L’incontro tra il papa e al-Sistani visto dall’Iran

L’incontro fra il pontefice e il religioso sciita conferma il ruolo di leader mondiale dello sciismo per al-Sistani. Dalla Repubblica islamica in poi, Qom ha cercato di scalzare il valore di Najaf. Il giornale Kayhan, portavoce degli estremisti religiosi, deride quell’incontro. Ma altri, anche a Qom, vi vedono un nuovo sforzo per portare la pace in Medio Oriente.

di Khosrow Ebrahimi

La visita di papa Francesco in Iraq dal 5 all’8 marzo ha avuto diverse ripercussioni in Iran. Ha colpito soprattutto l’incontro fra Francesco, leader del cattolicesimo mondiale, e l’ayatollah al-Sistani, uno dei più importanti leader religiosi sciiti.

Alcuni – fra cui Mohammad Masjedjamei, ex ambasciatore iraniano presso la Santa Sede – hanno ricordato il desiderio di papa Giovanni Paolo II di visitare l’Iraq già ventuno anni fa e l’opposizione ad esso da parte dell’allora leader Saddam Hussein.

Ma per molti iraniani, la parte più importante di questo viaggio rimane la visita del pontefice ad al-Sistani, sottolineando che tale viaggio ha valore per la pace della regione e la sicurezza dei cristiani irakeni.

Al presente, Sistani è il più grande leader sciita a livello mondiale, e la città di Najaf, dove egli vive, è da secoli la sede dei leader mondiali sciiti. Dopo la Rivoluzione islamica del 1979, il clero politico dell’Iran ha cercato di sfuggire a questa situazione, spingendo Qom – al centro dell’Iran, sede principale del clero sciita nel Paese – come centro dello sciismo mondiale. Ma finora non hanno avuto successo e ciò è dovuto proprio alla presenza di Sistani a Najaf ed al suo evitare di appoggiare le dure politiche dei religiosi islamici iraniani.

Su questa linea, Sistani ha sempre sottolineato il bisogno di pace, il freno alla violenza, la non-interferenza della religione nella politica e questo suo atteggiamento non piace ai leader iraniani.

Meno di tre mesi fa, Ibrahim Ra’isi – capo del sistema giuridico in Iran, nominato da Khamenei – è andato in Iraq, ma Sistani non lo ha ricevuto. Tale rifiuto è apparso come uno smacco: se quell’incontro ci fosse stato, Ra’isi avrebbe potuto pensare a candidarsi alle prossime elezioni presidenziali (che si terranno a metà giugno 2021) e avrebbe potuto anche vincerle.

In risposta alla mancanza di “localismo” di Sistani e per affermare che la sua persona non ha posto nella leadership sciita in Iran, in una nota del 6 marzo scorso il giornale Kayhan ha praticamente preso in giro quell’incontro fra Sistani e il papa. Il quotidiano Kayhan è la voce più importante della fazione fondamentalista e dell’estremismo religioso in Iran, in legame molto stretto con Khamenei.

Nella nota, Kayhan lega il viaggio del papa in Iraq all’assassinio di Qassem Soleimani a Baghdad (il 3 gennaio 2020), sottolineando che l’impegno di Soleimani in Iraq era stato portato avanti con il permesso di Sistani. Ma ciò non è mai stato confermato dall’ufficio di Sistani. A concludere questa visione, il giornale ha paragonato la casa di Sistani ai palazzi del Vaticano dove vive il papa a Roma.

L’atteggiamento dei fondamentalisti iraniani mostra che essi non sono contenti di questo viaggio. Esso dà sempre più legittimità alla leadership mondiale sciita del vecchio Sistani, restringendo lo spazio per Khamenei e il suo desiderio di giungere a quella posizione, così sognata e promossa per tanti anni. Da Qom, solo un piccolo gruppo di clero sciita ha apprezzato il viaggio, definendolo l’inizio di un altro sforzo per portare pace nel Medio oriente.

La notizia del viaggio, comunque, è stata deliberatamente ignorata dai media della propaganda di Stato della repubblica islamica dell’Iran.

Fonte: AsiaNews

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