Ecco perché ci troviamo non in una finestra, ma in una vetrata di Overton. E la Chiesa che fa?

Cari amici di Duc in altum, ricevo, e vi propongo, questo contributo dal lettore Mario Grifone. Da un punto di vista storico, si tratta di una cavalcata lungo i secoli che può apparire forse un po’ sbrigativa, ma il lettore assicura che l’ha concepita volutamente così, per dare un quadro di sintesi. E credo che, alla luce di quanto stiamo vivendo nella società e nella Chiesa, meriti una riflessione.

A.M.V.

***

Caro Valli, come sa, l’espressione “finestra di Overton” è diventata di accezione comune. In sostanza la finestra di Overton è un modello sociologico, elaborato da un sociologo americano che gli ha dato anche il nome, mediante il quale un comportamento, che in un certo momento della storia è ritenuto impossibile dalla maggioranza dei cittadini o dei popoli, si può trasformare in un comportamento legale e normato, trasformando nello stesso tempo quella maggioranza di contrari in una minoranza dapprima derisa, poi tacitata, quindi censurata e infine perseguitata.

Il risultato lo si ottiene passando per vari stadi: impossibile, possibile, accettabile, ragionevole, popolare e infine legale.

Il giochino è perfettamente riuscito con il divorzio, l’aborto, le unioni omosessuali. E con il gender ci siamo quasi: si trova attualmente nella fase popolare, in attesa di essere legalizzato.

Normalmente per arrivare al risultato ci vogliono circa una decina d’anni, ma se le finestre sono tra loro concatenate, come quelle di cui sopra, il tempo tende a ridursi. Non sfugge infatti che, nel nostro caso, il fine del concatenamento delle finestre è di stravolgere, se non eliminare, il concetto stesso di famiglia.

Ora, ragionando su tutto ciò, mi è venuto spontaneo pensare che quelle citate in realtà non siano che “finestrelle”. Temo infatti che, nel complesso, ci troviamo nel mezzo di una vera e propria “vetrata di Overton”, la quale, per essere realizzata, non richiede anni, ma secoli. E in questo caso l’artefice è il Nemico per eccellenza, quello che ancora in pochi conosciamo come il diavolo.

La “vetrata” con la quale stiamo facendo i conti non mira a capovolgere un comportamento, ma addirittura una fede, quella cristiana, e dunque un’intera civiltà.

Vediamo i fatti. Il punto di partenza potrebbero essere i secoli XI e XII, nei quali il modo occidentale era completamente permeato dalla fede, gli uomini di quel tempo ponevano Dio al primo posto in tutte le attività ed erano disposti a qualunque sacrificio pur di mantenere intatto questo atteggiamento. E infatti riempirono l’Europa e l’Italia di tali e tante bellezze da fare del nostro continente, e in particolare del nostro Paese, uno scrigno di tesori.

Passano un paio di secoli e con il Rinascimento il centro si sposta da Dio agli uomini, e se, apparentemente, sembra che nulla cambi rispetto ai secoli precedenti, ecco che nei due successivi si scatenano furibonde guerre di religione che dividono in maniera irrimediabile l’Europa e la fede cristiana.

Se il risultato voluto dal nemico non fu ottenuto già a quel punto lo si deve alla strenua resistenza della Chiesa, che con il Concilio di Trento, e soprattutto per mezzo dei santi che lo fecero applicare, contrappose una contro-finestra di Overton che almeno per qualche secolo ebbe un discreto successo. A quel punto il diavolo cambiò strategia e nel Settecento si arrivò a spostare l’attenzione dall’uomo alla ragione, che diventò essa stessa dio, così da sfociare nel positivismo. Anche in questo caso però il gioco riuscì solo parzialmente, perché papi, uomini di chiesa e santi, come per esempio Pio IX e san Giovanni Bosco, per citarne solo due tra i tanti, si opposero fieramente.

Il Nemico, quindi, cambiò nuovamente tattica e nel Novecento ecco un nuovo spostamento del centro dell’attenzione: da una parte verso l’invidia (la cosiddetta lotta di classe), dall’altra verso l’odio razziale, con la conseguenza di due conflitti mondiali che decimarono i cristiani (soprattutto nel primo). E tuttavia anche in questo caso non si arrivò al risultato voluto, perché una maggioranza di cristiani del Novecento, tra i quali non pochi santi, non si lasciò abbattere.

Ed ecco dunque, una volta ancora, la nuova tattica: basta guerre, basta invidia; adesso tutto si gioca sul piano morale e soprattutto sessuale. Di qui la rivoluzione sessuale degli anni Sessanta del secolo scorso, che sembra essere finalmente l’arma giusta in mano al Nemico.

Il sesso, svincolato da ogni responsabilità, piace a tutti, è attraente, non comporta guerre. Dall’utilizzo dell’invidia si passa a quello dell’egoismo e così al soggettivismo: ognuno è Dio a se stesso e gli imperativi morali sono quelli che ciascuno preferisce seguire. E infatti il divorzio, l’aborto, le unioni omosessuali e il gender hanno tutti, come denominatore comune, questa idea di sessualità che si può sintetizzare nella formula “faccio ciò che più mi piace e nessuno deve interferire”.

Anche di fronte a questa situazione la Chiesa cercò di opporsi, e Giovanni Paolo II con la sua predicazione e il suo esempio indubbiamente riuscì a ritardare la deriva soggettivista e relativista, la cui pericolosità egli, come del resto il suo successore, aveva ben colto..

E oggi? Purtroppo questa barriera non c’è più. L’attuale pontificato, invece di dare segnali chiari, è estremamente disorientante. Se uno come me, un quidam de populo, una persona qualsiasi, ha capito che cosa sta succedendo, mi domando come mai il mio Pastore e i suoi uomini di vertice facciano finta di niente.

Anzi. Ecco pure la riforma del messale, nel quale lo Spirito Santo diventa “rugiada” e il Padre non ci induce ma ci abbandona alla tentazione, e dove siamo chiamati a specificare che oltre a essere fratelli siamo anche sorelle. A quando anche ibridi?

Sembra che questo papa abbia un indice di gradimento altissimo, ma qualcuno dovrebbe spiegarmi come mai questa popolarità è inversamente proporzionale al numero di persone che frequentano la Messa e si accostano ai sacramenti.

All’inizio dicevo che la maggioranza, diventata minoranza, viene prima derisa, poi tacitata, quindi censurata e infine perseguitata, ed è esattamente quello che sta succedendo. Per il momento siamo ancora nella fase della censura, ma ormai stiamo rapidamente arrivando alla persecuzione.

Tuttavia, sono fiducioso che, come nei secoli passati, Dio susciterà uno o più santi della tempra di Francesco d’Assisi, Domenico, Ignazio. Santi che saranno in grado di dare un potente giro di barra. Nel frattempo, come profetizzato dall’ancora papa Benedetto XVI, i veri cristiani si riuniranno in comunità locali, piccole, ma fedeli.

Caro Valli, spero prima o poi di incontrarla in qualche catacomba.

Non praevalebunt!

Mario Grifone

***

Cari amici di Duc in altum vi ricordo il mio saggio

 Virus e Leviatano (Liberilibri, 108 pagine, 11 euro).

Una riflessione sull’uso politico e sociale della pandemia. Ovvero, ecco a voi il dispotismo statalista, condiviso e terapeutico che minaccia democrazia e libertà.

Arrivato alla terza ristampa, lo si può acquistare qui, qui e qui oltre che su tutte le altre piattaforme per la vendita di libri e, ovviamente, nelle librerie.

***

E non perdete

Nell’ora della prova (Chorabooks) di Carlo Maria Viganò, a cura di Aldo Maria Valli.

Per conoscere meglio monsignor Viganò, capire le sue ragioni, valutare la portata dei suoi interventi. Un libro che gli storici della Chiesa dovranno prendere seriamente in considerazione quando studieranno il pontificato di Bergoglio e ricostruiranno i drammatici passaggi che stanno caratterizzando questi nostri anni.

Nell’ora della prova può essere ordinato qui in formato cartaceo e qui in formato Kindle

I miei ultimi libri