L’Anticristo e il trono di Pietro

Cari amici di Duc in altum, ricevo da don Alberto Strumia questo contributo che volentieri vi propongo.

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Nei giorni precedenti l’ultimo conclave, mentre si parlava liberamente tra amici fidati, uno di loro si ritrovò a fare una riflessione spontanea. Allora non avrei potuto immaginare che gli sarebbe potuta tornare alla mente dopo qualche tempo. E addirittura dopo alcuni anni, per riproporcela oggi, insistentemente via sms, mail e social.

A quel tempo – viste le difficoltà nelle quali già ci si trovava, nella vita della Chiesa e nel mondo – gli venne l’idea, un po’ peregrina, che sarebbe stata una cosa saggia non escludere la possibilità che sul soglio di Pietro potesse arrivare addirittura una sorta di “papa anticristo”. Ed era bene prepararsi, ci disse, anche a questa eventualità estrema. In quel momento si trattava di un’ipotesi del tutto “teorica” e lui, per primo, non osava neppure pensare che potesse realizzarsi.

Ma subito dopo il termine del conclave, eravamo riuniti ancora insieme per assistere all’uscita dalla famosa loggia del nuovo successore di Pietro… ed ecco che alle parole pronunciate da quella loggia e al comportamento esibito da colui che le proferiva, quell’ipotesi “teorica”, incominciò a riaffacciarsi alla mente. Tanto che egli ce la ripropose come qualcosa che si stava realizzando. Sul momento si trattava solo di una pessima impressione, ci disse, ma quella possibilità estrema incominciava a farsi strada, materializzandosi.

«Era ora di capire che la nostra fede – aggiunse – sarebbe stata messa seriamente alla prova. Una prova permessa da Dio non per farcela perdere, ma perché ne uscisse rafforzata». Rimanemmo tutti di sasso… i più sensibili anche un po’ scandalizzati, o almeno perplessi. Pur avendo registrato una certa inspiegabile sensazione di fastidio, o almeno di disagio a causa di quanto avevamo visto e udito da quella loggia. E tutti rimanemmo colpiti dall’intraprendenza “profetica” di questo nostro amico.

Ultimamente l’“amico profeta” ha ripreso a insistere. Da quel momento in poi è stato tutto un susseguirsi di conferme: dall’Amoris laetitia, al rifiuto di ricevere i cardinali dei dubia, dalla Laudato sì’, alla firma del documento di Abu Dhabi, dall’accordo segreto con il governo della Cina all’ultima enciclica Fratelli tutti, e tante altre cose ancora. E ora, come una “ciliegina marcia su una torta inacidita”, ecco le dichiarazioni ben visibili comparse nel documentario del quale oggi tutti parlano. In effetti, i commenti di disapprovazione, anche molto autorevoli, non sono mancati, ma la sua è qualcosa di più: è una “lettura teologica” della storia attuale.

Sono parole e comportamenti propri di un “anticristo”: questo è il suo drastico giudizio! Non gli interessa accusare la persona, né sapere se si tratti di “un” anticristo tra i tanti (san Giovanni parla di molti anticristi: «di fatto ora molti anticristi sono apparsi», 1Gv 2,18), o dell’ultimo e finale Anticristo. Nessuno può giudicare la coscienza di un altro, se non Dio solo, ma semplicemente può rilevare che le “parole dette”, nel loro contenuto, sono parole “da anticristo”. Con questo, come giustamente è stato rilevato dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò (cfr., qui sui questo blog), non avrebbe senso cedere alla tentazione di separarsi dalla Chiesa di Roma, che è e rimane, comunque, l’unica a garantirci sacramentalmente e oggettivamente il raccordo con Cristo Salvatore. Raccordo certo, del quale abbiamo assolutamente bisogno per sostenerci in questa vita e arrivare alla beatitudine eterna.

Rimane comunque il fatto che, come insegna il Catechismo della Chiesa cattolica, «Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il “mistero di iniquità” sotto la forma di un’impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del Suo Messia venuto nella carne. Questa impostura anti-cristica si delinea già nel mondo ogniqualvolta si pretende di realizzare nella storia la speranza messianica che non può essere portata a compimento se non al di là di essa, attraverso il giudizio escatologico; anche sotto la sua forma mitigata, la Chiesa ha rigettato questa falsificazione del regno futuro sotto il nome di millenarismo, soprattutto sotto la forma politica di un messianismo secolarizzato “intrinsecamente perverso”» (nn. 675-676).

Tutto il fenomeno del “nuovo ordine mondiale”, la gestione dei grandi poteri mondiali, e del potere politico da parte dei governi più “onnipotenti”, così come l’avanzata delle false religioni e di un nuovo paganesimo (culto della natura, dell’ambiente, degli animali, divinizzati al posto del Creatore, tacendo ogni serio riferimento a Lui), sembrano rientrare in questo fenomeno trasversale che va sotto il nome dell’Anticristo. E c’è di che pensare. Se poi, oggi, il nostro amico abbia ragione, spingendosi fino a vedere un’azione dell’Anticristo anche dentro la Chiesa, capace di raggiungere davvero il soglio di Pietro, questo sarà la storia prossima, verosimilmente, a farcelo capire. Per ora, comunque, i problemi e i segnali di pericolo non mancano.

Gli ho raccomandato di essere prudente, con queste sue esternazioni, per non rischiare di oltrepassare i limiti, pur ringraziandolo per averci richiamato tutti a una seria evangelica vigilanza.

E quello che si deve imparare sul serio è a pregare, a non fermarsi alla lamentela, o alla ricerca di capri espiatori da accusare. Occorre, invece, impegnarsi in un lavoro formativo, serio e continuativo per «l’arricchimento della fede» (espressione che ho presa a prestito dal titolo di un libro di Karol Wojtyla) attingendo all’intatto deposito della fede, custodito dalla Chiesa per ben due millenni. Guardandosi bene da tutto ciò che lo contraddice, lo annacqua, o lo copre di ambiguità.

don Alberto Strumia

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