Razzismo e diritti Lgbtq: il paragone non tiene

La stonatura del confronto risulta subito evidente. Il colore della pelle è naturale, i percorsi sessuali Lgbtq non sono naturali. Il colore della pelle è oggettivo ed ascrittivo, gli altri sono soggettivi e frutto di una scelta. Ora, anche un bambino sa che le cose che ereditiamo in quanto espressione della nostra natura umana ci appartengono per diritto, fanno parte di noi, mentre le cose che scegliamo possono essere in continuità con la nostra natura oppure contrarie ad essa. Se così non fosse, le nostre scelte non avrebbero un significato morale. Quindi ciò che ci appartiene per natura ci deve essere riconosciuto, ciò che facciamo per scelta ci deve essere riconosciuto se è naturale oppure non riconosciuto – anche se in privato lo facciamo – perché è innaturale. Il paragone tra razzismo e Lgbtq non tiene per niente.

*******

Google sostiene nei suoi articoli ufficiali che la lotta Lgbtq per i “nuovi diritti sessuali” è da paragonare alla lotta dei neri americani contro il razzismo [vedi qui]. Lasciamo da parte la questione del razzismo in sé che avrebbe bisogno di molti chiarimenti rispetto alla versione ufficiale che va per la maggiore. Soffermiamoci sulla equiparazione: lottare per il riconoscimento giuridico delle proprie tendenze sessuali innaturali sarebbe come lottare per il riconoscimento giuridico della pari dignità di tutti i cittadini, quale che sia il colore della loro pelle.

La stonatura del confronto risulta subito evidente. Il colore della pelle è naturale, i percorsi sessuali Lgbtq non sono naturali. Il colore della pelle è oggettivo ed ascrittivo, gli altri sono soggettivi e frutto di una scelta. Ora, anche un bambino sa che le cose che ereditiamo in quanto espressione della nostra natura umana ci appartengono per diritto, fanno parte di noi, mentre le cose che scegliamo possono essere in continuità con la nostra natura oppure contrarie ad essa. Se così non fosse, le nostre scelte non avrebbero un significato morale. Quindi ciò che ci appartiene per natura ci deve essere riconosciuto, ciò che facciamo per scelta ci deve essere riconosciuto se è naturale oppure non riconosciuto – anche se in privato lo facciamo – perché è innaturale. Il paragone tra razzismo e Lgbtq non tiene per niente.

Per proporlo bisogna prima aver eliminato alcuni concetti che però sono ineliminabili. Bisogna per esempio sopprimere il concetto di natura umana e pensare che nell’uomo tutto dipende da scelte, che l’uomo è mutevole, che si progetta liberamente e cose di questo genere. Così facendo però bisognerebbe anche dire su cosa vogliamo fondare la dignità della persona. Se non sulla natura umana su cosa altro? Se la natura umana stessa è vista come una scelta, la dignità verrà posta nella scelta, nella facoltà di scegliere, ossia nella libertà negativa. Però in questo modo la dignità è messa in pericolo. La persona può anche scegliere di non scegliere, scegliere di non essere più libera, scegliere di sottoporsi ad un Leviatano, scegliere di imporre a chi vuole scegliere di non scegliere. La pura facoltà di scelta è quanto di più volatile ci sia e può essere adoperata anche contro la libertà di scelta.

Nel privato uno può anche scegliere di fare quello che vuole. Sono problemi della sua coscienza. Ma nel pubblico, il diritto e la politica non possono tutelare una pura libertà di scelta, perché in questo caso dovrebbero coerentemente anche ammettere la libertà di scegliere per la distruzione del diritto e della politica. La pura libertà di scelta è anarchica e se la politica la contempla, contempla l’anarchia, e quindi scava la fossa a se stessa.

La politica non può stare senza il concetto di natura umana. Per questo non può mettere sullo stesso piano le lotte dei neri contro il razzismo e quelle dei Lgbtq.

Siccome però questo viene fatto, dobbiamo chiederci a cosa porterà. La risposta è semplice: porterà ad una feroce dittatura. La “società aperta” sarà dotata di un potere illimitato. Paragonare i diritti Lgbtq con quelli delle minoranze discriminate per il colore della pelle assegna ai nuovi diritti sessuali la forza dei diritti naturali, pur negando il concetto di natura. Quindi degni di rispetto e protezione da parte del potere. Quindi da insegnarsi nelle scuole. Quindi da proteggere colpendo i trasgressori. Quindi prevedendo forme di reato di opinione nei loro confronti. Quindi internando nei manicomi chi insiste nel pensare assurdamente il contrario … e così via. Se un insegnante insegna in classe il razzismo viene denunciato. Così sarà se insegna in classe che la sessualità naturale è tra uomo e donna. Se poi dovesse anche insegnare che va esercitata nel matrimonio il reato sarebbe irrimediabilmente più grave.

È interessante notare che questa ideologia dittatoriale viene fatta propria da Google, a testimonianza che i social promettono libertà ma in realtà condizionano autoritariamente il futuro.

Stefano Fontana

_________________________________

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

 

I miei ultimi libri