Bussate e vi sarà aperto! Ma perché in Vaticano aprono ai peggiori?

A margine di due vicende vaticane che di recente hanno sollevato grandi polveroni, ovvero le parole di Francesco sulle unioni omosessuali e il caso Becciu, c’è da riflettere sul modo in cui nei sacri palazzi, a partire da Santa Marta, si applica l’esortazione evangelica “Bussate e vi sarà aperto”.

Partiamo dalla storia delle parole papali sulle unioni gay, contenute nel docufilm Francesco, polpettone celebrativo in stile realismo sovietico.

È ormai assodato che il regista del film, il signor Evgeny Afineevsky, ha manipolato le affermazioni di Bergoglio, mediante un “taglia e cuci” che ha fatto dire al papa qualcosa di diverso da ciò che ha detto. Una cosa gravissima.

Eppure, il signor Evgeny Afineevsky non solo è stato ricevuto in Vaticano con la massima disponibilità, ma poi, a cose fatte, è stato accolto dal papa e da lui festeggiato con una bella torta ornata da un candelotto acceso.

È a questo punto che nasce la domanda: com’è possibile che un personaggio del genere, di una tale spregiudicatezza, abbia avuto tutte le porte spalancate, sia arrivato fino al papa e sia stato pure ringraziato mediante torta? Il signor Evgeny Afineevsky avrà sicuramente bussato, ma perché gli è stato aperto?

Si sa che non a tutti quelli che bussano alle sacre porte vengono stesi tappeti rossi. In generale, anche solo per aprire un piccolo spiraglio, i vertici vaticani procedono con i piedi di piombo. E invece ecco che qui, nei confronti del regista furbacchione, abbiamo avuto prima l’apertura e poi pure l’esaltazione (con torta e candelotto).

Ora mi sposto su tutt’altro fronte, quello economico-finanziario, e anche in questo caso mi chiedo: com’è possibile che certi personaggi abbiano avuto le porte spalancate e siano arrivati a interagire con i vertici della Santa Sede?

Qualunque mortale che abbia o abbia avuto rapporti con la Santa Sede e lo Stato della Città del Vaticano sa quanto sia difficile comunicare con le alte sfere chiuse nei sacri palazzi. Occorre chiedere permessi, passare attraverso uscieri, impiegati d’anticamera e di corridoio, segretari e sottosegretari, monsignorini e monsignorotti, provare e riprovare, e il più delle volte tutto ciò che si ottiene è la solita risposta: “Riferirò a sua eminenza (o a sua eccellenza)”. E poi il silenzio o, ben che vada, una dichiarazione che equivale alla richiesta di non bussare più: “Sua eminenza (o sua eccellenza) è molto impegnato… sta per partire… non è in Italia…”.

Insomma, per parlare con chi sta in alto, in Vaticano, occorre passare attraverso cortesi ma resistenti forche caudine. E alla fine tutto ciò che si ottiene è un buco nell’acqua.

Ma evidentemente, alla luce delle recenti cronache, ci sono le eccezioni.

Se sei una gentile signora che si presenta come amica di faccendieri e massoni, porta aperta.

Se sei tu stesso un faccendiere, porta aperta.

Se sei un consulente finanziario dal profilo poco trasparente, porta aperta.

Se sei il gestore di un fondo noto per le speculazioni disinvolte, porta aperta.

Se sei a capo di una serie di società tipo scatole cinesi, e speculi in Borsa e hai conti in Svizzera, porta aperta.

Se sguazzi nel mondo finanziario e della comunicazione senza un ruolo ben preciso, ma spacciandoti come amico di amici che contano, porta aperta.

Se ti occupi di strane operazioni petrolifere in Angola, porta aperta.

Se hai sottomano un palazzo nel centro di Londra e lo vuoi vendere a prezzo maggiorato, porta aperta.

Se sei il titolare di una società lussemburghese con la propensione a fungere da soggetto intestatario fittizio, porta aperta.

C’è  insomma il fondato sospetto che in Vaticano le parole di Nostro Signore (“Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto”) trovino un’applicazione, diciamo così, un tantino selettiva, ma anche sorprendente. Tutto dipende da chi bussa. Se sei animato dalle migliori intenzioni, è probabile che non ti sarà aperto. Se invece le tue intenzioni sono le peggiori, porte spalancate.

Di qui la domanda: in Vaticano c’è un’epidemia di autolesionismo oppure, per motivi tutti loro, lo fanno apposta?

Ah, saperlo!

A.M.V.

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