Lettera / “I dati sulla letalità per Covid non giustificano allarmismi”

Cari amici di Duc in altum, ricevo da Alessandro Martinetti, sempre molto attento nello studio dei dati oggettivi riguardanti la diffusione del Covid, questa lettera che sottopongo alla vostra attenzione.

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Caro dottor Valli,

curato da Altems (Alta Scuola di Economia e di Management dei Sistemi Sanitari) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il report settimanale n. 27, dal titolo “Analisi dei modelli organizzativi di risposta al Covid-19”, mostra a pagina 24 che in Italia la letalità grezza apparente per Covid nell’intervallo tra il 28 ottobre e il 3 novembre 2020 è dello 0,34%. La letalità grezza apparente – si precisa – “corrisponde al numero di pazienti deceduti nell’ambito dei soggetti positivi al COVID-19 nell’intervallo di tempo considerato” (le “zone rosse” Lombardia, Piemonte e Calabria presentano rispettivamente lo 0,37%, lo 0,34% e lo 0,25%):

Il report n. 26, riferentesi all’intervallo 21-27 ottobre, a p. 26 evidenziava una letalità grezza apparente a livello nazionale dello 0,32% (0,32% in Lombardia; 0,28% in Piemonte e 0,24% in Calabria):

Il report n. 25, riferentesi all’intervallo 14-20 ottobre, evidenziava una letalità grezza apparente a livello nazionale dello 0,23%.

Insomma: la letalità grezza per Covid in Italia si aggira intorno allo 0,3%, e – come mostra il report – è abissalmente distante dalla letalità grezza massima, pari al 6%, registratasi tra il 18 e il 24 marzo 2020.

Questi dati, mostrando che la situazione è assai differente da quella di marzo, dovrebbero contribuire a rasserenare gli animi angustiati dal terrorismo mediatico e a scoraggiare dal precipitarsi al pronto soccorso per due linee di febbre o un po’ di tosse: il Covid si cura bene a casa nella stragrande maggioranza dei casi, come ricordano il professor Cavanna e la dottoressa Spessot.

Grazie, saluti cordiali

Alessandro Martinetti

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