Ne parliamo, per un approfondimento, con il giornalista Riccardo Caniato, che alla vicenda di Civitavecchia ha dedicato un’inchiesta (La Madonna si fa la strada, sempre per Ares) e che interviene nel libro di padre Ubodi come curatore e con una prefazione.

Sono passati venticinque anni dalla prima lacrimazione di sangue della Madonna di Civitavecchia. A che punto è la vicenda? Qual è la posizione della Chiesa? Quali le conclusioni della commissione d’inchiesta?

Per fare il punto della vicenda dopo venticinque anni bisognerebbe leggere nei cuori delle persone per vedere chi è cambiato e chi no. Quello che resta inconfutabile, in un tempo in cui gli uomini hanno voltato le spalle a Dio, è il richiamo dei segni oggettivi, verificati, opposti e complementari – il sangue e l’olio – offerti e riscontrati da due sacre immagini della Mamma celeste. Nel Vangelo di Luca (cfr 19,38-40) si dice che qualora i discepoli cessassero di annunciare che Gesù è il Messia, il Re che viene nel nome di Dio, cioè il Salvatore del mondo, «grideranno le pietre». E che cosa sono, se non pietre che gridano, due statue di gesso pieno che danno segni straordinari?

Riguardo alla posizione della Chiesa. Il vescovo di Civitavecchia nel 1995 istituì una commissione di undici membri di cui alcuni indicati dalla Santa Sede. Ne fecero parte anche un futuro vescovo, l’abbé René Laurentin, e padre Stefano De Fiores, considerati all’epoca i mariologi più preparati. Finì che sette membri riconobbero la soprannaturalità dell’evento, uno diede voto contrario, mentre gli altri tre, se pure favorevolmente colpiti, diedero un voto sospensivo per aver più tempo per riflettere. Due di questi ultimi, tuttavia, manifestarono successivamente la loro piena adesione. Così, nei dieci anni delle lacrime, monsignor Grillo fece stampare un Dossier diocesano, prefato da Vittorio Messori, in cui padre De Fiores dichiarava che «a Civitavecchia si è manifestato il dito di Dio».

Nel frattempo, fin dal 17 giugno 1995, la Madonnina delle Lacrime era stata intronata solennemente ed esposta alla venerazione dei fedeli nella parrocchia di sant’Agostino, di cui fa parte la famiglia Gregori. Ciò si spiega perché a quell’epoca la Madonnina si era già assicurata un devoto veramente speciale. Si seppe, in seguito, che Giovanni Paolo II aveva voluto venerare la sacra immagine nella sua Cappella privata il 9 giugno 1995. In quella circostanza la incornò e le donò il Rosario e una rosa d’oro. Ma il mistico Papa non si è fermato a questo: si è recato almeno due volte in incognito in pellegrinaggio a Sant’Agostino e ha controfirmato di suo pugno una relazione del vescovo Grillo secondo cui l’Atto di affidamento dell’8 ottobre 2000 è stato effettuato in ascolto delle lacrime di Civitavecchia.

A suggello di tutti questi avvenimenti c’è il decreto (prot. n. 32 del 2005) con cui il vescovo Grillo, nel decimo anniversario delle lacrimazioni nelle sue mani, erige a santuario mariano diocesano la parrocchia di Pantano.

La Chiesa si è pronunciata anche sugli altri segni e sulle apparizioni?

Nell’ordinare tutti gli interventi ufficiali compiuti dal vescovo sono giunto alla conclusione che l’autorità della Chiesa ha riconosciuto la veridicità della mariofania di Civitavecchia nelle sue molteplici manifestazioni. Le disposizioni in vigore della Congregazione per la dottrina della fede attribuiscono all’ordinario diocesano la competenza nel discernimento e giudizio di presunti eventi di ordine soprannaturale delle rivelazioni private. Nel Catechismo, del resto, si legge che il vescovo è Pietro nella sua giurisdizione.

Riguardo al nostro caso, monsignor Grillo in primo luogo è stato testimone diretto non solo delle lacrimazioni di sangue, ma anche delle essudazioni e delle lacrime acquose, che definiremo «normali», della Madonnina donata da san Giovanni Paolo II; e delle stesse apparizioni, in quanto, come ha riportato nel suo diario La vera storia di un doloroso dramma d’amore (Shalom), lui stesso chiese e ottenne dalla Madonna, mediante la piccola Jessica Gregori, alcuni segni comprovanti.

Ma in ogni circostanza il vescovo si è assunto anche le proprie responsabilità di giudice, mettendo in atto azioni concrete. Per esempio, ha fatto esaminare scientificamente al Policlinico Gemelli di Roma anche l’olio di cui si unge la seconda statua, prima di dare pubblica testimonianza delle essudazioni. Per quanto concerne le apparizioni, ha intrapreso un’iniziativa altamente significativa: nel giorno della festa dell’Immacolata Concezione del 1996 ha consacrato la città e la diocesi di Civitavecchia al Cuore Immacolato di Maria, in risposta a una precisa richiesta avanzata dalla Madonna e citando alla lettera il messaggio da lei consegnato in merito alla piccola Gregori il 7 dicembre 1995. Successivamente, monsignor Grillo ha fatto pubblicare due preghiere di consacrazione dettate in apparizione della Vergine e, l’8 dicembre 2005, ha celebrato una Messa nella casa dei Gregori firmando una lettera in cui faceva cadere tutte le restrizioni imposte durante il suo discernimento e restituiva loro libertà di testimonianza. Fu in quell’occasione che acconsentì anche a che padre Ubodi potesse redigere e pubblicare una cronaca e un commento sull’iniziativa di Dio a Civitavecchia.

La Vergine è anche apparsa e ha dato alcuni messaggi alla famiglia Gregori. Ci puoi dire in quali circostanze sono avvenute le apparizioni, e qual è il contenuto dei messaggi?

Sinteticamente: la Madonna è apparsa almeno in un’occasione a tutti i membri della famiglia Gregori. Ma destinatari del ciclo di apparizioni e dei messaggi degli anni 1995-1996 sono stati papà Fabio e sua figlia Jessica, gli stessi soggetti che sono stati chiamati a testimoni della prima lacrimazione di sangue il 2 febbraio. A Jessica la Vergine ha confidato anche alcuni segreti per il vescovo Grillo e ha comunicato la terza parte del Segreto di Fatima da condividere con il Santo Padre. Ciò è avvenuto il 27 agosto 1995, prima che il Segreto fosse reso manifesto dal Vaticano, nel 2000. Nel 1996 Jessica e la sua famiglia hanno potuto incontrare eccezionalmente suor Lucia dos Santos nel monastero di Coimbra. Padre Ubodi si interroga su perché la Madonna abbia voluto fare questo passaggio di testimone fra l’anziana veggente di Fatima e una bambina che allora aveva solo sei anni.

Ma se i Segreti restano tali, quel che è certo che la mariofania di Civitavecchia è collegata implicitamente a Medjugorje per la provenienza delle statue, ma manifestatamente a Fatima perché è la Madonna stessa a dirlo. E lo fa con forza: “Le tenebre di satana stanno oscurando ormai tutto il mondo e stanno oscurando anche la Chiesa di Dio. Preparatevi a vivere quanto io avevo svelato alle mie piccole figlie di Fatima”. Sempre sinteticamente, si può dire che il contenuto del messaggio di Civitavecchia ruota attorno all’esigenza di una ritrovata unità della famiglia, piccola Chiesa domestica, nell’unità della Chiesa, che sta vivendo il rischio di una “grande apostasia”. Entrambi questi istituti sono nel mirino dell’avversario di Dio. “Satana vuole distruggere la famiglia e la Chiesa” e ciò che è accaduto dal 1995 fino a oggi ci invita a non sottovalutare la portata di questa profezia.

La Vergine, che qui si presenta nei titoli di Madonna delle Rose dal Cuore Immacolato, Regina della Famiglia, Portatrice di Pace e Madre della Chiesa, ha detto anche che la nostra nazione è in pericolo e ha messo in guardia dall’evenienza di una nuova guerra mondiale.

Detto questo, la forma dei messaggi è dolcissima. Le apparizioni avvengono nei tempi del quotidiano, a casa, in giardino, in montagna, a scuola per la piccola Jessica e, quando Maria viene, chiede a Fabio “scusa per il tempo rubato alla sua famiglia”. E persino quando la Madonna si rivolge ai vescovi, implorandoli “di non farla più piangere per i tanti che muoiono per le loro colpe” (con evidente rimando alla grande crisi di fede che non risparmia le gerarchie e che ha per conseguenze la trascuratezza nel ministero sacramentale e i gravi comportamenti che negli ultimi anni hanno riempito la cronaca dei giornali) li chiama “dolci figli”, “eredi di Cristo”, ricordandogli la radice della loro vocazione e del loro mandato come successori degli apostoli.

Chi può vincere questa crisi, la disperazione di un mondo senza senso? Il Signore Gesù. Maria, che col suo libero sì ha permesso all’Infinito di Dio di entrare nel finito dell’uomo, ci indica Lui e a Lui conduce in tutte le sue sante apparizioni. Ed è significativo che la prima volta che si mostra a Civitavecchia, il 2 luglio 1995, lo faccia in chiesa e non dica nulla: la Mamma appare sopra l’altare nel momento della Consacrazione e resta in adorazione fino al termine della Comunione. Che cosa traiamo da questo messaggio silenzioso? Il Pane Eucaristico, oggi dimenticato, lasciato solo, è veramente Gesù vivo, il Signore della vita, il medico del corpo e delle anime. Ed ecco che nell’ultima apparizione, la Madonna di nuovo ci rimanda a Lui: “Io vado via, ma mio Figlio Gesù, vostro Fratello, rimarrà sempre dentro di voi in tutti i tabernacoli della Chiesa, se vorrete…”.

La Mamma si appella alla nostra libertà e, insieme con l’Eucaristia, ci esorta a una vita sacramentale assidua e corretta, con particolare attenzione anche alla Confessione, “almeno una volta alla settimana”; per poi chiederci di consacrarci al suo Cuore Immacolato e di pregare Dio con la corona del Rosario, “arma divina per sconfiggere satana”. Aggiunge che per pregare basta vivere ogni momento della nostra esistenza nella presenza del Paradiso. Dice così: “Vi insegno a pregare, dolci figli miei. Cercatemi ogni momento durante la giornata, lavorando, pensando ai bambini, ringraziando Gesù, perché queste sono preghiere d’amore”. Infine, rimanda alla Parola e al Magistero. Nello specifico Ella addita in “Giovanni Paolo II il dono più grande che il mio Cuore Immacolato abbia ottenuto dal Cuore di Gesù”. È il santo Papa del motto Totus tuus, l’autore della Veritatis splendor, della Familiaris consortio, che la Madonna stessa pone a faro dei cristiani del nostro tempo. E sono felice che Papa Francesco lo abbia proclamato “Patrono della Famiglia” e definito “Magno”.

Tu hai potuto conoscere bene la famiglia Gregori. Com’è cambiata la loro vita in questi venticinque anni? In che modo la lacrimazione e le apparizioni hanno influito sui membri della famiglia?

I Gregori sono persone autentiche, buone e intelligenti, che da venticinque anni si sono rese disponibili a testimoniare nella fedeltà del quotidiano la fedeltà dell’amore di Dio che è stato a loro rivelato in un modo speciale. Nella loro casa sia io sia mia moglie e i miei figli abbiamo potuto vedere e toccare con mano le essudazioni della Madonnina donata da Giovanni Paolo II. Ma più di questo segno incontrovertibile noi tutti siamo rimasti colpiti dall’ospitalità generosa di queste persone, come famiglia e come singoli: vivono lo straordinario nell’ordinario dello scorrere dei giorni, senza retorica, senza vantarsi, con allegria, veramente con “l’umiltà e il nascondimento” che ha domandato loro la Madonna.

Non è perché uno ha le apparizioni che abbia poi una vita da privilegiato: mi colpisce sempre quanto Fabio e Davide lavorino sodo per mantenersi con turni anche di notte e molto faticosi, e poi per tenere in ordine la propria casa che Fabio si è costruito pezzo a pezzo. Mamma Annamaria (ottima e generosa cuoca per chi si affaccia sulla porta), e Jessica (oggi giovane donna, madre, moglie e lavoratrice), in tempi diversi hanno dovuto anche combattere con due differenti forme tumorali, nel caso di Annamaria molto aggressivo.

Vedi? Non cambiano le circostanze e le difficoltà che sono di tutti, ma nella fede e nella grazia di Dio cambiano le modalità con cui le si affrontano. I frutti dello Spirito, nel solco di san Paolo nella Lettera ai Galati, sono gioia, pace, pazienza, letizia perseveranza…

Fin dall’inizio, i protagonisti sono stati bersagliati da attacchi di ogni tipo, tesi a screditarli. E anche di recente abbiamo visto che c’è stato un tentativo in tal senso. Che cosa pensi di questa ostilità?

Appena uscito il libro Civitavecchia. 25 anni con Maria, padre Flavio Ubodi è stato invitato a Porta a Porta. Sembrava l’occasione, a distanza di tanto tempo, di poter inquadrare e raccontare con calma una vicenda in larga parte, come si vede, ancora sconosciuta e nel suo insieme imponente. Invece, quell’invito e quella trasmissione erano stati architettati per dare risalto al racconto di un signore, Ivano Alfano, che ha dichiarato di esser stato lui a sporcare col suo sangue la statua dei Gregori il 2 febbraio 1995. Poco importa se le rivelazioni di questo teste non trovino riscontro nella realtà di com’era la casa e il giardino dei Gregori all’epoca dei fatti; e che contraddicano le conclusioni della Magistratura e della Commissione diocesana, che si avvalgono anche, fra molte altre, delle deposizioni di poliziotti, carabinieri, di un colonnello dei bersaglieri, del capo dei vigili e di due cronisti del Messaggero di Civitavecchia che hanno giurato di aver visto le lacrime formarsi e/o iniziare a muoversi nei giorni successivi al 2 febbraio, per non parlare della deposizione dello stesso vescovo, che è stato destinatario della lacrimazione il 15 marzo successivo, a sua volta in presenza di altri testimoni… Poco importa, dicevo, perché l’unico scopo di quella serata è sembrata l’opportunità di lanciare un istant book di Alfano, scritto, guarda a caso da una giornalista di Porta a Porta insieme con un vicedirettore di Rai Uno, a cui fa riferimento il programma.

Ci sarà tempo per capire come verrà approfondita tale situazione nelle sedi opportune. Tuttavia, ciò che colpisce, ora come venticinque anni fa, è che intorno alla vicenda della Madonna di Civitavecchia si sono levati tanti polveroni, quasi a impedire alla verità dell’evento di emergere nella sua evidenza. Ricordo che nel febbraio 1995, nonostante siano stati proprio i Gregori a chiamare sia il vescovo sia la polizia per avvisare dell’accaduto, si sono ritrovati inizialmente non creduti dal primo e inquisiti dalla Magistratura che ha aperto un fascicolo con ipotesi di reato per truffa, accrescita di miracolo e manipolazione della credulità popolare. Anche in questo caso, poco importa se dopo cinque anni di intercettazioni, irruzioni, perquisizioni, tac e risonanze magnetiche sul simulacro, nell’ottobre del 2000 la Magistratura abbia chiuso il caso, mettendo nero su bianco – cito a braccio – che i Gregori sono innocenti, non si sono avvantaggiati economicamente, anche perché la Madonnina non è stata contraffatta al punto che quanto successo è qualcosa di umanamente inspiegabile che forse solo la Chiesa potrà spiegare… Poco importa. Invece di dare finalmente attenzione al fatto che il Cielo potesse aver veramente qualcosa di importante da dirci, l’attenzione dell’opinione pubblica si è spostata sulla questione del Dna.

Perché i Gregori si sono rifiutati di sottoporsi all’esame del Dna per verificare l’eventuale identità fra il loro sangue e quello della Madonnina?

Nel libro di padre Ubodi si riportano fatti e documenti. Fabio Gregori aveva dato piena disponibilità per sé e i suoi familiari. Anche i suoi fratelli si erano resi disponibili. Si sono opposti il vescovo e l’avvocato di famiglia dopo il parere espresso dai due medici, periti di parte. Questi erano due illustri luminari: il dottor Fiori, primario dell’Istituto di Medicina legale del Gemelli, nominato dal vescovo, e il dottor Umani Ronchi, suo omologo a La Sapienza, che rappresentava la famiglia Gregori. Avvenne che, dopo la lacrimazione nelle mani di monsignor Grillo, il dottor Spinella, il terzo perito coinvolto, organico della Criminalpol, asportò tutto il sangue possibile dalla statua senza aspettare la compresenza dei due illustri colleghi, i quali, da quel momento, paventarono legittimamente una possibile manipolazione del campione. Inoltre, esiste una relazione, redatta il 14 aprile 1995, in cui lo stesso Spinella riferisce alla Procura di Civitavecchia che per i dati a disposizione si è riusciti a isolare dal liquido ematico solo cinque polimorfismi, “rilevabili nella popolazione in generale”, pertanto totalmente inadatti a stabilire un’identità con il sangue dei Gregori. È curioso che, nonostante sia stato proprio il perito della Criminalpol a trarre queste conclusioni, nel marzo 2013 abbia dichiarato al programma La storia siamo noi che se i Gregori si fossero sottoposti alla prova del Dna nel 1995 si sarebbe pervenuti a risultati certi.

Come vedi, per le ragioni più diverse, sulla Madonnina sono arrivate al grande pubblico spesso informazioni parziali, superficiali, spesso errate e certamente pregiudizievoli. Anche dall’interno della Chiesa stessa.

Puoi farci qualche esempio?

Il più eclatante. Il 17 febbraio 2005 il cardinale Tarcisio Bertone annuncia in Tv che una Commissione vaticana ha indagato le lacrime di Civitavecchia ed è pervenuta a una conclusione di non constat. Il gesto è irrituale, perché l’allora cardinale arcivescovo di Genova travalica l’ordinario di Civitavecchia rendendo pubbliche informazioni e situazioni al di fuori della sua competenza. Monsignor Grillo era un uomo mite, ma la sua replica fu nettissima. Il 18 febbraio, intervistato da Andrea Tornielli sul Giornale, dichiarò: “Fino a prova contraria il responsabile della diocesi sono io”. Aggiunse: “Non ho avuto alcuna comunicazione ufficiale di questo risultato”. E poi: “Non sono mai stato convocato, né interrogato. Nessuno mi ha chiesto nulla”. Padre Ubodi, che ricostruisce la vicenda, aveva a suo tempo raccolto le indiscrezioni di monsignor Domenico Pecile, che era stato il presidente di questa Commissione vaticana supervisionata dal cardinale Ruini: il presule, confidandogli la sua personale convinzione sulla verità dell’evento, gli rivelò che l’orientamento generale aveva preso la direzione del non constat per il pregiudizio di alcuni membri influenti.

Ma non solo il vescovo di Civitavecchia, bensì lo stesso padre Flavio non fu chiamato a deporre. E in questo modo la Commissione della Santa Sede non venne a sapere fino al 2005 che Giovanni Paolo II aveva da tempo fatto sua la causa della Madonnina. Monsignor Pecile riferì al vescovo Grillo, il quale nel frattempo aveva potuto aggiornare su tutto il cardinale Ruini, che fu il Papa stesso a intervenire chiedendo di studiare ancora il caso. E lo stesso Ruini disse a Grillo che i nuovi elementi emersi invalidavano i risultati fino a quel punto conseguiti. Di fatto la Commissione si sciolse – monsignor Pecile nel frattempo è venuto a mancare – senza la pubblicazione di alcun decreto conclusivo.

Ciò nonostante, il cardinale Bertone non parve desistere dal suo atteggiamento ostile. Divenuto nel 2006 segretario di Stato, fece nominare vescovo di Civitavecchia don Carlo Chenis, salesiano come lui, che era stato suo collaboratore. Orbene il nuovo vescovo, passato al Cielo prematuramente il 19 marzo 2010, confidò a monsignor Grillo di essere stato mandato a Civitavecchia dal suo superiore con il preciso mandato di cancellare il culto della Madonna di Pantano. Cosa che, però, il nuovo vescovo, venuto a conoscenza della realtà, si rifiutò di fare. L’emerito riferì queste confidenze al giornalista Luciano Regolo, attuale condirettore di Famiglia cristiana, che nel 2014 le pubblicò nel volume Le lacrime della Vergine (Mondadori).

In effetti, per oltre un anno dal suo insediamento, monsignor Chenis ignorò i Gregori, ma poi, dopo averli conosciuti, abbracciò con forza la causa della Madonnina, adoperandosi per trovare i finanziamenti in Cei per l’erezione del santuario decretato da monsignor Grillo.

L’attuale vescovo, monsignor Luigi Marrucci, nel 2014 ha proceduto a una nuova, solenne incoronazione della Madonnina delle Lacrime. Ma poi non ha portato avanti il progetto del santuario, nel quale tra l’altro aveva disposto di essere sepolto monsignor Grillo, morto ottantasettenne nell’agosto 2016 in Romania, dove il suo corpo è stato lasciato finora. Si ha la sensazione che nell’attuale conduzione della diocesi si guardi con indifferenza alla mariofania di Pantano: dopo il caso Alfano, non risulta che sia arrivata una parola di conforto ai membri della famiglia Gregori. E anche quando essi hanno avuto la possibilità di accedere ai media, per poter esporre con pacatezza la verità dell’esperienza da loro vissuta, non hanno avuto accanto l’attuale vescovo e il suo sostegno paterno.

Ti sei fatto un’idea del perché di questi pregiudizi o dell’indifferenza di certa parte della Chiesa rispetto a una realtà che, al contrario, appare complessa e ricca di implicazioni per la vita di fede?

Nello specifico dei fatti di Civitavecchia, le obiezioni più ricorrenti che ho sentito negli anni sono lo scandalo prodotto da una lacrimazione di sangue – non è bella da vedere, crea straniamento e disgusto – e dal fatto che il liquido ematico riscontrato fosse di genere maschile. Ma nel primo caso vi è da dire che in una situazione di grande stress è possibile sudare e piangere sangue. Tecnicamente si dice ematidrosi. Ed è ciò che è successo a Gesù nella sofferta solitudine del Getsemani e nella sua Passione. Riguardo al secondo aspetto, monsignor Grillo mi disse che durante le analisi non fu immediato riconoscere il genere del sangue della Madonnina, quando, peraltro, nei Messaggi delle rivelazioni private, si dice chiaramente che la Vergine ha pianto il sangue di suo Figlio. Del resto, Egli fu concepito dallo Spirito Santo nel grembo verginale di Maria, la quale, quindi, ha trasfuso nel Figlio da sola la sua componente biologica umana, il suo Dna, il suo stesso sangue…

Se si porta questo dato sul piano di una lettura simbolica e spirituale, il fatto che Madre e Figlio siano accomunati dallo stesso sangue offre un’idea struggente, anche sul piano biologico, di come Maria sia stata coinvolta dalla Passione di Gesù, quasi fosse anche corporalmente un tutt’uno con Lui sopra al Golgota. Non si dice che una mamma muore con lui se un figlio è strappato alla vita? È ciò che è accaduto a Maria accanto al Crocifisso innocente.

Occorre poi ricordare che accanto al segno doloroso ed estraniante delle lacrime di sangue a Civitavecchia perdura un secondo segno: quelle essudazioni di olio crismale che danno un’immagine efficace di Maria che si fa Madre della Chiesa ai piedi della Croce e che nel cuore del Cenacolo chiede, ottiene ed effonde sulla Chiesa stessa lo Spirito Santo Paraclito.

Ma al di là di questi elementi specifici che ingenerano riluttanza, riscontro che molti consacrati già da diversi decenni ormai vivono quasi con imbarazzo l’evenienza dei fatti di natura soprannaturale in generale. Tutto l’Occidente è pervaso da un’impostazione illuminista e razionalista che frena quel salto della fede che si accompagna alla ragione e che pure resta necessario per intendere le cose di Dio e vivere fin da ora, qui in terra, in comunione con Lui e nel cono di luce del Paradiso.

Si dice che non abbiamo bisogno delle apparizioni, che il kerigma è già compreso nella rivelazione del Cristo. Ed è vero, ma se si assolutizza questo assunto si rischia di cadere nella presunzione che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, la Madonna e i Santi non possano intervenire ancora nella storia degli uomini. Ma chi siamo noi per giudicare tali iniziative, qualora venissero veramente dal Cielo? È doveroso che la Chiesa sia prudente nell’analisi di fatti come questo, ma è doveroso che si metta in posizione di ascolto, nella consapevolezza che l’apparizione è il metodo con cui Dio da sempre comunica all’uomo. Al principio della Genesi, con sguardo a Adamo ed Eva, si legge che il Creatore “passeggiava con loro” nel Giardino dell’Eden. E spesso non facciamo caso che i Vangeli iniziano con l’apparizione dell’arcangelo a Maria e terminano con le apparizioni del Risorto. Ragione per cui, Pietro, il primo papa, negli Atti degli apostoli fonda la Chiesa su “Gesù di Nazaret…, l’uomo accreditato da Dio per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso operò fra di voi per opera sua”.

Nel linguaggio delle apparizioni, oltretutto, c’è sempre una presa di posizione netta in cui i principi di bene restano legati al Vangelo e alla Tradizione senza deroghe e possibilità di fraintendimenti. Come dire, il bene è bene, il male è male, con il Padre nei Cieli che è sempre pronto a perdonare purché esercitiamo la nostra libertà, sforzandoci di vivere un cammino di lotta ascetica; in altre parole, cercando di non peccare più. Nelle apparizioni, che segnano l’irruzione della dimensione dell’eterno, la “compassione” proposta non è un sentimento di resa e di commiserazione umane di fronte al tanto male che serpeggia e ci attanaglia quaggiù, ma è compartecipazione offerta e consapevole della Croce di Cristo per il riscatto e la salvezza del mondo. E la Carità, su cui saremo giudicati, si lega in modo indissolubile alla Verità e alla Giustizia di Dio. Anche la Verità viene mostrata come una forma alta di Carità. Ma tutti questi concetti restano poco decifrabili da quanti ritengono che il Vangelo e la Tradizione della Chiesa non contengano principi immutabili ma che, al contrario, si debbano sempre adattare a tempi, luoghi e circostanze particolari. Per costoro è inaccettabile che la Madonna, anche a Civitavecchia, parli di “vera famiglia” e di “vera Chiesa di Dio”, e che stiamo vivendo il rischio di “una grande apostasia”.

La storia della Madonnina di Civitavecchia ha qualcosa da dirci per quanto riguarda il momento così difficile che stiamo vivendo a causa dell’epidemia di coronavirus?

La vicenda della Madonnina, con o senza coronavirus, ricorda a tutti la nostra matrice: cioè che per grazia siamo figli creati a immagine e somiglianza di Dio e da Lui amati. La nostra vita terrena è cosa breve, destinata a finire, così come i tesori che possiamo accumulare in terra ma che non potremo portare con noi. Basta un soffio e veniamo spazzati via. San Paolo ci spiega che il male intorno a noi – compresa la morte – è soggetto al principe di questo mondo e alle sue regole.

Ma Maria, la Mamma celeste, la stella del mattino di ogni giorno nuovo, non si è stancata di affacciarsi, ancora oggi, nel tempo degli uomini dall’eterno presente del tempo di Dio. È la Ianua Caeli, la porta del Cielo attraverso il cui corpo glorioso già intravediamo la luce della risurrezione e la Casa celeste preparata per noi, a cui può tornare anche questa generazione inquieta come il figliuol prodigo dal Padre suo.

A Civitavecchia Maria indica con forza Gesù Eucaristico, il Pane e il Medico dell’anima e del corpo, l’Acqua che disseta la Samaritana, di cui non possiamo fare a meno, specialmente in un tempo come questo.

Sta a noi, però, decidere il da farsi. Dio non lede mai la libertà dei figli suoi. E alla Madre del Cielo non resta che aspettare, e soffrire di trepida attesa, come lei stessa ci ha confidato da Civitavecchia il 26 agosto 1995: “Figli cari, piango perché vi sto parlando in ogni parte del mondo, donandovi segni straordinari, ma voi non mi ascoltate”.

A cura di Aldo Maria Valli

 

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