Financial Times: “Il Vaticano sotto la gestione Becciu investì in derivati che Francesco aveva definito immorali”

Secondo quanto riportato dal Financial Times oggi, il Vaticano avrebbe utilizzato proventi della beneficenza per acquistare derivati ​​che scommettevano sull’affidabilità creditizia della società di autonoleggio Hertz.

Secondo un documento visto dal giornale economico-finanziario britannico, parte del portafoglio di 621 milioni di dollari (528 milioni di euro) del Vaticano fu infatti utilizzato per acquistare credit default swap, che offrivano protezione contro le insolvenze di Hertz sui suoi debiti entro l’aprile 2020.

L’investimento avvenne sotto la gestione del cardinale Giovanni Angelo Becciu, tre anni prima che Hertz dichiarasse fallimento, nel maggio 2020.

Papa Francesco nel maggio 2018 criticò i credit default swap definendoli “immorali” perché permettono ad acquirenti e venditori di “scommettere sul fallimento degli altri”.

I credit default swap sono strumenti complessi che possono infliggere enormi perdite ai loro possessori.

Il Financial Times scrive che non ci sono prove che papa Francesco fosse personalmente a conoscenza, fatto utilizzando un conto svizzero tramite un consulente.

Proprio oggi Francesco, in un discorso rivolto agli esperti del Comitato del Consiglio d’Europa, arrivati in Vaticano per la valutazione periodica delle misure contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo, ha ricordato la necessità di una finanza pulita che sia al servizio dell’uomo, in particolare dei più deboli.
È un lavoro che “mi sta particolarmente a cuore”, svolto “a tutela di una ‘finanza pulita’, nell’ambito della quale ai ‘mercanti’ è impedito di speculare in quel sacro tempio che è l’umanità”. Così il papa si è rivolto stamane agli esperti del Gruppo Moneyval, all’opera in Vaticano; una visita concordata nel 2019 e che avviene nel ciclo di valutazioni periodiche cui sono sottoposte tutte le giurisdizioni aderenti a Moneyval secondo un calendario prestabilito.
Nel suo discorso il papa ha auspicato che la finanza “non opprima i più deboli e i bisognosi”, sottolineando la necessità di “ripensare al nostro rapporto col denaro”, perché “in certi casi pare che si sia accettato il predominio del denaro sull’uomo”.

“Talora, pur di accumulare ricchezza, non si bada alla sua provenienza, alle attività più o meno lecite che l’abbiano originata e alle logiche di sfruttamento che possono soggiacervi. Così, accade che in alcuni ambiti si tocchino soldi e ci si sporchi le mani di sangue, del sangue dei fratelli. O, ancora, può succedere che risorse finanziarie vengano destinate a seminare il terrore, per affermare l’egemonia del più forte, del più prepotente, di chi senza scrupoli sacrifica la vita del fratello per affermare il proprio potere”.

“L’adorazione dell’antico vitello d’oro – ha aggiunto Francesco – ha trovato una nuova e spietata versione nel feticismo del denaro e nella dittatura di una economia senza volto e senza uno scopo veramente umano”. Così, “la speculazione finanziaria con il guadagno facile come scopo fondamentale continua a fare strage”. Ma la via tracciata da Gesù è chiara: “Gesù ha scacciato dal tempio i mercanti e ha insegnato che «non si può servire Dio e la ricchezza» (Mt 6,24). Quando, infatti, l’economia perde il suo volto umano, non ci si serve del denaro, ma si serve il denaro. È questa una forma di idolatria contro cui siamo chiamati a reagire, riproponendo l’ordine razionale delle cose che riconduce al bene comune, secondo il quale il denaro deve servire e non governare!”.

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