L’odio parallelo, la morte e la speranza

di Massimo Viglione

La sentenza di Draghi merita qualche riflessione ulteriore.

Affermando che “l’invito a non vaccinarsi è invito a morire”, il presidente del Consiglio, che aspira al Quirinale, ha commesso vari errori di varia natura.

Anzitutto, primo errore esiziale: si è dimenticato di dire che per ora l’unica certezza è che è proprio l’invito – o magari l’obbligo imposto – a vaccinarsi è un invito a morire!

Infatti, molti che si vaccinano muoiono. E questo è il solo punto certo della questione, ma non è detto sia l’unico: per avere cognizione piena delle conseguenze della vaccinazione dovremo attendere i prossimi mesi o anni.

Secondo errore: esistono, al di là di ogni dubbio, cure mediche al virus che rendono inutile tanto il ricovero in ospedale (eccetto casi gravissimi) quanto ancor più il vaccino. Pertanto, la sua affermazione è gravemente e nuovamente falsa e letale.

Terzo errore: la sua affermazione e la politica del suo governo stanno, con l’ausilio quotidiano e progressivamente devastante dei media di regime, creando un vero e proprio clima di odio tra la popolazione, ovvero di guerra civile, di divisione odiosa, volutamente ricercata e fomentata, di cui dovrà rendere conto alla storia. Draghi si sente molto potente perché è un uomo della finanza sovranazionale sinarchica che governa oggi il mondo e regola i fatti e pure la pandemia: ma sta scherzando con il fuoco, e con lui tutti quelli che sostengono il suo governo.

Chi fomenta odio e guerra civile fa sempre una brutta fine, la storia su questo è maestra indiscussa.

E lui si sta muovendo sulla stessa scia operativa dei regimi totalitari rivoluzionari del secolo scorso o di fine Settecento in Francia.

E questo dovrebbe essere il “presidente di tutti gli italiani”? Al massimo, un presidente di guerra civile, per quanto sostenuto da tutti i partiti complici e quindi senza guerra effettiva, ma che comunque è presente come clima generale dei rapporti tra cittadini.

È una responsabilità enorme quella che egli si sta prendendo e che si prendono tutti coloro che lo sostengono. Se fanno questo d’estate senza alcuna reale ragione, cosa faranno il prossimo inverno?

Del resto, l’uomo aveva testualmente detto, il 21 maggio scorso al Global Health Summit: “Dobbiamo vaccinare il mondo e farlo rapidamente”.

Solo questa frase basterebbe a far crollare miseramente tutte le accuse e congetture contro i cosiddetti “complottisti” che denunciano la volontà dei poteri mondialisti e sinarchici di cambiare il corso della storia e perfino l’essere umano.

Lo ha detto Draghi, non uno di noi che farnetica su internet.

Come si può fare a non capire? È impossibile. E questo comporta responsabilità morale, dinanzi a Dio e agli uomini, di tutti coloro che si ostinano a negare l’evidenza dei fatti.

È evidente che l’artificiale scatenamento dell’odio sociale è funzionale a realizzare il programma di cui Draghi si è fatto portavoce, esattamente come la paura artificialmente creata tra la popolazione (vedi anabattismo, Rivoluzione francese e altri famosi esempi) e così la fame (Rivoluzione comunista russa) contribuirono alla scoppio e alla vittoria delle varie rivoluzioni.

Paura, fame, pestilenza: manca la morte, che è l’immancabile conseguenza, e i cavalieri dell’Apocalisse ci sono tutti.

A questo punto sorge spontanea una domanda: ma Draghi che cosa intendeva quando ha fatto riferimento alla morte?

Ovvero: era una avviso (se non vi vaccinate rischiate di morire), oppure una minaccia (chi non si vaccina muore, a prescindere…).

Stiamo esagerando?

Certamente, ovvio. Esattamente come avrebbero risposto i “moderati” nel 1789 se qualcuno li avesse avvertiti che tre anni dopo sarebbero arrivati la ghigliottina, il Terrore, la dittatura, la guerra civile, la Vandea e 500 mila morti, dal Re in giù.

Esattamente come avrebbero risposto nel 1916 a San Pietroburgo se qualcuno li avesse avvertiti di un certo Lenin o di un certo Stalin e di quello che sarebbe accaduto in Russia.

Esattamente come avrebbero risposto in Germania nel 1933.

O magari in Cambogia negli anni Sessanta.

La riprova di quanto diciamo è nei fatti quotidiani, nel Green Pass come in tutto quello che viene detto – e non detto – nei media, nelle frasi di giornalisti senza scrupoli, tutti vocette di Sauron, che invitano all’odio, perfino a sputare nei piatti dei “no-vax” (Parenzo) o chiamandoli sorci (Burioni: esattamente come Hitler definiva pubblicamente gli ebrei) o dicendo di augurarsi di vederli morire come mosche (Scanzi).

Sono i giorni dell’odio. Del disprezzo. Della gogna.

Impossibile non vedere un parallelo con il disprezzo nei toni utilizzati da Bergoglio nel suo ultimo patetico motu proprio, sprizzante – come abbiamo già detto – odio da tutte le parti, al punto da far venire alla mente l’immagine di un vecchio stizzoso che maledice la vita e gli altri perché conscio sia della sua sconfitta sia che il tempo che gli rimane è ormai agli sgoccioli.

C’è un parallelo, ed è il legame profondo dei due eventi (Green Pass di Draghi e motu proprio di Bergoglio): il legame dell’odio.

La volontà di morte per gli altri, ovviamente su piani differenti, ma non per questo non paralleli. Per chi non obbedisce, per chi si oppone, per chi pensa, per chi rimane libero, per chi non si piega al Nuovo Ordine Mondiale e alla sua religione monista.

Ma soprattutto il legame consiste nella volontà di far scomparire ogni forma di libertà personale, politica e di culto. In questo Bergoglio e Draghi sono pienamente uniti, come generali che obbediscono armonicamente agli ordini del proprio sovrano: nell’uccisione della libertà.

Faranno danni, forse morti (come auspicano Draghi e soci), ma per loro è iniziata la parabola che li porterà alla rovina, in questa vita o nell’altra. Infatti, la resistenza aumenta, a vari livelli e in vari casi.

Forse, l’odio quotidianamente crescente dei servi del mondo è l’ultima grazia che Dio ci dona per meritare la salvezza.

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