Letture / La Cina è vicina. Ed è il nostro domani?

Cari amici di Duc in altum, per la rassegna Letture, Aurelio Porfiri ci porta in Cina, paese da lui ben conosciuto. Ma ci conduce anche in quello che ha tutta l’aria di essere il nostro futuro prossimo. Perché, tra intelligenza artificiale, veicoli a guida autonoma, tecnologie green, smart city e riconoscimento facciale, lì chi progetta il nostro mondo di domani è già all’opera.

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Se si vuole capire la compenetrazione fra Cina e nuove tecnologie, non si può evitare di leggere il libro di Simone Pieranni Red Mirror. Il nostro futuro si scrive in Cina (Laterza). Un testo che non solo dà la misura di come le nuove tecnologie, che tutti usiamo, siano oramai così pervasive nella nostra vita da averci convinto di non poterne fare a meno, ma spiega come esse possano essere ampiamente usate in funzione della regolazione sociale, qualora il potere politico lo ritenga necessario.

Scrive l’autore: “In Cina lo smartphone è WeChat. E WeChat sa tutto di ognuno di noi”. Un’affermazione che se da un lato ci ricorda la semplificazione che questi servizi di messaggistica hanno introdotto nella nostra vita, dall’altro non può non inquietare, dal momento che la nostra privacy a questo punto non è che un concetto privo di corrispondenza con la realtà.

Spiega ancora Pieranni: “WeChat, dicono, è l’app delle app, contiene cioè al proprio interno quanto noi siamo abituati a utilizzare in maniera separata. Se vogliamo descriverla attraverso un paragone con il nostro mondo tecnologico, possiamo dire che è come un gigantesco contenitore che mette insieme Facebook, Instagram, Twitter, Uber, Deliveroo e tutte le app che utilizziamo”.

WeChat è stata accusata di consegnare al governo enormi quantità di dati: permette fra l’altro di rilevare il numero di persone presenti nello stesso luogo e, così facendo, diventa strumento di controllo nelle mani della polizia.

Queste tendenze del governo cinese hanno fatto spesso gridare al rischio di un nuovo Grande Fratello. Ed è vero: in più occasioni WeChat ha fornito dati al governo o ha supportato le campagne censorie del partito comunista. WeChat inoltre è accusata di censurare con sistemi sofisticati gli utenti: il suo sistema di app censorie è ormai molto evoluto. “Nei miei tanti incontri con startup tecnologiche cinesi – racconta Pieranni – ho scoperto che molte di loro hanno elaborato per conto di WeChat algoritmi in grado di bloccare contenuti sulla super-app cinese. Si tratta di strumenti ormai molto evoluti rispetto al passato e in grado di individuare anche immagini e messaggi che utilizzano uno slang adoperato appositamente per evitare la censura”.

Dipingere la Cina come esempio di realizzazione delle più inquietanti distopie non è esagerato. Consiglio vivamente di leggere questo testo a tutti colo che desiderano conoscere meglio l’immenso Paese asiatico, sapere qualcosa di più sulle nuove tecnologie dell’informazione e su come sia necessario essere consapevoli dei rischi connessi. Prima che sia troppo tardi.

Aurelio Porfiri

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