Finanze vaticane / Via la cassa alla Segreteria di Stato. Operazione pulizia o fumo negli occhi?

Il papa ha dunque deciso di togliere la cassa alla Segreteria di Stato e ha formalizzato la sua decisione con la lettera apostolica in forma di motu proprio firmata il 26 dicembre 2020 e resa pubblica dal Vaticano due giorni dopo.

Nel provvedimento si stabilisce che, al fine di una migliore organizzazione amministrativa e per assicurare un’opportuna vigilanza sulle attività economiche e finanziarie della Santa Sede, “la Segreteria di Stato, che pure sostiene più da vicino e direttamente l’azione del Sommo Pontefice nella sua missione e rappresenta un punto di riferimento essenziale per le attività della Curia Romana, non è opportuno che compia quelle funzioni in materia economica e finanziaria già attribuite per competenza ad altri Dicasteri”.

Di conseguenza, “a decorrere dal 1º gennaio 2021 la titolarità dei fondi e dei conti bancari, degli investimenti mobiliari e immobiliari, ivi incluse le partecipazioni in società e fondi di investimento, finora intestati alla Segreteria di Stato, è trasferita all’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica che curerà la loro gestione e amministrazione. Essi saranno sottoposti a un controllo ad hoc da parte della Segreteria per l’Economia, che d’ora in avanti svolgerà anche la funzione di Segreteria Papale per le materie economiche e finanziarie”.

Si precisa poi che “la Segreteria di Stato trasferisce quanto prima, non oltre il 4 febbraio 2021, tutte le sue disponibilità liquide giacenti in conti correnti ad essa intestati presso l’Istituto per le Opere di Religione o in conti bancari esteri, all’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica su conto bancario da questa indicato”.

Ma non basta. “A decorrere dall’esercizio 2021, le contribuzioni a qualunque titolo dovute o liberamente devolute alla Santa Sede da parte di Enti ecclesiali di qualunque tipo, ivi incluse quelle del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e dell’Istituto per le Opere di Religione (…) saranno versate su un conto denominato Budget Generale della Santa Sede, gestito dall’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica secondo la normativa vigente, in base al bilancio preventivo approvato. I trasferimenti delle somme dal conto Budget Generale della Santa Sede all’APSA dovranno essere previamente autorizzati dal Prefetto della Segreteria per l’Economia”.

D’ora in avanti, “al pagamento delle spese ordinarie e straordinarie della Segreteria di Stato provvede l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica secondo il bilancio preventivo della medesima Segreteria”; “Tutti gli Enti di cui all’articolo 1 §1 dello Statuto del Consiglio per l’Economia, inclusi quelli finora sotto il controllo economico e finanziario della Segreteria di Stato, sono sottoposti al controllo, vigilanza e indirizzo della Segreteria per l’Economia come definito dal proprio Statuto e dalla normativa vigente, con la sola eccezione di quegli Enti per i quali il Santo Padre abbia espressamente disposto diversamente”.

Infine, “il cosiddetto Ufficio Amministrativo della Segreteria di Stato mantiene esclusivamente le risorse umane necessarie per effettuare le attività relative alla propria amministrazione interna, alla preparazione del proprio bilancio preventivo e consuntivo e alle altre funzioni non amministrative espletate finora”.

La Segreteria di Stato, insomma, è stata espropriata di ogni competenza e attività di tipo economico e finanziario. Un ridimensionamento in piena regola, perché è chiaro che senza la disponibilità di fondi la Segreteria di Stato perde potere, non è più l’ufficio centrale del governo, così com’era stata immaginata e voluta da Paolo VI, e viene ad assomigliare a un dicastero come gli altri.

Alla decisione del papa si è arrivati dopo le vicende che hanno portato all’estromissione del cardinale Angelo Becciu, in primis la storia del palazzo di Londra, ma i problemi erano incominciati molto prima e risalgono per lo meno alla gestione del cardinale Bertone.

In attesa di sapere se il caso Becciu sarà mai chiarito, si può cercare di capire la logica dell’intervento papale.

Nei commenti si è parlato della volontà del papa di “fare pulizia” in seguito alla vicenda dell’acquisto del palazzo londinese di Sloane Avenue. Sebbene monsignor Nunzio Galantino, presidente dell’Apsa, abbia dichiarato che non è stata l’inchiesta sul palazzo di Londra a rendere necessario il passaggio, il papa, nella lettera inviata al segretario di Stato Parolin, dice chiaramente che “occorre uscire al più presto” dagli investimenti operati a Londra e dal fondo Centurion, “o, almeno, disporne in maniera tale da eliminare tutti i rischi reputazionali”.

Ecco dunque che il 4 novembre, alla presenza del papa, si è tenuta una riunione con il cardinale Parolin, il sostituto della Segreteria di Stato monsignor Edgar Peña Parra, il segretario generale del Governatorato dello Stato Città del Vaticano monsignor Fernando Vérgez Alzaga, monsignor Galantino e il prefetto della Segreteria per l’economia, il gesuita Juan Antonio Guerrero Alves, con il fine di costituire la Commissione di passaggio e di controllo, formata da Parolin, Galantino e Guerrero.

“Non è opportuno né necessario che la Segreteria di Stato gestisca fondi”, scrive il papa spiegando che è sua volontà “che in futuro la Segreteria di Stato trasferisca all’Apsa la gestione e l’amministrazione di tutti i fondi finanziari e del patrimonio immobiliare, i quali manterranno in ogni caso la propria finalità attuale”.

La Segreteria di Stato, dunque, “non dovrà amministrare né gestire patrimoni”. Ma tutto ciò è davvero funzionale alle esigenze di miglior governo e di trasparenza?

L’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato non è nato di recente. Fu voluto, come si ricordava, da Paolo VI e tra le sue principali finalità c’era quella di garantire risorse, mediante l’Obolo di san Pietro, alle nunziature della Santa Sede sparse di tutto il mondo.

Dal punto di vista amministrativo il personale diplomatico fa riferimento all’Apsa, ma al di là degli stipendi dei nunzi e dei vari addetti che fanno capo alla Santa Sede le sedi diplomatiche hanno molte spese di gestione, per esempio per il personale laico locale o le ristrutturazioni. Ed era proprio per far fronte a queste spese che interveniva la Segreteria di Stato, sulla base dei rendiconti semestrali presentati dalle nunziature.

Il fondo di riserva a disposizione della Segreteria di Stato, voluto da Paolo VI, aveva quindi una sua logica, funzionale alle esigenze della rete delle nunziature.

Stando così le cose, si vede come togliere questa disponibilità alla Segreteria di Stato per attribuirla all’Apsa non possa assicurare, di per sé, correttezza e trasparenza. Anzi, è probabile che l’operazione creerà problemi e intoppi viste le tante competenze che l’Apsa ha già. L’unico significato dell’operazione è mostrare che il papa vuole “fare pulizia”. Ma la pulizia si fa trasferendo competenze da un ufficio all’altro o mettendo a capo degli uffici persone oneste? (A proposito: all’Apsa è stato creato dal papa un ruolo apposito per monsignor Gustavo Óscar Zanchetta, il vescovo di Orano sotto processo in Argentina per molestie sessuali verso seminaristi e accusato anche di aver creato dissesti economici e di gestione).

Da non sottovalutare, poi, quanto dichiarato dall’avvocato di monsignor Mauro Carlino, ex segretario di Angelo Becciu, e cioè che il papa sapeva della trattativa per il palazzo di Londra.

L’operazione pulizia, dunque, è davvero tale o è fumo negli occhi?

Aldo Maria Valli

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