Nel Canada malato di eutanasia. Tra cifre spaventose e proposte horror

Cari amici di Duc in altum, vi propongo il mio più recente intervento per la rubrica La trave e la pagliuzza di Radio Roma Libera.

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Almeno 771 canadesi malati nel corso del 2019 hanno chiesto e ottenuto di essere uccisi con un’iniezione letale a causa della loro situazione di solitudine.

Il dato sconvolgente è contenuto nel primo rapporto annuale del governo sull’eutanasia, che in Canada è legale dal 2016.

Pubblicato il mese scorso dal ministro della Salute Patty Hajdu, il rapporto federale afferma che in totale nel 2019 sono stati 5.631 i canadesi morti per iniezione letale, o Medical Assistance in Dying (MAiD).

Il dato rappresenta il due per cento di tutti i decessi avvenuti in Canada nel 2019, con un aumento del 26,1 per cento rispetto al 2018.

Le cifre provengono dal sistema di monitoraggio federale sull’eutanasia lanciato il 1° novembre 2018. Prima di tale sistema centralizzato, i dati provenivano da province e territori che presentavano su base volontaria le registrazioni relative ai casi di eutanasia.

Nel dettaglio, nel corso del 2019 i motivi che hanno spinto a chiedere l’eutanasia sono stati i seguenti: “perdita della capacità di impegnarsi in attività divertenti”; “perdita della capacità di svolgere attività nella vita quotidiana”; “controllo inadeguato del dolore (o preoccupazione al riguardo)”; “perdita di dignità”; per essere diventati “un peso per la famiglia, gli amici e gli assistenti che si occupano delle cure”; per “isolamento e solitudine”; per “sofferenza emotiva / ansia / paura / sofferenza esistenziale”.

“Queste statistiche sono scandalose e dovrebbero far vergognare profondamente i canadesi” ha commentato sulla National Review Wesley J. Smith, ricercatore del Center on Human Exceptionalism presso il Discovery Institute.

Il rapporto federale inoltre non fa alcun tentativo di scoprire se nell’applicazione della legge vi sono abusi, sottolinea Alex Schadenberg, direttore esecutivo della coalizione di prevenzione dell’eutanasia.

Un drammatico esempio concreto riguarda il caso di Allan Nichols, 61 anni, un bidello che ha ricevuto l’iniezione letale a causa di una depressione al Chilliwack General Hospital nel giugno 2019, nonostante le richieste della sua famiglia andassero in tutt’altra direzione.

La legge attualmente stabilisce che le persone di età pari o superiore ai diciotto anni che sono in grado di acconsentire e di presentare una richiesta volontaria possono ricevere l’iniezione letale se viene diagnosticata una “condizione medica grave e irrimediabile”, ovvero una malattia o una disabilità grave e incurabile che si traduce in uno stato avanzato di declino irreversibile e in una causa di intollerabili sofferenze fisiche o psicologiche, con la morte naturale “ragionevolmente prevedibile”.

Nella sola provincia dell’Ontario i morti per eutanasia sono stati 1127 nei primi sei mesi del 2020, con un aumento di 774 casi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

“Se la stessa percentuale di persone uccise con l’eutanasia in Canada ci fosse negli Stati Uniti, arriveremmo a oltre 50 mila omicidi all’anno”, ha sottolineato Smith. “Lo vogliamo davvero?”.

Nella deriva nichilistica il Canada sembra intenzionato a battere ogni record dell’orrore, come dimostra la proposta, avanzata dalla dottoressa Susan Woolhouse, co-presidente dell’Ontario College of Family Physicians Palliative/End of Live Care, la quale, sul sito della University of British Columbia ha avanzato la proposta di far sì che i bambini possano assistere all’eutanasia dei loro parenti.

“Il mio istinto – ha dichiarato Susan Woolhouse – mi dice che coinvolgere i bambini nel processo MAiD della persona amata sarebbe probabilmente una delle esperienze più importanti e terapeutiche per un bambino”.

Secondo la dottoressa, fornire informazioni “oneste e compassionevoli” sulla morte assistita sarebbe molto utile per far capire ai bambini che “in Canada, quando qualcuno ha una malattia che causerà la morte del suo corpo, può aspettare che ciò accada o può chiedere aiuto a un medico”.

Nel mondo capovolto, queste idee passano per ragionevoli. E certamente, purtroppo, non solo in Canada.

Aldo Maria Valli

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