Eh no, il demonio non è semplicemente l’accusatore: è il calunniatore

Di recente ho ascoltato un sacerdote che, durante l’omelia, ha attaccato quei cattolici che “parlano male” del papa perché, ha detto, “si comportano come il diavolo, che è l’accusatore”.

Mi sembra un’affermazione, francamente, fuorviante.

Stando alle Scritture, il diavolo è sì l’accusatore, ma nel senso di calunniatore, ed è in particolare l’accusatore delle anime al cospetto di Dio. Da buon calunniatore e mentitore congenito, il diavolo accusa dicendo il falso. Vuole conquistare le anime sottraendole a Dio e, per farlo, usa l’unica arma che ha disposizione e che conosce: la menzogna. Infatti, “non c’è verità in lui. Quando parla il falso, parla del suo, perché è bugiardo e padre della menzogna” (Gv 8:44).

Dunque, sostenere che chi accusa il papa di deviazioni dalla retta dottrina, di ambiguità e di cedimenti al pensiero del mondo (preferisco dire così piuttosto che usare l’espressione generica, e ingannevole, “parlare male del papa”) si comporta come il demonio è inesatto e, diciamolo, pure scorretto.

Si comporta come il demonio chi accusa ingiustamente, chi diffama. Ma se le critiche sono circostanziate, minuziose, dettagliate e, in quanto tali, dimostrano che la deviazione effettivamente c’è, siamo in presenza non di un’opera diabolica, ma di un servizio alla verità.

Spiace che anche alcuni sacerdoti si prestino all’equivoco e anzi lo alimentino.

Occorre poi ricordare che se il diavolo è il calunniatore è anche il divisore. Utilizzando la menzogna, il Principe delle tenebre ama dividere e confondere. L’etimologia lo spiega bene. La parola diavolo deriva infatti dal verbo greco dia-ballo, che significa dividere gettando qualcosa in mezzo. E ciò che il diavolo getta in mezzo è, appunto, la menzogna.

Circa l’idea che chiunque muova critiche si comporti ipso facto come il diavolo, basterà ricordare che san Paolo certamente non risparmia critiche e accuse. Sentite le parole che rivolge alla Chiesa di Corinto: “E vi siete addirittura gonfiati e non avete piuttosto fatto cordoglio, affinché colui che ha commesso una tale azione fosse tolto di mezzo a voi!” (1 Corinzi 5:2); “Vi ho nutriti di latte, non di cibo solido, perché non eravate capaci di sopportarlo; anzi, non lo siete neppure adesso, perché siete ancora carnali. Infatti, dato che ci sono tra di voi gelosie e contese, non siete forse carnali e non vi comportate secondo la natura umana? Quando uno dice: «Io sono di Paolo»; e un altro: «Io sono d’Apollo»; non siete forse uomini carnali?” (1 Corinzi 3:2-4). Ed ecco le parole rivolte ai Galati: “O stolti Gàlati, chi mai vi ha ammaliati, proprio voi agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso?” (Galati 3:1).

Quando hanno serie motivazioni, e nascono dall’esigenza di difendere la fede e la verità, le critiche non sono vietate. Sono doverose. E chi le fa non è figlio delle tenebre, ma della luce.

A.M.V.

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