O prigioniero o morto. Le frustranti dimissioni del cardinale Marx

Cari amici di Duc in altum, le dimissioni del cardinale Reinhard  Marx da arcivescovo di Monaco e Frisinga e la lettera con cui Francesco le ha respinte continuano a suscitare domande e commenti. Tra questi ultimi, eccone uno che arriva dall’Argentina, da parte di un autore che non può firmarsi ma che conosce assai bene Bergoglio e il suo modus operandi, caratterizzato da logiche tipiche del peronismo.
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di Ludovicus

Si racconta che quando l’esattore di tangenti del presidente Néstor Kirchner, anticipando future complicazioni, presentò le sue dimissioni alla vedova Kirchner, ricevette in risposta il seguente ammonimento: “A me non si danno le dimissioni, da qui esci prigioniero o morto”. Molto tempo prima, quando un travagliato ministro di Perón fece lo stesso in relazione all’incendio delle chiese, il generale ordinò di dirgli, tramite il suo assistente: “Al generale si presentano le dimissioni solo quando lui le chiede”. I Cesari ordinavano il suicidio a coloro che erano caduti in disgrazia, i peronisti proibiscono di dimettersi e li costringono a suicidarsi lentamente. La perversità del potere ha molteplici forme.

Respingendo le dimissioni del cardinale Marx Bergoglio, ancora una volta, ha seguito la tradizione peronista. La mossa è in realtà un contro-gioco machiavellico, molto più machiavellico di quello dell’innocente tedesco. In effetti Marx, con le sue dimissioni, cercava candidamente due cose: sottrarsi al ruolo di coordinatore del sinodo che la sua posizione gli imponeva ed essere libero, come un comune fedele, di operare in favore della ribellione sinodale. Libero anche come cardinale (incarico al quale non ha rinunciato) di pianificare la sua strategia di potere a Roma: un principe del popolo a pieno titolo, che interpreta questa grande lotta di potere in corso tra la Germania e Roma, tra la mafia teutonica e il porteño e i suoi seguaci.

Con questo semplice colpo di respingere le dimissioni, Bergoglio disarma Marx, gli toglie la sua arma principale (non potrà più minacciare le dimissioni) e lo costringe a schierarsi con Roma davanti al sinodo. Marx è stato neutralizzato, indebolito, svuotato. Con quale credibilità può rappresentare i rivoluzionari, proprio lui, che il papa stesso ha confermato nel suo incarico? Con un solo colpo, Bergoglio ha ucciso Marx e al suo posto ha lasciato uno zombie. E non posso immaginare il tedesco insistere con le sue dimissioni: non c’è margine di manovra, anche se sarebbe interessante vedere come gli risponderebbe o come andrebbe a finire. Prigioniero o morto. Perché, fra l’altro, sono ancora valide e in corso le denunce alla base della presunta ragione delle sue dimissioni.

Non sia foriero di inganno il tono apparentemente mellifluo e cordiale della lettera. Tale è l’umiltà e la mansuetudine ostentata che il suo autore si paragona a Gesù Cristo, nello stesso momento in cui assesta la stoccata finale alla missione suicida del povero Marx: «E questa è la mia risposta, caro fratello. Continua quanto ti proponi, ma come arcivescovo di Monaco e Frisinga. E se ti viene la tentazione di pensare che, nel confermare la tua missione e nel non accettare la tua rinuncia, questo Vescovo di Roma (fratello tuo che ti vuole bene) non ti capisce, pensa a quello che sentì Pietro davanti al Signore quando, a modo suo, gli presentò la rinuncia: “Allontanati da me che sono un peccatore”, e ascolta la risposta: “Pasci le mie pecorelle”».

Bisogna riconoscere che Bergoglio, privo di pensiero com’è, in compenso è un professionista, anzi un maestro di queste “piccole astuzie”, come diceva Kafka, molto ben meditate e preparate. Come un ragno attento, intrecceràtutti i possibili intrighi per confondere i figli di Arminio ed evitare che il suo potere venga messo in discussione. Possiamo anticipare una lotta davvero spettacolare, carica di ostacoli, gimcane e foul play e, se la biologia sarà dalla sua parte, una vittoria di Francesco sull’ingenuo episcopato progressista tedesco, il quale finirà per defluire in un delta di luoghi comuni e banalità che inabisseranno le questioni che non potranno imporre, regolati da Marx e da altri zombie. Nessuno batterà Bergoglio su questo terreno politicante, e lo scisma è figlio della malizia, non dell’eterodossia. Per il compare di Flores [il quartiere di nascita di Bergoglio, ndt], emulo di Juan Perón e Néstor Kirchner, Marx e gli altri non sono veri rivali.

Fonte: caminante-wanderer.blogspot.com

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