Morte di De Donno / Quando il medico della cura del plasma fu attaccato ed emarginato

Torniamo sulla morte del dottor Giuseppe De Donno, con una serie di reazioni e un articolo del maggio del 2020.
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Giuseppe De Donno, suicida il medico della cura del plasma contro il Covid. “È stato emarginato”

Il medico della cura del plasma contro il Covid, Giuseppe De Donno, si sarebbe tolto la vita. L’ex primario di Pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova (54 anni) sostenitore appunto della plasmaterapia contro il Covid, stando a quanto riporta la Gazzetta di Mantova, è stato trovato morto nel pomeriggio di martedì 27 luglio nella sua casa di Curtatone, nel Mantovano. Dal 5 luglio scorso De Donno aveva iniziato la nuova attività di medico di base a Porto Mantovano. Restano da chiarire le dinamiche della vicenda, sulla quale indagano i carabinieri.

Gli uomini del colonnello Antonello Minutoli, comandante provinciale dei carabinieri di Mantova, coordinati dalla Procura di Mantova stanno indagando per escludere eventuali responsabilità di terzi. L’ex primario, tra i simboli della lotta al Covid, soprattutto tramite l’utilizzo del plasma iperimmune, lascia una moglie, Laura, e due figli, Edoardo e Martina.

Diversi i messaggi di cordoglio arrivati alla famiglia dell’ex primario, tra cui quello delleader della Lega, Matteo Salvini, il senatore leghista Simone Pillon e Red Ronnie, che lo ricorda su Facebook: “Ricordo l’intervista che gli ho fatto quando è diventato un eroe salvando cinquantotto malati terminali di Covid su cinquantotto utilizzando il plasma dei donatori”, ha detto. “Lo hanno attaccato e fatto fuggire dai radar. Il dottor Giuseppe De Donno, dopo aver salvato tante vite, è stato emarginato ed era tornato a fare il medico di base, oggi ha preso una corda e ha deciso di abbandonare questo pianeta, lui che ha salvato tante vite”.

Fonte: corrieredellumbria

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Un articolo del 5 maggio 2020

De Donno: “La cura con il plasma iperimmune funziona. Ma è gratis e a Burioni non piace”

di Davide Di Stefano

Mantova – Nonostante i risultati incoraggianti la cura con il plasma iperimmune, sperimentata da Giuseppe De Donno, pneumologo dell’ospedale Carlo Poma di Mantova, non sembra godere di grande favore, anzi. Tra l’indifferenza dell’Istituto superiore di sanità, l’avversione di Roberto Burioni e l’intervento dei Nas, sembra quasi che De Donno stia facendo qualcosa di “sbagliato”. Eppure, ad oggi si contano 48 pazienti guariti grazie alla terapia e zero decessi; tutti affetti da Covid-19 con gravi problemi respiratori, tra cui una donna incinta.

Intervistato da Morello Pecchioli sulla Verità, De Donno ha raccontato dei risultati ottenuti nell’ospedale mantovano dove opera (precisando che il protocollo è stato messo a punto con il policlinico San Matteo di Pavia), rispondendo anche alle polemiche di questi ultimi giorni: “Pur di salvare vite usiamo tutti i farmaci che danno speranza. Non trascuriamo niente, ma altrettanto dovrebbero fare i colleghi impegnati nella lotta. E usare il plasma iperimmune, cura che abbiamo testato su malati di Covid-19 e sono guariti”. In tutti 48 persone, “ma ora la sperimentazione è chiusa”, spiega De Donno. “Stiamo aspettando i dati della letteratura. Non ci fermiamo, però. Stiamo arruolando altre persone. Personalmente continuo l’impegno nella ricerca”.

L’Iss lo snobba. E Roma gli manda i Nas in ospedale

Risultati importanti e confortanti, a questo punto viene da chiedersi se l’Iss lo abbia contattato per avere informazioni. “No. In compenso sono arrivati i Nas in ospedale”, taglia corto il direttore del reparto di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma. Cosa stavano cercando i carabinieri? “Non lo so e non cerco polemiche, ma le cose non avvengono a caso”, puntualizza De Donno. “I Nas fanno il loro dovere. La mia direzione mi ha detto di stare tranquillo. Vedremo quello che succede. Qualcuno, alla fine, dovrà spiegare ai familiari degli ammalati e al Paese cosa sta succedendo. Proibire l’uso del plasma è gravissimo. La comunità scientifica dovrà rispondere ai cittadini di questo”.

Una cura a costo zero. A chi è che non piace?

La motivazione di tanta ostilità va forse ricercata nelle modalità della terapia strutturata da De Donno e dai suoi colleghi. “Democratica” e gratuita come spiega alla Verità: “Il plasma che ricaviamo dal sangue degli ammalati guariti è particolarmente ricco di anticorpi. Trasfuso nei pazienti ammalati, gli anticorpi attaccano il virus e lo debellano. Non abbiamo sospeso i farmaci anti retrovirali. Pur di salvare vite umane facciamo tutto quello che c’è da fare. Tutti dovrebbero tener conto che abbiamo a che fare con la vita della gente. Il plasma è democratico, è donato volontariamente dal popolo e va dato gratuitamente al popolo”. Tra gli oppositori più violenti di De Donno guarda caso c’è Roberto Burioni, che non ha perso tempo per ironizzare sulla cura al plasma iperimmune parlando di una “nuova pozione miracolosa”. De Donno non ci gira troppo intorno: secondo lui l’ormai celebre virologo televisivo “si sta già arrovellando su come trasformare una donazione democratica e gratuita in un prodotto sintetizzato da una casa farmaceutica”.

“Burioni sbaglia e pensa di avere la verità in tasca”

Parole dure che insinuano più di un dubbio sulla libertà di pensiero di Burioni. “Sono veramente offeso”, si sfoga De Donno. “Non solo ha sbagliato a dire che il Covid-19 non sarebbe arrivato in Italia, ma ora insiste negli errori. Fino a un mese fa mi era anche simpatico, dico sul serio, ma ora si comporta come se avesse la verità in tasca e non ne imbrocca una. Si è accorto in ritardo del plasma iperimmune e sta insinuando cose gravissime. Dice che il plasma ha un limite e che sarebbe meglio un farmaco sintetizzato. Sta ipotizzando che può trasmettere malattie. Ma si rende conto di quel che afferma? I nostri test di sicurezza sul plasma sono molto scrupolosi. Li facciamo da sempre accurati e meticolosi, non solo da quando c’è la pandemia. Il nostro plasma è sicuro. Non ha mai dato, mai, conseguenze negative, mai una febbre. È un test sicuro, democratico. Abbiamo la fortuna di contare sui donatori Avis e sui pazienti che, guarendo, donano a loro volta con entusiasmo il plasma”.

La cura al plasma iperimmune non ha goduto di un grande risalto da parte dei media mainstream e in particolare della tv. Per De Donno che si autodefinisce “un piccolo pneumologo di periferia”, questo non è un problema. “Mi accontento di essere quello che sono e di far bene il mio lavoro salvando vite. Non cerco notorietà. Sono uno sperimentatore e uno scienziato libero. Non ho legami con case farmaceutiche, né con i poteri forti, perciò mi permetto il lusso di esprimermi in libertà. Non sono mai stato invitato nelle trasmissioni di Fabio Fazio o da Bruno Vespa. Non sono un medico da salotto. Che ci vada Burioni a discettare di plasma iperimmune. S’accomodi. Io e Franchini alzeremo le spalle. Per noi l’importante è salvare vite. Al professor Burioni abbiamo fornito argomenti nuovi sui quali discutere. Vivo in un ambiente che consideravo puro, ma non lo è”.

Fonte: ilprimatonazionale.it

 

 

 

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