Il Vaticano II e quello “spirito” su cui va fatta chiarezza. Con le parole di Barsotti e Giussani

Cari amici di Duc in altum, ricevo dal lettore Fabio Scaffardi questo contributo che pubblico volentieri nell’ambito del dibattito in corso sul Concilio Vaticano II.

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Caro dottor Valli, sto seguendo con grande passione e interesse il dibattito da lei avviato, su Duc in altum, sul Concilio Vaticano II. Ne è nato un confronto vivace, civile e appassionato al contempo, di altissimo livello, che dimostra quanto ci fosse bisogno di una discussione libera e aperta su questo tema. Per onestà intellettuale premetto di essere “di parte”, nel senso che mi riconosco nelle posizioni e nei giudizi di monsignor Viganò (qui, qui, qui ) di padre Lanzetta (qui) e del professor Radaelli (qui e qui). Non ho neanche lontanamente la competenza teologica per affrontare l’argomento, a differenza dei vari autori che stanno portando il loro contributo su Duc in altum, però c’è un punto che mi preme sottolineare, omettendo il quale – a mio giudizio – si rischia di compromettere la validità di ogni discussione sul tema: il Concilio Vaticano II è stato voluto pastorale dal papa che lo ha convocato, Giovanni XXIII, e dal successore che ha portato il Concilio a compimento, Paolo VI. Non si tratta di un Concilio dogmatico, come i precedenti, in particolare il Vaticano I e Trento. Il magistero pastorale si occupa di insegnare e attuare nelle diverse pratiche quelle verità che, pur connesse al dogma, non ne possiedono però note di infallibilità e di indefettibilità, come ha ribadito il professor Radaelli centrando il punto della questione.

C’è un punto, sollevato acutamente da monsignor Viganò, che fa decisamente riflettere: come mai dopo i venti concili precedenti nessuno ha mai sentito il bisogno di parlare di “spirito del Concilio di Costanza”, o “spirito del Concilio di Nicea” o “spirito del Concilio di Trento”, mentre si sente parlare in continuazione di “spirito del Concilio Vaticano II”, anzi addirittura di “spirito del Concilio”, come se l’ultima assise conciliare fosse stata l’unica, che ha superato e sepolto per sempre tutte le precedenti? Per non parlare poi dell’espressione “Chiesa conciliare”, molto in voga anche tra vescovi e clero, e usata per la prima volta da un cardinale toscano negli anni Settanta del secolo scorso. È evidente che la rottura con il passato c’è stata, come hanno sottolineato gli studiosi e i teologi che ho citato sopra.

Don Divo Barsotti, il mistico toscano fondatore della Comunità dei Figli di Dio, così parlava di quell’evento: “Io sono perplesso nei confronti del Concilio (Vaticano II): la pletora dei documenti, la loro lunghezza, spesso il loro linguaggio, mi fanno paura. Sono documenti che rendono testimonianza di una sicurezza tutta umana più che di una fermezza semplice di fede. Ma soprattutto mi indigna il comportamento dei teologi. Il Concilio è l’esercizio supremo del magistero giustificato solo da una suprema necessità. La gravità  paurosa della situazione presente della Chiesa non potrebbe derivare proprio dalla leggerezza di aver voluto provocare e tentare il Signore? Si è voluto forse costringere Dio a parlare quando non c’era questa suprema necessità. Forse così per giustificare un Concilio che ha preteso di rinnovare ogni cosa, bisognava affermare che tutto andava male, cosa che si fa continuamente, se non dall’episcopato, dai teologi. Nulla mi sembra più grave, contro la santità di Dio, della presunzione dei chierici che credono, con un orgoglio che è soltanto diabolico, di poter manipolare la verità che pretendono di rinnovare la Chiesa e di salvare il mondo senza rinnovare sé stessi. In tutta la storia della Chiesa nulla è paragonabile all’ultimo Concilio, nel quale l’episcopato cattolico ha creduto di poter rinnovare ogni cosa obbedendo soltanto al proprio orgoglio, senza impegno di santità in una opposizione così aperta alla legge dell’evangelo che ci impone di credere come l’umanità di Cristo è sttata strumento dell’onnipotenza dell’amore che salva, nella sua morte (Don Divo Barsotti. Il sacerdote, il mistico, il padre, a cura di padre Serafino Tognetti, San Paolo 2012).

Un altro santo sacerdote italiano, pur senza affrontare direttamente la questione del Concilio Vaticano II, ne osservava sgomento le conseguenze e lanciava alla Chiesa e ai pastori un invito drammatico e preoccupato. Diceva don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione: “In un momento come quello di oggi sarebbe veramente una grazia che la Chiesa si sentisse chiamata da Dio a esplicitare tutta la verità che già porta nel seno della sua vita quotidiana. È quello che è accaduto alla fine dell’Ottocento con il Sillabo. Per questo l’odiato Sillabo: perché ha chiarito le parti (insieme all’enciclica Pascendi contro il modernismo). Adesso, invece, il modernismo domina ovunque. Se Dio non chiama la Chiesa a un intervento, la Chiesa umilmente deve subire la tempesta del dubbio e della indecisione. Bisogna pregare la Madonna che dia alla Chiesa guide e documenti chiari. Come la Redemptor hominis, di cui ricorre l’anniversario in questi giorni (don Luigi Giussani, L’attrattiva Gesù, Rizzoli BUR, Milano 1999).

Fabio Scaffardi

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In Duc in altum il dibattito sul Concilio Vaticano II si è articolato finora attraverso i seguenti interventi:

Carlo Maria Viganò, Excursus sul Vaticano II e le sue conseguenze, 10 giugno 2020

Aldo Maria Valli, Il Concilio Vaticano II e le origini del deragliamento, 14 giugno 2020

Carlo Maria Viganò, Compito del prossimo papa? Riconoscere l’infiltrazione del Nemico nella Chiesa, 27 giugno 2020

Enrico Maria Radaelli, Il Dogma e l’Anticristo. Il Concilio Vaticano II e la maxi-spallata di monsignor Viganò, 4 luglio 2020

Carlo Maria Viganò, Non penso che il Vaticano II sia invalido, ma è stato gravemente manipolato, 4 luglio 2020

Aldo Maria Valli, Il Vaticano II e quell’errore fatale,  luglio 2020

Serafino Maria Lanzetta, Il Vaticano II e il Calvario della Chiesa, 13 luglio 2020

Alfredo Maria Morselli, “Non è il Concilio la causa di tutti i mali”, 14 luglio 2020

AA.VV, Consenso internazionale al dibattito sul Vaticano II aperto dai vescovi Viganò e Schneider, 15 luglio 2020

Enrico Maria Radaelli, Per il ritorno del dogma. Ovvero per far tornare la Chiesa a Cristo, 16 luglio 2020

Giovanni Cavalcoli, “Gli esiti pastorali del Concilio possono essere discussi, ma le dottrine vanno accettate”22 luglio 2020

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