No alla Comunione in bocca? Una raccomandazione senza evidenza scientifica

“Rimane la raccomandazione di evitare la distribuzione delle ostie consacrate portate dall’officiante direttamente alla bocca dei fedeli”. Così si legge nello stralcio del verbale n. 91 della riunione tenuta presso il Dipartimento della Protezione civile il 23 giugno 2020.

Secondo i principi della medicina basata sull’evidenza questa raccomandazione si colloca al IV livello di evidenza, ovvero al livello più basso. Un rating simile è tecnicamente attribuito alle raccomandazioni mediche prive di ogni affidabilità e valore scientifico. Mai questo tipo di raccomandazioni diventa pratica medica routinaria. Eppure, la nuova raccomandazione del Comitato tecnico scientifico (Cts) per l’emergenza Covid-19 è destinata a modificare radicalmente il comportamento di milioni di individui.

Leggiamo dallo stralcio del verbale n. 91: “Anche sulla base degli attuali indici epidemiologici, il Cts raccomanda che l’officiante, al termine della fase relativa alla consacrazione delle ostie, dopo aver partecipato l’Eucarestia ma prima della distribuzione delle ostie consacrate ai fedeli, proceda ad una scrupolosa detersione delle proprie mani con soluzioni idroalcoliche. Il Cts raccomanda altresì che, in assenza di dispositivi di distribuzione, le ostie dovranno essere depositate nelle mani dei fedeli evitando qualsiasi contatto tra le mani dell’officiante e le mani dei fedeli medesimi. In caso di contatto, dovrà essere ripetuta la procedura di detersione delle mani dell’officiante prima di riprendere la distribuzione della Comunione. Il Cts ritiene auspicabile che la medesima procedura di detersione delle mani venga osservata anche dai fedeli prima di ricevere l’ostia consacrata. Rimane la raccomandazione di evitare la distribuzione delle ostie consacrate portate dall’officiante direttamente alla bocca dei fedeli”.

Quest’ultima “raccomandazione” colpisce molto per molti motivi.

Essa giunge a distanza di oltre un mese dal Protocollo Cei e governo italiano circa la ripresa delle Celebrazioni con il popolo ed inserisce un elemento nuovo che non era contenuto e nemmeno implicitamente considerato nel suddetto documento. Infatti, a partire dal 18 maggio i fedeli hanno potuto ricevere, nel rispetto dovuto alla personale libertà di scelta, la comunione sia in bocca che nelle mani, in condizioni di assoluta sicurezza e tutela della loro salute e senza che questo abbia generato alcun caso di documentata trasmissione del virus o infezione da Covid-19.

Pertanto, la nuova raccomandazione del Cts risulta intempestiva ed è immotivata perché non conseguenziale alla eventuale segnalazione di un maggiore rischio infettivo connesso al ricevimento della comunione, sia nella modalità di distribuzione della stessa in bocca che in quella sulle mani.

“Rimane la raccomandazione” ha l’esplicito significato di confermare un criterio o una raccomandazione indicati da una pregressa prescrizione. Di tale prescrizione non si rinviene alcuna traccia nel Protocollo Cei – governo, nel quale letteralmente si legge all’articolo 3.4: “La distribuzione della Comunione avvenga dopo che il celebrante e l’eventuale ministro straordinario avranno curato l’igiene delle loro mani e indossato guanti monouso; gli stessi – indossando la mascherina, avendo massima attenzione a coprirsi naso e bocca e mantenendo un’adeguata distanza di sicurezza – abbiano cura di offrire l’ostia senza venire a contatto con le mani dei fedeli”. Come è facile evincere, in questo scritto non compare alcuna raccomandazione di evitare la distribuzione delle ostie consacrate portate dall’officiante direttamente alla bocca dei fedeli. L’espressione “rimane la raccomandazione” appare, pertanto, quanto meno arbitraria, ambigua e priva di alcuna fattuale giustificazione.

È evidente che questa nuova raccomandazione introduce un elemento inatteso; ma soprattutto stupisce che essa sia assolutamente sprovvista di ragionevolezza epidemiologica e rigore scientifico.

Da un punto di vista epidemiologico, si comprende poco come “sulla base degli attuali indici epidemiologici” il Cts abbia giustamente rivisto la pratica relativa all’impiego dei guanti nella distribuzione della comunione (consigliando di non usarli) ed invece abbia inserito ex novo, in maniera imprevedibile oltre che incoerente rispetto agli stessi ‘attuali indici epidemiologici’, la raccomandazione di evitare da parte dell’officiante la distribuzione delle ostie consacrate direttamente alla bocca dei fedeli.

Essa è irragionevole perché inserisce, e – come già detto – senza che ve ne sia obiettiva necessità e giustificazione epidemiologica, un irrigidimento dei criteri di distribuzione della comunione. Questo dato si pone in stridente e inaccettabile controtendenza rispetto a quanto avviene in tutti gli ambiti di vita di relazione, sociale e lavorativa. Laddove infatti si assiste ad un diffuso e trasversale ampliamento ed ‘ammorbidimento’ – sempre giustificato dagli attuali indici epidemiologici! – delle regole di comportamento, i criteri di distribuzione della Comunione divengono motivo di ingiustificata e irrazionale penalizzazione e ‘inasprimento’. Eppure, come facilmente verificabile, il momento della Comunione durante la Messa non integra in alcun modo la condizione di contatto stretto che rappresenta ad oggi l’unica condizione in grado di determinare un sensibile aumento del rischio di trasmissione del virus.

L’elemento, tuttavia, che più di ogni altro rende inaccettabile la nuova raccomandazione a qualsivoglia mente minimamente avvezza ai presupposti del ragionamento scientifico e alle sue metodologie è proprio il significato fondante del concetto di raccomandazione. In medicina, tale concetto non viene mai utilizzato in maniera casuale, ma è sempre necessariamente ricondotto ai principi della medicina basata sull’evidenza. A tale proposito, al concetto di raccomandazione si associa inevitabilmente il concetto di forza della raccomandazione. Esiste una “gerarchia delle evidenze” esemplificata da una piramide che cataloga la progressiva affidabilità scientifica delle prove. Al vertice della struttura sono posti i risultati derivanti dalle sperimentazioni cliniche randomizzate – a cui corrisponde un maggior rating di forza delle raccomandazioni – mentre al gradino più basso troviamo i risultati riportati sulla base di singole esperienze e le opinioni di esperti (con uno scarso valore scientifico e basso livello di forza di raccomandazione). Le raccomandazioni in medicina possono nascere solo secondo i principi della medicina basata sull’evidenza. Non tutte le raccomandazioni hanno la stessa dignità e lo stesso valore scientifico. Le raccomandazioni che sfuggono ai fondamentali e rigorosi criteri della medicina basata sull’evidenza hanno scarso (o nullo) valore e nessuna affidabilità medico-scientifica. Secondo gli stessi principi della medicina basata sull’evidenza solo le raccomandazioni classificabili come A e B sono effettivamente utili al paziente nella prevenzione e nella terapia di una malattia. Infatti, tali raccomandazioni emergono da studi eseguiti in maniera sistematica secondo criteri di controllo e randomizzazione dei risultati. Per questo motivo esse posseggono valore scientifico, un alto livello di evidenza e un elevato rating di raccomandazione. Le raccomandazioni classificate come C non provengono da trials o studi controllati e/o randomizzati e sono quindi sprovviste di valore scientifico. Come tali possono fornire solo alcune generali indicazioni di comportamento, ma non possono essere di riferimento nella pratica medica routinaria.

Le raccomandazioni classificate come D provengono dal parere di esperti e hanno il livello più basso di evidenza. Sono del tutto prive di rigore e fondamento scientifico e non possono essere pertanto in nessun modo fornire elementi di sicuro orientamento della condotta medica e scientifica.

A questo punto, è inevitabile argomentare la questione ponendo una domanda:  quale è il livello di evidenza medica e il corrispondente rating di forza della nuova raccomandazione fatta dal Comitato Tecnico Scientifico per l’emergenza Covid-19?  Tecnicamente tale raccomandazione, essendo fondata esclusivamente su una opinione non supportata da dati ricavati da studi scientifici mirati al tema in discussione, si colloca al IV livello di evidenza (il più basso), e presenta conseguentemente una forza di raccomandazione pari a zero.  Essa è, quindi, per definizione, una raccomandazione priva di rigore e fondamento scientifico.

Sebbene molti esperti si siano espressi a favore della distruzione della comunione direttamente in bocca piuttosto che sulle mani, essendo quest’ultime pericoloso ricettacolo di germi, ad oggi non è possibile affermare con certezza scientifica quale modalità di distribuzione sia superiore all’altro in termini di sicurezza per la salute del fedele.

Quindi nessuna preferenza può essere fatta a favore di un metodo piuttosto che dell’altro. Ogni opinione in merito, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, è priva di valore scientifico. Come tale non rappresenta alcuna indicazione utile alla salute dell’individuo.

Tuttavia, in medicina (e non solo) vigono anche regole semplici perché dettate dal buon senso e dalla prudenza.

Pertanto, secondo un principio di buon senso (non disponendo di alcun dato scientifico a supporto): se è buona norma “evitare qualsiasi contatto tra le mani dell’officiante e le mani dei fedeli medesimi.  In caso di contatto, dovrà essere ripetuta la procedura di detersione delle mani dell’officiante prima di riprendere la distribuzione della Comunione”, è buona norma dare anche la seguente indicazione: “Evitare qualsiasi contatto tra le mani dell’officiante e la bocca dei fedeli medesimi.  In caso di contatto, dovrà essere ripetuta la procedura di detersione delle mani dell’officiante prima di riprendere la distribuzione della Comunione”.

È un suggerimento semplice, non supportato da evidenze scientifiche, ma razionale e soprattutto saggio e per questo giusto.

Poi, in realtà, è anche un suggerimento che non comporta alcuna iniqua discriminazione: risulta infatti incomprensibile il motivo per il quale la medesima nuova raccomandazione del Cts si faccia carico di rivedere solo le modalità di ricevimento della Comunione per la sola comunità cattolica, lasciando invece invariata la modalità di ricevere in bocca la Comunione per le altre confessioni cristiane non cattoliche.

Andrea Reho*

andreareho1@gmail.com

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*  Medico, specialista e dottore di ricerca presso l’Università degli Studi Milano, responsabile di Unità operativa di Chirurgia plastica ricostruttiva – Gruppo ospedaliero San Donato. Membro della Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva. Risiede e lavora a Milano, ha studiato e lavorato nel Regno Unito, ha studiato in Francia e negli Stati Uniti. 

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