Conforti religiosi per i malati di Covid-19 / Una storia americana

Come ottenere l’unzione degli infermi per un malato di Covid-19 nonostante l’isolamento?

Una storia che arriva dagli Stati Uniti racconta l’esperienza di una famiglia che non si è arresa di fronte al divieto di avvicinare la nonna, di settantotto anni, ricoverata per coronavirus in un ospedale privato.

Il 29 marzo la signora, cattolica praticante e malata di Covid-19, ha potuto ricevere l’unzione degli infermi dopo una trattiva tra la famiglia e la struttura ospedaliera.

In un primo tempo i responsabili dell’ospedale avevano detto di no, ma in seguito, dopo che la famiglia ha chiesto l’aiuto di un avvocato, hanno accettato.

La richiesta, dietro assistenza dell’avvocato, è stata formulata così: “Mi chiamo… Sono figlio della signora… La nostra famiglia apprezza le meravigliose cure mediche e l’attenzione che state dimostrando nei confronti di mia madre. Lei è una devota cattolica e mi ha chiaramente espresso il desiderio di ricevere l’unzione degli infermi da un sacerdote cattolico. Mia madre crede che la sua vita spirituale sia più importante della sua vita fisica. La mia richiesta è stata più volte respinta, causando a mia madre e a tutta la nostra famiglia un’estrema sofferenza, tenuto conto che potrebbero essere le ultime ore di vita della mamma. Abbiamo trovato un prete disposto a entrare nel reparto per amministrare l’unzione degli infermi, con tutti i dispositivi di protezione necessari. In contatto con il nostro avvocato, riteniamo che questa nostra richiesta sia ragionevole. All’occorrenza, siamo disposti, con il nostro avvocato, a un incontro con il personale ospedaliero, per stabilire i dettagli, tenendo conto della sicurezza di tutti gli interessati”.

La richiesta, così formulata, è stata inoltrata alla direzione sanitaria e dopo circa un’ora è stata approvata.

Che cosa insegna la vicenda?

Prima di tutto, dice il figlio della signora (rimasta anonima per ovvie ragioni di opportunità e riservatezza) non bisogna dare scontato che questa “strategia” possa funzionare in ogni caso. Tuttavia, qualche consiglio può essere dato. È necessario naturalmente trovare un sacerdote disponibile (nel caso specifico, è stato trovato dopo che altri cinque hanno detto di no). Se l’ospedale approva la vostra richiesta e non avete un prete a disposizione, rischiate di perdere tempo prezioso.

Fatevi aiutare da un avvocato. L’ospedale, sapendo che c’è il coinvolgimento di un legale, può diventare più attento alla vostra richiesta e ai vostri diritti. Puntando sul concetto di sofferenza spirituale ed emotiva, l’avvocato può far capire all’ospedale che ci sono margini per avviare una causa nel caso i diritti del paziente non venissero rispettati.

Occorre mantenere la calma e argomentare la richiesta senza assumere toni polemici o minacciosi. Bisogna ricordare che il personale dell’ospedale sta facendo un duro lavoro per salvare vite umane. Importante è mostrare apprezzamento per questo lavoro e considerare che se la richiesta dei conforti religiosi viene respinta non è per dispetto o noncuranza, ma perché ci sono davvero preoccupazioni per la salute delle persone coinvolte.

Non bisogna vergognarsi di fare appello allo spirito di carità e di pietà del personale.

Nel caso specifico, il sacerdote ha ottenuto il permesso di entrare nel reparto, ma il figlio della signora no. Tuttavia, dice il figlio, sono stato felice di fare questo scambio. “Oltre alla remissione dei peccati, una delle grazie derivanti dall’unzione con l’olio è la calma che sconfigge la paura, è l’illuminazione dell’anima con una gioia pia e santa. L’unzione degli infermi vale ogni sforzo fatto per ottenerla”.

A.M.V.

Fonte: LifeSiteNews

Foto: Shutterstock.com

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