Il presepe in mascherina. Che triste parodia!

Cari amici di Duc in altum, vi propongo questa riflessione che Paolo Gulisano mi ha inviato a proposito del “presepe in mascherina” realizzato nel duomo di Torino.

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È tempo di Avvento. È tempo di presepe. Negli scorsi anni ci siamo preoccupati molto – e giustamente – dei presepi proibiti, ma personalmente ho sempre pensato che ci fosse qualcosa di peggio della mancanza di questa bella tradizione della cristianità: ho sempre ritenuto più pericolosa la parodia del presepe.

Già negli scorsi anni abbiamo avuto occasione di vedere presepi “attualizzati”, diciamo così, dove al posto delle figure classiche si potevano trovare varie tipologie umane: per lo più migranti, ma anche scultorei nudi maschili, calciatori, attori. Il tutto per rendere il presepe più moderno, attuale, fantasioso e – nelle intenzioni degli autori – simpaticamente attraente.

L’ultimo grido di questa moda è il presepe in mascherina. Abbiamo visto le immagini di uno di questi, realizzato nella cattedrale di una importante diocesi del Nord Italia. Tutte le figure del presepe portano la mascherina chirurgica, di prassi e di obbligo, come sappiamo, in base alle normative governative vigenti.

Devo dire che vedere i pastori, le lavandaie, i re Magi bardati con la museruola sanitaria mi ha fatto una terribile impressione, l’impressione di una vergognosa parodia dell’Evento accaduto duemila anni fa a Betlemme.

Il presepe in maschera è anzitutto antistorico: non risulta da nessuna fonte che in quel tempo e in quei luoghi si portassero mascherine di carta. Dopo anni in cui biblisti ed esegeti ci hanno spiegato che il cristiano adulto deve attenersi alle fonti scritturistiche, il presepe sanitario non ha senso. Ma qui già immaginiamo la replica un po’ stizzita degli autori di questo spettacolo: si tratta di una scelta simbolica, per rendere il presepe “contemporaneo” e maggiormente fruibile dai visitatori. Vada per il simbolico: ma cosa simbolizza quella mascherina posta sui volti? La sicurezza sanitaria, la sottomissione del buon cittadino alle regole dello Stato. Ma è questo che dai tempi di san Francesco d’Assisi vuole rappresentare il presepe? Tutt’altro. Il presepe mostra l’adorazione di donne e uomini (e persino animali) al Dio che si è fatto carne, che è nato da una donna. Il Salvatore del mondo. Adorazione piena di gioia e di gratitudine. Adeste fideles, laeti triumphantes dice un celebre canto natalizio inglese, scritto ai tempi delle persecuzioni anticattoliche da parte del potere della Corona britannica.

I personaggi mascherati del neo-presepe pandemico non mostrano questa gioia: hanno la stessa sembianza impaurita, omologata, smarrita di tutti gli odierni frequentatori delle Messe biocompatibili, controllati all’ingresso dai miliziani in pettorina gialla dei cosiddetti “servizi d’ordine”, i quali, se potevano avere un senso nelle grandi liturgie di massa nelle piazze, sono perfettamente inutili- e spesso fastidiosi con la loro petulanza e a volte arroganza- nelle Messe con quaranta persone.

Cosa ci vuole ricordare il presepe che ossequia le disposizioni sanitarie vigenti prima che la nascita di Nostro Signore? Che dobbiamo conformarci alle leggi. Che dobbiamo adeguarci e dare il nostro consenso al nuovo ordine dispotico. E per far questo si imbavagliano simbolicamente anche donne e uomini di duemila anni fa, che mai misero la maschera, e mai l’avrebbero messa pur essendo soggiogati a un impero come quello romano.

Dicevamo che questa rappresentazione della Natività è in realtà una sua grottesca parodia, che i fedeli devono rifiutare con decisione, perché più diabolico del male è il bene apparente.

Una parodia è un rovesciamento della realtà, di quel Fatto accaduto a Betlemme.

“A Myth became Fact”, disse Tolkien all’amico Lewis, nel tentativo – poi riuscito – di convertirlo al cristianesimo. Un Fatto, una realtà incontrovertibile. Una realtà a cui il Male cerca disperatamente di opporsi. “Il diavolo è imitatore di Dio” dice Tertulliano, e l’espressione “il diavolo è scimmia di Dio” sarà in seguito presente in molti autori. Il diavolo scimmiotta il Creatore, vuole mettersi al suo posto, ma con risultati miseri e orribili.

Lo scimmiottamento del presepe, con la mascherina e l’obbedienza al Potere civile piuttosto che l’adorazione al Signore, è uno di questi esempi. Uno dei peggiori.

Paolo Gulisano

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