Vaccini, aborti, giudizio bioetico e mondo pro-life

Cari amici di Duc in altum, la questione dei vaccini e della loro derivazione da linee cellulari provenienti da aborti continua a far discutere. In proposito ricevo da un lettore (che purtroppo non può apparire con il suo nome) questa riflessione che chiama in causa anche il mondo pro-life.

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Carissimo dottor Valli,

la questione dei cosiddetti “vaccini Covid” è complessa e chiama in campo diverse competenze. Mi limito a rilevare che:

1) non si tratta di vaccini ma di terapie geniche con auspicato effetto preventivo;

2) tali terapie geniche anti-Covid sono in fase sperimentale;

3) per la produzione e/o sperimentazione di tali terapie le industrie farmaceutiche hanno fatto uso di cellule fetali umane;

4) tali cellule fetali provengono da feti soppressi in aborti volontari.

Questi quattro punti sono certezze. È invece disputato il giudizio su ciascuno di questi punti. Per esempio, sul numero dei feti utilizzati o se tali feti risalgano a decenni orsono oppure vi siano stati nuovi aborti recenti.

Anche non volendo entrare nei campi disputati, i soli quattro punti certi mi portano a rilevare:

1) la necessità d’un giudizio bioetico sulla terapia genica in se stessa;

2) la necessità d’un giudizio bioetico e giuridico sulla legittimità dell’utilizzo di massa di terapie sperimentali;

3) la necessità d’un giudizio etico e giuridico sulla legittimità dell’utilizzo (per produzione/sperimentazione) di cellule fetali umane ricavate da aborti volontari;

4) la necessità d’un giudizio bioetico e giuridico sulla legittimità della somministrazione di una terapia sperimentale al di fuori d’un protocollo di sperimentazione applicato esclusivamente a volontari consapevoli;

5)  la necessità d’un giudizio etico sulla assunzione di una terapia sperimentale di cui si ignorano gli effetti;

6) la necessità d’un giudizio etico sulla legittimità della somministrazione di una terapia la cui produzione ha comportato l’utilizzo di cellule fetali ricavate da aborti volontari;

7) la necessità d’un giudizio etico sulla liceità morale dell’assunzione di una terapia la cui produzione ha comportato l’utilizzo di cellule fetali ricavate da aborti volontari.

Il dibattito, in casa cattolica, si è concentrato quasi esclusivamente sul punto 7. Ritengo invece capitali i punti 1, 2 e 3. Una manipolazione del genoma umano (terapia genica), anche se non interviene direttamente a modificare il DNA ma si limita a modificare il funzionamento naturale delle cellule tramite RNA lasciando il DNA invariato, dal punto di vista bioetico presenta criticità tali che difficilmente potrebbe essere considerata legittima (sia in prospettiva cattolica, sia in un orizzonte di legge morale naturale) qualunque ne sia la finalità. Vi sono poi tutte le questioni dei rischi sul piano biologico, ma non è il mio campo. Basterebbe questo, a mio avviso, per rifiutare tutti i cosiddetti vaccini anti – Covid oggi disponibili in Occidente.

Vi è poi la questione della natura sperimentale di tali terapie. È lecito diffondere massivamente un farmaco in fase sperimentale? È cioè lecita una sperimentazione di massa? Da un punto di vista etico (e anche giuridico, in base al diritto nazionale e internazionale) è illecito applicare una terapia di cui si ignorano gli effetti perché ancora in fase sperimentale. E questo è il secondo buon argomento per considerare inaccettabile (moralmente e giuridicamente) la cosiddetta campagna vaccinale anti-covid.

Infine, il punto 3: gli stessi pessimi documenti della Congregazione per la dottrina della fede lasciano intendere l’illiceità morale dell’utilizzo delle cellule fetali salvo poi sostenere, con non pochi gesuitismi, la liceità morale dell’assunzione del vaccino. Bisognerebbe esaminare nel dettaglio i diversi documenti della Cdf, prodotti nel tempo, e quelli della Pontificia accademia della vita. Vi sono state significative variazioni in peggio. Ma ponendo l’attenzione al punto 3 e non al punto 7, ovvero ponendo la questione della produzione e non dell’assunzione, ecco che il giudizio non può che essere la illiceità dell’uso di cellule embrionali o fetali umane ricavate uccidendo un essere umano in età prenatale. Quindi ogni cristiano e ogni persona di buona volontà (così come ogni ordinamento giuridico informato a giustizia) dovrebbe affermare l’assoluta illiceità dell’utilizzo di cellule umane ottenute dalla soppressione di una persona in età prenatale.

I giudizi relativi ai punti 4, 5, 6 e 7 sono, secondo me, una conseguenza dei punti 1, 2 e 3. A mio avviso:

4) compie un illecito morale (e giuridico) chi (medico, infermiere, ecc.) somministra una terapia di cui ignora gli effetti perché ancora in fase sperimentale;

5) pecca contro le virtù di prudenza e di giustizia chi accetta di assumere una terapia di cui si ignorano gli effetti perché ancora in fase sperimentale;

Trattandosi di terapia genica, l’illecito morale di chi somministra e di chi assume è, a mio avviso, ancor più grave perché non si tratta solo di ignorare gli effetti e dunque di sottoporsi o sottoporre il prossimo a rischi non calcolati e potenzialmente sproporzionati moralmente inaccettabili, ma anche di sottoporre/sottoporsi a una pratica (intervento genico) di quasi certa illiceità/illegittimità morale.

Sui punti 6 e 7 mi limito solo a dire che, anche non fosse peccato mortale somministrare e/o assumere volontariamente una terapia la cui produzione ha richiesto l’uso di cellule umane ricavate dall’uccisione di persone in età prenatale, sarebbe dovere di ogni cristiano e di ogni persona di buona volontà dichiarare il proprio giudizio netto e forte di illiceità circa il punto 3 e dare testimonianza rifiutando il prodotto ottenuto dall’immonda strumentalizzazione della vita umana innocente. Ritengo che non si possa essere pro-life solo a parole.

Vi sarebbero poi da dire molte cose sul Covid (la realtà del virus e della patologia da esso generata in opposizione alla sua rappresentazione mediatica), sull’azione dei governi, sulla dittatura sanitaria in atto e sull’esclusione criminale delle cure (tachipirina e vigile attesa) con tutte le energie concentrate sul “vaccino”, così come sul carattere religioso che ha assunto il vaccino (anche grazie a Bergoglio e alla Cei). Tutti motivi in più per sviluppare ragionevoli sospetti e rifiutarlo.

Bergoglio, la Cdf e la Cei hanno de facto annullato la battaglia pro-life con una sola decisione: benedire il “vaccino” prodotto utilizzando le cellule fetali. Tutti i gesuitismi casuistici e i cavilli utilizzati non salvano e non salveranno dalla obbiezione che da oggi in poi ogni abortista potrà loro fare: se il vaccino è la salvezza e il vaccino lo abbiamo grazie al lavoro svolto sulle cellule fetali ottenute da aborti, significa che l’aborto di quei feti ci/vi ha salvati! Il mondo pro-life che accetta il “vaccino” Covid” è quindi semplicemente suicida, si condanna a non poter più essere veramente pro-life. E purtroppo il papa, la Cdf e la Cei sono tra questi suicidi!

Lettera firmata

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