I sani sono i malati, i malati deridono i sani. Una guerra civile è in corso

Cari amici di Duc in altum, ricevo da Massimo Viglione questo contributo che volentieri vi propongo. Preciso soltanto che, a differenza dell’autore, per quanto mi riguarda non ho raggiunto un’opinione precisa circa due questioni citate nell’articolo: i vaccini e il 5 G.

A.M.V.

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Nel mese di marzo scrissi che il coronavirus è un esperimento ben preciso per valutare la reazione generale all’arresto di massa di interi popoli, l’italiano in primis. E che, dopo la pausa estiva, avrebbero invece fatto sul serio, sia nella contaminazione reale, sia nella menzogna mediatica, sia nella transumanazione tramite vaccini, 5 G, app, terrore poliziesco e militare.

Siamo a fine agosto e da qualche giorno, come tutti sappiamo, “stanno risalendo i contagi” (sebbene sia evidente che il virus ha perso vigore e quindi pericolosità). Si parla – come facilmente previsto – di nuove chiusure, anche in Francia e altrove.

In più, a settembre, vi saranno in Italia elezioni che potrebbero mettere a serio rischio di sopravvivenza il governo designato per l’instaurazione del totalitarismo sanitario. Il che deve essere assolutamente evitato.

Ci hanno reso sessanta milioni di malati perché sani: ora essere sani vuol dire essere potenzialmente malati e untori. Pertanto, è una colpa.

In pratica, ci vogliono imporre una forma mentis per la quale la malattia è lo status naturalis dell’essere umano e la sanità la culpa originalis. In tal maniera, così come siamo naturaliter malati e untori, siamo naturaliter da carcerare in casa o in ospedale (o in galera). Anche la prigionia diviene così uno status naturalis.

Malati, untori e carcerati: il primo passo inevitabile per la transumanazione futura. Di cui il gender è la porta di ingresso, insieme alla vaccinazione di massa, alle app e al 5 G.

Siccome un’immensa legione di persone crede a quanto viene detto dai media e dai politici, vi aderisce giustificando e accettando tutto questo, e non solo a sinistra, ma anche al centro e pure a destra e perfino nel mondo della Tradizione, possiamo onestamente affermare che siamo in guerra civile.

La bandiera governativa della massa è la mascherina. Quella dei ribelli è la propria faccia di sempre. I primi, già vaccinati nell’anima, lo saranno a breve nel corpo.

Giustificano App Immuni e 5 G e tutto il resto, facendo finta di credere alle menzogne di Stato, e nascondendosi dietro l’insulsaggine del “complottismo”, divenuta lo strumento per accecarsi dinanzi alla più palese realtà delle cose.

In questa guerra, che è dunque tra chi vuole restare libero e chi è già piegato alla transumanazione, non vi può essere ipocrisia e falsità. Non v’è dialogo. Non vi può essere mediazione. E infatti non vi è. Vi è scontro, perché c’è troppo in gioco.

Chi vuole restare uomo e libero non accetta la fine della sua umanità, della sua libertà (personale e civile), della sua persona come Dio l’ha creata. Così come non accetta la fine della Fede alla quale aderisce e della civiltà di cui è figlio ed erede.

Sì, perché in gioco c’è anche il futuro della Fede e della Chiesa cattolica. Non è un caso che sia iniziata una vera e propria demonizzazione del cristianesimo da parte di quei poteri mondiali e mondialisti che sono all’origine del Covid e della politica di arresto mondiale delle popolazioni un tempo libere.

Prova evidente è la risoluzione dell’Onu secondo la quale il cristianesimo è contro i diritti dell’uomo. Intanto in Scozia e in altre nazioni un tempo cristiane si comincia ad accusare il cristianesimo di essere il nemico dei diritti umani, a loro volta presentati come una sorta di religione antitetica.

E, del resto, come dargli torto? Qual è quella religione che afferma che Dio ha creato l’uomo e la donna (e non altro), che ha previsto per natura che si uniscano per procreare altri esseri umani (e solo uomo e donna possono farlo) e che debbano sposarsi per garantire la rettitudine morale, naturale e psicofisica dei bambini all’interno di una famiglia, la quale è composta solo da uomo-donna-figli?

Qual è quella religione che afferma che Dio ha permesso la costituzione naturale di popoli, razze, etnie, dando a ciascuna una sua collocazione nel pianeta (a partire dal popolo eletto), e comandando loro di convivere nella carità reciproca e nella pace?

Qual è quella religione che afferma che è stato Dio a condannare a morte l’uomo per il suo peccato, perché esiste il peccato e il castigo, in quanto esiste una legge divina e naturale preesistente l’uomo stesso? Qual è quella religione che afferma che è da Dio e solo da Dio che proviene la legge della salvezza universale e individuale? Che impone dieci comandamenti, di ordine divino, naturale e morale, i quali impediscono l’idolatria (del denaro in primis), l’omicidio (quindi l’aborto, l’eutanasia, ogni forma di violenza ingiustificata), la fornicazione (ovvero la lussuria su cui si regge interamente l’odierna società), il furto (ovvero la finanza e l’usura), la menzogna (ovvero politica e media), e impongono il monoteismo vissuto e pratico?

Qual è quella religione che ha il Vangelo come legge di amore e di verità, che ci insegna che solo da Dio e dal suo Figlio unigenito – che ha patito, è morto ed è risorto per noi, e ci ha lasciato la Chiesa – viene la salvezza per l’uomo e non dall’uomo stesso?

In effetti, a ben pensarci, hanno ragione quelli dell’Onu e compagnia bella a condannare il cristianesimo. Questo, se preso sul serio e nella sua vera natura (ovvero, non come oggi viene presentato dalla quasi totalità del clero), è infatti antitetico alla religione laica dei diritti umani. E viceversa. Sono dunque loro i veri coerenti, e ora, dopo tre secoli dall’Illuminismo, più di due secoli dalla Rivoluzione francese e più di settant’anni dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo, è per loro tempo di raccogliere quanto hanno seminato. Ora, grazie sia allo stato avanzatissimo di scristianizzazione mondiale, sia a questo immenso piano del “Covid lockdown” con tutto quello che ne consegue e conseguirà a livello politico-sociale, economico, sanitario-antropologico, è tempo di dare il colpo finale a ciò che rimane della religione di Gesù Cristo e della sua Chiesa: l’unica a difendere la vera libertà umana.

In questo è impossibile non vedere una perfetta sincronia tra virus, transumanazione e fine della religione cristiana, l’unica via di salvezza per l’uomo. L’unica a non essere, fino in fondo, idolatrica.

È la terra che ha dichiarato la guerra totale e finale al Cielo. E la pachamama ne è il simbolo.

E qui giungiamo al punto vitale e dolente della questione. Quello che rimane da giudicare, con spietato realismo e lucida intelligenza, senza scrupoli spirituali o egoismi e furberie personalistiche, è proprio il comportamento, sia nel contesto generale di quanto accaduto nel mondo dopo la Seconda guerra mondiale, sia in quello che sta accadendo in questi mesi, del clero cattolico. Ovvero del suo essersi fatto complice – involontariamente o volontariamente giudicherà Dio per ognuno – di tutto questo piano di guerra e di odio dell’uomo contro Cristo, contro la vera Chiesa e la vera fede, contro Dio stesso.

Perché oggi è impossibile non vedere, anche per chi non ha voluto vedere ieri, che  l’aver aderito alla trappola dei diritti umani (ovviamente ammantandoli della “grazia” divina per presentarli come “cristiani” e naturali) è stato il vero suicidio della Chiesa conciliare, che ha creduto di essere più astuta del mondo e del suo principe, pretendendo di “trasformare” quei Diritti dell’Uomo, (“frutto del lavoro dell’Uomo”, li potremmo definire…) che altro non sono che il massonico rifiuto della Legge divina rivelataci dal Cielo nei Dieci comandamenti e nel Vangelo, in una sorta di ibrida commistione tra il Bene e il Male, tra il Vero e la menzogna, tra la volontà di Dio e la rivolta dell’uomo e del suo principe. Seguendo in tutto ciò lo “spirito di apertura al mondo” del Concilio Vaticano II e rinnegando di fatto la dottrina insegnata nei diciannove secoli precedenti.

È un argomento di immensa portata e di capitale importanza, che merita specifici approfondimenti, in quanto coinvolge – inutile nasconderci dietro un dito – non solo il Concilio, ma anche il magistero pontificio successivo e l’intera “pastorale”, da cui siamo travolti da almeno sessant’anni, interamente fondata sul valore dell’uomo e dei suoi “diritti” e i cui risultati pratici possono essere constatati quotidianamente.

Ecco il più grande dei dolori, la più devastante delle tragedie: si è scelto di essere nel mondo e del mondo per piacere al mondo, e in tale maniera non si è più di Dio e si è sempre più odiati dal mondo.

La perdita della fede, il tradimento della dottrina, la spaventosa decadenza morale, l’abbandono della vita sacerdotale e religiosa, la scristianizzazione incontrollabile, ne sono prova inconfutabile.

E ora arriva l’attacco finale. Il cristianesimo va abolito in quanto nemico dell’uomo e dei suoi diritti.

Vi è via di salvezza? Ovviamente sì. Ma non risiede nei diritti dell’uomo “transustanziati” in “cristiani”, non nel compromesso, non nella menzogna, non negli abbracci suicidi con il mondo. Risiede solo nel ritorno totale e incondizionato a Dio, alla Chiesa, alla fede e alla dottrina di sempre. Ai Dieci Comandamenti provenienti da Dio e non dall’uomo.

È giunta l’ora di un’epocale inversione di marcia. Sulla strada precedente vi è solo la morte. Della fede e forse anche delle persone. Solo sulla strada di sempre, e solo nella Messa di sempre, vi sono la Fede, la Speranza, la Vita. Vi è la salvezza.

Massimo Viglione

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Cari amici di Duc in altum, vi ricordo i miei ultimi libri

Aldo Maria Valli, Ai tempi di Gesù non c’era il registratore. Uomini giusti ai posti giusti (Chorabooks, 2020)

Aldo Maria Valli, Aurelio Porfiri, Decadenza. Le parole d’ordine della Chiesa postconciliare (Chorabooks, 2020)

Aldo Maria Valli, Non avrai altro Dio. Riflettendo sulla dichiarazione di Abu Dhabi, con contributi di Nicola Bux e Alfredo Maria Morselli (Chorabooks, 2020)

Aldo Maria Valli, Gli strani casi. Storie sorprendenti e inaspettate di fede vissuta (Fede & Cultura, 2020)

Aldo Maria Valli, Le due Chiese. Il sinodo sull’Amazzonia e i cattolici in conflitto (Chorabooks, 2020) 

Aldo Maria Valli (a cura di), Non abbandonarci alla tentazione? Riflessioni sulla nuova traduzione del “Padre nostro”, con contributi di Nicola Bux, Silvio Brachetta, Giulio Meiattini, Alberto Strumia (Chorabooks, 2020)

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