Storia di Athena. Una vita brevissima, un amore infinito

di Samantha Kamman 

Come dimostra la storia di Athena Edith Wyatt, la durata della vita delle persone è irrilevante, perché la loro condizione di esseri umani è intrinsecamente preziosa. Non importa se si è destinati a vivere per molti anni o poche ore, tutti meritano la dignità di vivere la vita a cui erano destinati prima della morte naturale.

Secondo CheshireLive, sebbene la piccola Athena non sia rimasta a lungo in questo mondo, i primi e gli ultimi momenti che ha avuto con i suoi genitori, Dawn e Steven Wyatt, sono stati pieni di gioia e amore inimmaginabili.

I genitori, prevenienti da Macclesfield, in Inghilterra, hanno dichiarato in un’intervista di aver appreso per la prima volta di un’anomalia nello sviluppo di Athena durante un’ecografia alla dodicesima settimana. Il personale medico ha quindi indirizzato i genitori presso un’unità di medicina fetale, dove un test ha rivelato che Athena sarebbe probabilmente nata con la sindrome di Patau, Edwards o Down.

Una diagnosi successiva ha rivelato che la bambina aveva effettivamente la sindrome di Edwards, nota anche come Trisomia 18. I bambini con questa condizione hanno tre copie del cromosoma 18 anziché due, il che può portare a una lenta crescita intrauterina e a una nascita sottopeso. Gli individui affetti possono anche affrontare gravi condizioni mediche potenzialmente letali e molti bambini con Trisomia 18 muoiono prima della nascita o entro i primi mesi dopo il parto.

Athena aveva anche l’atresia esofagea, una circostanza che si verifica solo nel 5% dei casi di Trisomia 18 in cui gola e stomaco del bambino non sono collegati. Nel frattempo, emersero ulteriori condizioni fatali nella gravidanza di Dawn e i medici la informarono che Athena avrebbe dovuto nascere con taglio cesareo alla trentacinquesima settimana di gestazione.

Tragicamente, Athena è nata con lo stomaco dentro alla cassa toracica e senza il polmone sinistro. Mentre era in terapia intensiva, è andata in arresto cardiaco e un medico l’ha rianimata affermando che “aveva bisogno di trascorrere del tempo con i suoi genitori”.

“Ci siamo precipitati e da quel momento in avanti la cosa incredibile, se si considera che i neonati dormono e si svegliano in continuazione, è che Ahena è rimasta per cinque ore e mezza sdraiata lì, vigile e senza chiudere gli occhi a parte il normale battito delle palpebre”, ha raccontato Dwan.

“L’unica volta che ha chiuso gli occhi è stato quando è morta: è rimasta sveglia per tutte quelle ore. Era come se sapesse che doveva vedere la sua mamma e il suo papà. Le abbiamo cantato canzoni e filastrocche e letto libri. L’ho accarezzata su tutto il corpo in modo che sapesse cosa si prova”, ha aggiunto sua madre.

Fu allora che, tra le braccia delle persone che l’amavano di più a questo mondo, il cuore di Atena smise di battere e la bimba morì “pacificamente”.

Dawn ha poi spiegato che lei e suo marito hanno deciso di chiamare la loro figlia Athena perché, come la dea della mitologia greca, “è stata una guerriera e ha combattuto davvero duramente”, ispirando “coraggio” a tutti: medici, infermieri e persone che nel mondo hanno seguito la sua storia.

Sebbene la vita di Athena fuori dal grembo materno sia stata così breve, è stata una vita accolta con l’amore dei suoi genitori, che hanno cari ricordi della sua esistenza.

Fonte: liveaction.org

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