Noi nonni e le sorprese della Generazione Alpha

Cari amici di Duc in altum, vi propongo il mio più recente contributo per la rubrica La trave e la pagliuzza in Radio Roma Libera.

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I miei nipotini milanesi amano ricevere lettere dai nonni di Roma. Intendo lettere vere e proprie, di carta, infilate dentro una busta con il francobollo e impostate. Come si faceva una volta, nel mondo pre-informatico, quando la posta non era ancora elettronica. E al nipotino più grande, di cinque anni, piace anche scriverle, le lettere. In stampatello, con il pennarello blu o viola. E abbondanza di disegni.

Vedremo se è infatuazione passeggera o vero amore. Intanto, mi rincuora questa passione per la lettera scritta, con la ritualità e l’investimento che comporta in termini di tempo e di fatica: prendere il foglio, scegliere il pennarello, pensare le parole, scriverle cercando di andare dritti e di non fare troppi errori (nel caso di errore, rifare tutto), pensare il disegno, allegarlo, prendere una busta, scrivere l’indirizzo, appiccicare il francobollo, farsi accompagnare alla buca delle lettere.

Il nipotino non scrive solo ai nonni, ma anche alla cuginetta romana, sua coetanea. La quale a sua volta ha deciso subito di rispondere nello stesso modo: carta, pennarello, busta, francobollo eccetera.

Parlandosi al telefono, i due cugini si sono confidati un segreto: quando ricevono una lettera non la aprono immediatamente, ma la portano nella loro cameretta, la appoggiano sul cuscino e, prima di aprirla, la lasciano lì un po’, come un tesoro da scoprire piano piano e gustare per bene.

Ho letto che i bambini nati dopo il 2010 appartengono alla Generazione Alpha, che sarebbe la prima generazione nata interamente nel ventunesimo secolo. Figli dei Millennials (come sono definiti i nati fra i primi anni Ottanta e la metà degli anni Novanta del secolo scorso), i bimbi Alpha sono stati abituati a interagire con uno schermo fin dai primi mesi di vita. In pratica, sono nati già connessi alla Rete, tanto che per loro avere a che fare con un pc, uno smartphone e la tecnologia touch screen è del tutto naturale, come afferrare il ciuccio e metterselo in bocca.

Il sottoscritto lo verifica tutti i giorni col nipotino più piccolo, un pupattolo di tredici mesi che davanti al computer o al cellulare del nonno non mostra alcun tipo di imbarazzo ma, semplicemente, si mette a digitare e a far scorrere immagini con la perizia di un navigatore esperto.

Molti studi, in tutto il mondo, sono in corso sulla generazione Alpha e, nel mio piccolo, anch’io osservo con curiosità. Confesso comunque di essere rimasto sorpreso da questo amore per le lettere di carta. Può essere che un bambino di cinque anni, connesso fin dalla nascita, si sia già stancato di tanta digitalizzazione e avverta il bisogno di qualcosa di più solido, più concreto e più personale?

Non so. Intanto mi diverto un mondo. Non solo a leggere, ma anche a scrivere. Non basta infatti buttare giù qualche frase di circostanza. I nipotini esigono che i nonni si impegnino. E dunque vai con disegni e disegnini, faccette, animaletti, abbondanza di colori, punti esclamativi come se piovesse.

Quando poi si è trattato di inviare il manufatto, sono stato costretto a chiedere lumi a mia moglie: “Scusa, ma tu sai se dalle nostre parti c’è una buca delle lettere?”. Erano anni che non la usavo.

Di recente, la sorella minore del nipotino grafomane (bimba di quasi tre anni), durante un videocollegamento, ha chiesto ai nonni romani di poter ricevere una lettera tutta per lei, con il suo nome sulla busta. Desiderio che è stato prontamente soddisfatto con una missiva ancora più fantasmagorica. Per i nonni lavoro doppio, ma anche doppia gioia.

Riuscirà la fantasia dei nonni a rispondere alle sorprendenti esigenze di questi bimbi Alpha?

Staremo a vedere. Nel frattempo, noi vecchi babyboomers, che pensavamo di essere stati ormai definitivamente e inesorabilmente superati dalle nuovissime applicazioni tecnologiche, e debitamente rottamati, ci godiamo questa piccola rivincita della parola scritta sulla carta. Davvero, io che ho imparato a scrivere intingendo un dispositivo chiamato “pennino” in un preparato chiamato “inchiostro”, utilizzando un supporto chiamato “quaderno” e avvalendomi di un’attrezzattura chiamata “carta assorbente” (queste erano le nostre app), non avrei mai immaginato di riscoprire l’arte del manoscritto in tarda età. Un vecchio modo di comunicare che, a quanto pare, non vuole morire. Forse perché esprime meglio l’amore?

Aldo Maria Valli

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Cari amici di Duc in altum, sono lieto di annunciare l’uscita del libro L’altro Vaticano II. Voci da un Concilio che non vuole finire (Chorabooks 2021), nel quale è proposto un modo alternativo e controcorrente di guardare al Concilio Vaticano II, tema imprescindibile se si vuole affrontare la questione della crisi della Chiesa e della fede stessa.

Con contributi di Enrico Maria Radaelli, padre Serafino Maria Lanzetta, padre Giovanni Cavalcoli, Fabio Scaffardi, Alessandro Martinetti, Roberto de Mattei, cardinale Joseph Zen Ze-kiun, Eric Sammons, monsignor Carlo Maria Viganò, monsignor Guido Pozzo, Giovanni Formicola, don Alberto Strumia, monsignor Athanasius Schneider, Aldo Maria Valli.

 

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