A che punto è il piano per emarginare la Messa antica

di Maria Guarini

“La resistenza e anche la lotta nascosta e aperta contro la Messa tradizionale di tanti che oggi occupano posizioni di potere nella Chiesa è espressione di un’ideologia, perché vogliono una fede diversa e quindi una liturgia diversa”

Vescovo Athanasius Schneider su Twitter

Vedi i precedenti sul Rito antico a rischio qui – qui – qui – qui.

Leggo su The Remnant la conferma che in Vaticano, almeno due cardinali di Curia – Pietro Parolin, segretario di Stato, e Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi – appoggiano il documento in fieri per limitare la lettera apostolica di Papa Benedetto XVI Summorum Pontificum [ne abbiamo parlato qui].

Il documento si troverebbe in terza bozza presso la Congregazione per la dottrina della fede  e resta fermo il timore che costituisca una minaccia per la diffusione del Rito antico. Contestualmente è in predicato anche l’amministrazione degli altri sacramenti nel rito antico, cioè matrimonio, battesimo, cresima, ecc. che, a dire delle fonti di Remnant, dovrebbe essere mantenuta solo per coloro che hanno già il permesso di celebrare la Messa tradizionale.

Corre voce che Bergoglio faccia pressioni per la pubblicazione del documento, a suo tempo accompagnato da una sua lettera introduttiva molto dura e aspra nei confronti della messa tridentina.

Dalle fonti di Remnant si apprende che la prima bozza del documento poneva rigide limitazioni all’età dei celebranti similmente all’indulto di Paolo VI, che consentiva ai sacerdoti anziani di continuare a celebrare la Messa tridentina dopo la promulgazione del Novus Ordo Missae. Ma il cardinale gesuita Luis Ladaria, prefetto della CDF, si è opposto fermamente sia alla lettera che alla prima bozza che da allora è stata rivista.

Nella bozza attuale, le comunità e i sacerdoti diocesani che già celebrano la Messa nel Rito antico possono continuare a farlo, ma il clero diocesano che desidera iniziare a celebrarlo dovrebbe chiedere l’autorizzazione. È ancora in discussione se l’autorizzazione debba essere affidata ai vescovi locali o alla Santa Sede.

Ma la Messa antica non è né una concessione più o meno benevola e neppure una conquista; ma un tesoro inalienabile da custodire e da difendere.

I risultati del questionario

Le preoccupazioni per possibili restrizioni  alle celebrazioni del Rito romano antico erano emerse dopo l’invio, da parte della CDF ai presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo, di una lettera  con allegato un questionario in nove punti sul Summorum Pontificum [vedi] che, secondo il cardinale Ladaria, era richiesto dal Papa per essere “informato sull’attuale applicazione” del Summorum.

Tra tutte le domande poste la più insidiosa, seppur espressa in modo apparentemente neutro, era l’ottava (Vedi link supra): “Il motu proprio Summorum Pontificum ha influenzato la vita dei seminari (il seminario della diocesi) e di altri istituti di formazione?”. Una domanda insidiosa perché il fine è quello di isolare le comunità tradizionali e questo non si può fare efficacemente se in seminario ci sono seminaristi che hanno almeno curiosità, quando non interesse, del rito antico. Curiosità nefasta, se paragonata a quanto i vescovi sono ben disposti a coprire e lasciar correre… Tutto è permesso (se non promosso) ma la prassi antica no! È la grande contraddizione odierna: da un lato si promuove l’oscena interscambiabilità tra fedi e religioni diverse; dall’altro non si tollera la presenza di due riti perché presupporrebbero due visioni teologiche ed ecclesiologiche diverse. Non è servito neppure tirar fuori le “due forme” delle stesso rito…

Più fonti confermano che ha risposto al questionario il trenta per cento dei vescovi, più della metà dei quali in termini favorevoli o neutrali, nonostante le domande fossero particolarmente tendenziose contro il Summorum Pontificum, o formulate in modo non sempre chiaro e specifico. In effetti dall’esito del questionario è emerso il radicamento della Messa tradizionale e la circostanza che anche in luoghi inaspettati, essa è abbracciata e amata dai giovani e dalle famiglie e sta dando frutti di parrocchie fiorenti, vocazioni sacerdotali e religiose, mentre favorisce la preghiera e la devozione dei fedeli.

Le tappe precedenti. Esempi in Francia

Non dimentichiamo l’excursus delle varie tappe con cui il legislatore romano era giunto ad interpretare la promulgazione del messale del 1969 come non obbligatoria : nel 1984 con Quattuor abhinc annos, nel 1988 con Ecclesia Dei, nel 2007 con Summorum Pontificum.

L’ultima Lettera di Paix Liturgique [qui], più ampiamente citata di seguito, ricorda che soprattutto in Francia le sanzioni comminate da alcuni vescovi non facevano altro che promuovere la diffusione delle celebrazioni mentre la sospensione a divinis di mons. Lefebvre nel 1976 diede alla sua iniziativa una vasta popolarità. L’evento fu seguito dalla pacifica occupazione della chiesa di san Nicola di Chardonnet, a Parigi, ad opera di mons. Ducaud-Bourget e dei suoi fedeli, che vi fecero ingresso una domenica e che vi sono tuttora. Allo stesso modo, 10 anni più tardi, nel 1986, nei pressi di Versailles, i parrocchiani della messa tradizionale di San Luigi di Port-Marly, cacciati dalla loro chiesa, le cui porte erano state murate per questo, le hanno sfondate, molto semplicemente, per ritornare in quei locali. Non se ne sono più andati.

Le avvisaglie attuali

Tornando a Roma, sempre secondo le fonti di Remnant, le incombenti misure restrittive saranno attendibilmente attuate dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti – già deprivata del Card, Sarah – nella persona del nuovo sottosegretario mons. Aurelio García Marcías, che Bergoglio avrebbe elevato all’episcopato proprio per portare a compimento questi piani, conferendogli le responsabilità precedentemente svolte dall’Ecclesia Dei [inglobata nella CDF vedi] nella persona dell’ex presidente, l’arcivescovo Guido Pozzo. Professore del Pontificio istituto liturgico del pontificio ateneo Sant’Anselmo mons. García è noto per non condividere le opinioni di Benedetto XVI sulla sacra liturgia ed è descritto come “il personaggio più antitridentino mai conosciuto”.

Di fatto, dopo l’uscita di scena del card. Sarah, il papa ha nominato al vertice della Congregazione per il culto divino l’ex segretario Roche. Difficilmente si troverà in lui uno strenuo difensore della liturgia antica e del diritto dei fedeli e dei sacerdoti di potersi avvalere del Messale mai abrogato. Roche ha sostenuto il diritto dei vescovi di fare a pezzi tutti i pronunciamenti autorevoli della Chiesa sulla questione della comunione in mano. Ammiratore di Piero Marini, è stato infatti la spina nel fianco di Sarah e rappresentava l’opposizione interna all’allora Prefetto.

Effetti sulle comunità tradizionali

Ancora secondo le fonti di Remnant, la prima bozza del documento inizialmente prevedeva la collocazione delle società sacerdotali (ad es. Fraternità di San Pietro, Istituto di Cristo Re e Istituto del Buon Pastore) e altre comunità tradizionali sotto la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica.

La terza bozza in itinere sposta l’ufficio del ricorso per le questioni attinenti alla Messa tradizionale e la vigilanza sulle società sacerdotali e comunità religiose che utilizzano il Messale antecedente al 1970, dalla quarta sezione della Congregazione per la Dottrina della Fede (già pontificia commissione Ecclesia Dei) alla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

Tale spostamento sarebbe potenzialmente più problematico per queste comunità, alla luce alle modalità con cui la Congregazione per i religiosi ha gestito gli ordini contemplativi nel recente passato, vale a dire, attraverso l’Istruzione Cor Orans del 2018 (1), che richiede ai monasteri femminili autonomi di appartenere a una federazione più ampia, e chiede alle novizie e alle monache contemplative professe di lasciare la loro clausura per la formazione iniziale e permanente, cosa estranea alla vita contemplativa di clausura.
Non è ancora chiaro se la quarta sezione della Congregazione per la Dottrina della Fede continuerà a occuparsi delle questioni dottrinali e dei rapporti con la Fraternità San Pio X.

L’irreprimibile resistenza

Ben venga dunque l’irreprimibile resistenza evocata dall’ultima lettera, del 31 maggio, di Paix Liturgique dal titolo: La galassia del Summorum Pontificum si prepara a resistere! [qui]. La galassia Summorum evidentemente si riferisce ai gruppi sorti dopo il 2007 per effetto del motu proprio di Benedetto XVI ora a rischio; ma viene da sé che la resistenza riguarda tutti i fedeli al Rito romano antico. In ogni caso, anche con i suoi limiti, il motu proprio, così com’è, è una spina nel fianco per i neomodernisti al comando e riesce comunque a far rinascere e mantenere l’interesse per una liturgia che essi si illudevano si sarebbe spenta da sola.

Nel descrivere le disposizioni del motu proprio Summorum Pontificum come disposizioni di pace. che “cercavano di pacificare liturgicamente una Chiesa che sprofondava sempre più nella crisi”, gli autori sottolineano il paradosso che fin dall’inizio il movimento tradizionale si è fondato sull’azione dei laici (che sostengono ed anche «generano» sacerdoti, tramite gli istituti specializzati), rifiutando le consegne del Vaticano II, benché siano tali da «promuovere il laicato». E aggiungono che, dopo il Vaticano II, cessando la Chiesa romana d’esser tridentina, del tridentinismo – benché per essenza gerarchico – si è ormai fatto carico il popolo di base.

E dunque teologicamente e non più sociologicamente si tratta di una manifestazione sorprendente e provvidenziale del sensus fidelium, l’istinto della fede da parte dei fedeli, istinto che difende con le unghie e con i denti l’esprimersi attraverso la lex orandi della dottrina del sacrificio eucaristico, della presenza reale, del sacerdozio gerarchico e, più complessivamente, della trascendenza del mistero del «Fate questo in memoria di me!».

Di fronte al pericolo che si profila oggi, si può allora cercare di valutare le forze in gioco, attraverso la situazione francese, che non è certo quella della Chiesa universale, ma che offre sempre in questo contesto ottime indicazioni.

E se Bergoglio decidesse di vanificare il Summorum Pontificum col nuovo documento, Paix Liturgique afferma che la “resistenza «sul campo», di per sé irreprimibile, non escluderà peraltro dimostrazioni ed azioni efficaci, già seriamente valutate in varie parti del mondo”.

Maria Guarini, 3 giugno 2021

Solennità del Corpus Domini

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  1. Cor orans è una sorta di manuale di applicazione di Vultum Dei quaerere [qui – vedi i prodromi qui], la costituzione apostolica sulla vita contemplativa femminile del 29 giugno 2016, che contiene disposizioni spesso vaghe o astratte, miranti a risolvere problemi per lo più non reali, ma sollevati per ragioni di sapore ideologico, derivate da ideali irrealistici ed eventualmente idonee a far da copertura a intenti surrettizi. Inoltre le citazioni inserite nel testo (Scrittura, Padri, Magistero) sono spesso forzatamente piegate a conferma del discorso, di tono tipicamente modernista: siccome la vita claustrale è una sfida per il nostro tempo, bisogna cambiarla. Si fatica a comprendere la logica di tale tacito assunto, a meno che non si voglia snaturare la vocazione che fin dalle origini costituisce il più efficace antidoto contro la corruzione e l’intiepidimento del popolo cristiano. Il sospetto è confermato dall’insistenza del decreto sulla necessità di formazione permanente, collaborazione tra monasteri, appartenenza a federazioni: è difficile non pensare ad una volontà di ingerenza nella vita monastica e a un metodo di indottrinamento, visti i bei risultati prodotti sui religiosi in genere dallo studio della cattiva teologia e dall’influenza degli organismi associativi. Si veda in proposito il libro Claustrofobia. La vita  contemplativa e le sue distruzioni.

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