Più morti che vivi o più vivi che morti? Ovvero quando avremo la replica di noi stessi

Cari amici di Duc in altum, vi propongo il mio più recente intervento per la rubrica La trave e la pagliuzza in Radio Roma Libera.

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Ho letto che Microsoft ha depositato il brevetto di un procedimento digitale grazie al quale i defunti potrebbero rivivere come chatbot (ovvero un software in grado di simulare una conversazione con un essere umano) utilizzando le informazioni personali relative all’individuo in questione.

Il progetto di Microsoft si basa sull’uso del profilo della persona morta, ottenibile dalle sue immagini, dai dati vocali, i post, i messaggi elettronici e tutte le altre informazioni personali lasciate su internet e sui social media. Il software, grazie a tutti questi dati, sarebbe in grado di simulare una conversazione umana tramite comandi vocali o chat di testo.
Inoltre, un modello a due o a tre dimensioni della persona potrebbe rendere il tutto ancora più realistico. Anche in questo caso, verrebbero utilizzate immagini, voci e altre informazioni disponibili, col risultato di ottenere le stesse caratteristiche somatiche e caratteriali del defunto. Il quale, sia pure virtualmente, tornerebbe così a vivere.

La persona “ricreata” potrà essere un amico, un parente, un conoscente, ma anche una celebrità, un personaggio di fantasia, una figura storica. Non ci sono limiti. Potremmo anche avere cloni di noi stessi mentre siamo ancora in vita.

Il brevetto sembra uscito da Black Mirror, la serie distopica creata da Charlie Brooker. In un episodio intitolato Be Right Back (Torna da me), Ash, il fidanzato di Martha, muore in un incidente d’auto, ma lei accetta di riportarlo in vita sotto forma di replica virtuale utilizzando l’intelligenza artificiale per imitare tutte le caratteristiche dell’uomo: voce, carattere, comportamento.

Chi rincorre l’immortalità può trovare nel brevetto di Microsoft una prima risposta a un sogno antico. Non una vita vera e propria, ma una vita virtuale che, per coloro che avranno rapporti con essa, sarà sempre più difficile distinguere rispetto alla vita originaria.

Nel libro The Age of Spiritual Machines: When Computers Exceed Human Intelligence, Ray Kurzweil, esperto di intelligenza artificiale di Google, sostiene che entro il 2045 gli umani saranno in grado di caricare le loro menti su computer e che entro la fine del secolo i corpi saranno sostituiti in tutto o in parte da macchine. Man mano che la parte non biologica acquisterà importanza, l’uomo sarà sempre più macchina, così che la parte non biologica potrà a un certo punto modellare e condizionare la parte biologica.

Quanto alla possibilità di creare corpi virtuali a partire da un modello che è stato vivo, Kurzweil ritiene che si arriverà ad avere una realtà virtuale realistica quanto la realtà reale. “I corpi virtuali saranno dettagliati e convincenti quanto i corpi reali”, e a quel punto capire la differenza sarà impossibile.

Nel libro, Kurzweil sostiene che nel corso del ventunesimo secolo, come risultato dell’evoluzione, gli esseri umani creeranno certamente macchine più intelligenti di loro. L’aumento esponenziale delle capacità di calcolo, le nanotecnologie e la diminuzione dei prezzi dei dispositivi informatici porteranno a una rivoluzione. Innumerevoli i vantaggi, per esempio nella cura delle malattie, ma inevitabile il mescolamento, con relativa confusione, tra reale e virtuale. Fino a quando le macchine sembreranno avere il libero arbitrio e persino esperienze spirituali.

Il tema, si sa, è al centro di molti racconti di fantascienza, ma ora la tecnologia incomincia a mettere a disposizione risorse che permettono di ipotizzare alcune prime applicazioni.

Nell’episodio di Black Mirror è un’amica a parlare a Martha di un servizio online che consente alle persone di riprendere virtualmente il contatto con i propri defunti. Si tratta in sostanza di utilizzare un database che raccoglie tutti i dati che ognuno di noi dissemina usando i social: foto, post, messaggi vocali, mail. In un primo tempo Martha è riluttante, ma l’amica la iscrive ugualmente al servizio. Martha incomincia così a ricevere mail dal fidanzato morto, e da lì in poi sviluppa una dipendenza. Quando decide di smettere, le viene proposto il livello successivo: non più solo la voce di Ash, ma il suo corpo, ricreato sinteticamente. E quando poi la giovane, stremata da questo rapporto con il clone virtuale del fidanzato, ordina al corpo sintetico di Ash di gettarsi da una scogliera, ecco che succede quanto previsto da Kurzweil nel suo libro: l’avatar dell’uomo dimostra di avere una certa autonomia di giudizio e di scelta.

In questi casi l’aggettivo impiegato per descrivere vicende del genere è “inquietante”. Ma ormai la strada è aperta. Già ora copie digitali di noi stessi sono presenti ovunque: si tratta solo di ricomporre i frammenti sparsi. E per quanto riguarda il collegamento dell’attività cerebrale al computer, il progetto Neuralink di Elon Musk (l’impianto nella scatola cranica umana di un dispositivo composto da 1.024 elettrodi inseriti in un modulo della grandezza di una moneta) dimostra che, grazie alla micro-ingegneria (e anche grazie a un inconsapevole maiale usato come cavia), dalla fase della fantasia siamo passati  a quella sperimentale. Poter tornare a usare le gambe, restituire la vista, recuperare la memoria, curare le dipendenze, sconfiggere ansia e insonnia sono alcuni degli obiettivi. Ma non è difficile immaginare, ahinoi, anche applicazioni meno nobili.

Aldo Maria Valli

Nella foto, un’immagine tratta dall’episodio Be Right Back della serie televisiva Black Mirror prodotta da Charlie Brooker

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Cari amici di Duc in altum, sono lieto di annunciare l’uscita del libro L’altro Vaticano II. Voci da un Concilio che non vuole finire (Chorabooks 2021), nel quale è proposto un modo alternativo e controcorrente di guardare al Concilio Vaticano II, tema imprescindibile se si vuole affrontare la questione della crisi della Chiesa e della fede stessa.

Con contributi di Enrico Maria Radaelli, padre Serafino Maria Lanzetta, padre Giovanni Cavalcoli, Fabio Scaffardi, Alessandro Martinetti, Roberto de Mattei, cardinale Joseph Zen Ze-kiun, Eric Sammons, monsignor Carlo Maria Viganò, monsignor Guido Pozzo, Giovanni Formicola, don Alberto Strumia, monsignor Athanasius Schneider, Aldo Maria Valli.

 

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