Iraniani condannati a morte per essersi convertiti al cristianesimo. Rifugiati a Perpignan, hanno chiesto asilo, ma la Francia finora l’ha rifiutato

Ata Fathimaharloei, 33 anni, e sua moglie Somayeh Hajifoghaha, 34 anni (nella foto con i due figli e il loro avvocato, Gérald Brivet-Galaup) sono marito e moglie, iraniani, condannati a morte nel loro Paese per essersi convertiti al cristianesimo. Rifugiati a Perpignan, hanno chiesto asilo alla Francia, ma finora è stato loro rifiutato.

Ata Fathimaharloei sposa Somayeh Hajifoghaz nel 2017. Entrambi lavorano in un ospedale. L’uomo è musulmano, ma non praticante. Racconta che una volta è stato frustato per non aver osservato il ramadan. Poi simpatizza con la famiglia cristiana di un collega e si converte. Il collega però lo denuncia e Ata viene licenziato.

Hanno un bambino e Somayeh è incinta. La donna chiede quindi aiuto al padre, il quale però, ufficiale dell’intelligence iraniana e membro delle milizie statali, è tutt’altro che intenzionato ad aiutare la coppia.

Ai due e al loro primo figlio non resta che fuggire in esilio in Turchia prima di tentare di raggiungere l’Europa. Inizia così un’odissea. Dopo una brutta avventura con un falso contrabbandiere che li deruba, i tre sbarcano in Ucraina, poi tornano in Turchia e intraprendono un lungo viaggio che li porta attraverso Grecia, Bosnia, Croazia e Italia, prima di arrivare in Francia, a Nizza, e infine a Perpignan, dove Ata ha un amico.

Fine dei problemi? Per niente. L’Iran, infatti, nel frattempo li condanna a morte: lui per apostasia, perché “ha negato la religione islamica”, e lei per adulterio. Da allora, ben due domande di asilo in Francia sono state respinte, in quanto l’autenticità delle richieste non è sarebbe “assicurata”.

Secondo la giustizia iraniana “ogni musulmano che lascia l’Islam per convertirsi a qualsiasi altra religione o setta come il giudaismo o il cristianesimo sarà arrestato se la sua conversione sarà dimostrata”.

Ata Fathimaharlooei è accusato di “aver negato la profezia del Grande Profeta dell’Islam, con apostasia dal libro sacro dell’Islam”. Riconosciuto come apostata dal tribunale rivoluzionario islamico nella provincia di Fars, è stato dunque condannato a morte ed è ricercato. Le autorità iraniane, di conseguenza, hanno annullato il matrimonio facendo così di Somayeh una concubina, in più incinta. Condannata alla lapidazione, se fosse rimasta in Iran avrebbe dovuto abortire oppure abbandonare il figlio, considerato un “bastardo”, alla nascita. Il bimbo è nato invece in Francia.

Il permesso di soggiorno della coppia è scaduto il 3 marzo 2021 e la famiglia è dunque a rischio di espulsione. I loro avvocati stanno lavorando per presentare alle autorità francesi una nuova documentazione, curata da un interprete giurato. Si spera che il fatto che il secondo figlio sia nato in Francia possa giocare a favore della coppia.

Fonte: L’Indépendant

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