Le scuole britanniche più prestigiose parlano cinese

di Aldo Maria Valli

Si sa che gli investimenti cinesi all’estero sono da tempo in espansione. Meno noto è che la Cina ora, in Occidente, sta comprando anche scuole. Sì, proprio scuole. Per la precisione, prestigiose scuole britanniche, destinate alle classi sociali più elevate.

E alcuni di questi istituti, scrive il Daily Mail in un’inchiesta, non solo sono già finiti in mani cinesi, ma forniscono un’istruzione secondo linee approvate dal regime di Pechino, costituendo così una minaccia per la libertà di parola e di pensiero.

Nel giro di quattro anni, afferma il giornale, sono stati conclusi già diciassette accordi tra scuole inglesi e società cinesi, molte delle quali riconducibili a funzionari d’alto ragno del Partito comunista.

Messe in gravi difficoltà dal Covid (diminuzione delle iscrizioni, abbassamento delle tasse per la mancata frequenza fisica degli studenti), a quanto sembra le scuole private accettano sempre più spesso di essere controllate da Pechino in cambio di robuste iniezioni di finanziamenti.

Anche la scuola preparatoria che fu frequentata dalla principessa Diana, dice il Daily Mail, è ora di proprietà di un gruppo cinese. Una campagna acquisti che non ha soltanto ragioni economiche. L’obiettivo degli investitori è infatti quello di diffondere e promuovere nell’élite intellettuale e professionale una visione positiva della Cina e dei suoi governanti.

Dalla Abbots Bromley School nello Staffordshire al Myddelton College di Denbigh, nel Galles, dalla Ipswich High School alla Thetford Grammar School nel Norfolk (solo per fare alcuni nomi), i cinesi sono ormai presenti con programmi di istruzione che inevitabilmente avranno un’influenza su chi è destinato a ricoprire ruoli guida nei più diversi ambiti della società, in Gran Bretagna e in altri paesi occidentali.

Gli esperti prevedono che la frenesia cinese nell’acquisizione di scuole non si fermerà. Una delle società coinvolte è di proprietà di Yang Huiyan, la donna più ricca dell’Asia, con un patrimonio netto dichiarato di quasi trenta miliardi di dollari, erede dell’azienda fondata dal padre, Yang Guoqiang, membro d’alto rango del Partito comunista cinese.

Inutile dire che gli studenti cinesi, appartenenti a ricche famiglie legate al Partito, godono di corridoi privilegiati per l’ingresso in queste scuole. Il che significa che l’Occidente sta formando una classe dirigente a uso e consumo di Pechino.

Un’altra società che ha acquistato scuole britanniche è il Chinese Wanda Group, fondato da Wang Jianlin (ex soldato dell’Esercito di liberazione del popolo e a sua volta membro del Partito comunista) la cui fortuna è stimata in circa quindici miliardi di dollari.

Altri funzionari del Partito comunista citati dal Daily Mail sono membri anziani del consiglio di amministrazione del China First Capital Group, che possiede la Kingsley School nel Devon e la Heathfield Knoll School nel Worcestershire. Il gruppo, specializzato fino al 2014 nel settore dei componenti per autoveicoli, ha in seguito diversificato la propria attività, fino a comprendere l’investimento nel campo dell’educazione. Il China First Capital Group aspira ora a diventare esplicitamente “un gruppo di servizi finanziari influente a livello globale incentrato sull’istruzione”.

Il Ray Education Group, che ha acquistato la Adcote School for Girls vicino a Shrewsbury in Inghilterra e il Myddelton College in Galles, ha in programma di utilizzare le sue scuole britanniche per espandersi in altri paesi come parte della Nuova via della seta, (in inglese Belt and Road Initiative), l’ambizioso programma del governo cinese che sta finanziando con oltre mille miliardi di dollari diversi investimenti infrastrutturali in quasi ogni angolo del pianeta: Africa, Europa, India, Russia, Indonesia, così da aumentare, come ha dichiarato il presidente Xi Jinping, l’influenza economica e politica globale della Cina.

Non c’è dunque da stupirsi se l’amministratore delegato di Ray Education, James Hu, segretario del comitato distrettuale di Hongkou del Partito comunista, ha definito l’acquisizione delle scuole parte di un “piano globale” che ha di mira l’espansione in Malesia, Emirati Arabi Uniti, Thailandia, Sud Africa, Nigeria e altri paesi.

La Nuova via della seta prevede la creazione di rotte terrestri e marittime che colleghino la Cina con il resto del mondo per promuovere le esportazioni e l’influenza cinese in tutti i continenti. Ma Pechino sa bene che per estendere questa influenza e ottenere un ruolo di primissimo piano non basta “migliorare la connettività regionale” così da mettere la Cina al centro di una rete commerciale internazionale. Questo mercato unificato sotto il segno di Pechino avrà bisogno di cervelli adeguatamente formati.

Qualcuno ha parlato di “progetto neocoloniale”. Di certo il Partito comunista cinese ha le idee molto chiare. Accanto alle tecnologie, alle infrastrutture e alle risorse minerarie, l’istruzione, opportunamente orientata, è assolutamente strategica.

All’interno di questo quadro, la crisi economica planetaria, innescata dal virus diffuso da Wuhan, non ha certamente un ruolo marginale. Impedire che queste denunce possano essere fatte apertamente è proprio ciò che si propone Pechino, anche attraverso acquisizioni mirate nei sistemi scolastici di ogni livello, fino alle università, nel mondo occidentale.

Fonti: dailymail.comlifesitenwes.com

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